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RAPPORTO ONU/ Sette miliardi di terrestri

Presentato al Palazzo di Vetro “Lo stato della popolazione mondiale 2011”: dopo il 2050 si fermerá l’aumento in Asia, l’Africa nel 2100 avrà triplicato gli abitanti


Il 31 ottobre, sulla Terra ci saranno 7 miliardi di esseri umani e con loro altrettanti miliardi di problemi e opportunitá. Si potrebbe sintetizzare cosí il rapporto intitolato ’Lo stato della popolazione mondiale 2011’ presentato al Palazzo di Vetro mercoledí dall’UNFPA, la fondazione dell’ONU che monitorizza e analizza i cambiamenti demografici. C’é chi dice che sará una bambina nata in India, chi un bimbo in Africa ma scoprire dove nascerá ’baby seven billion’ ha solo un risvolto simbolico. Ció che conta sottolineare, per i funzionari dell’ONU, é che saranno le azioni che la comunitá internazionale deciderá di intraprendere oggi a determinare se il futuro di tutti gli abitanti della terra sará prospero e sostenibile o marchiato da ineguaglianze e inarrestabile declino ambientale ed economico. Quindi a quota 7 miliardi si puó festeggiare come prepararsi per la catastrofe. Saranno quindi gli attuali governi delle nazioni create dagli uomini in grado di decidere per tempo quale corso far prendere al pianeta?
Secondo l’Executive Director dell’UNFPA Babatunde Osotimehin, il mondo dovrá immediatamente investire di piú per la sanitá e per l’istruzione dei suoi giovani per poter beneficiare delle opportunitá dello sviluppo economico, oppure dovrá prepararsi all’impatto di centinaia di milioni di individui ai quali, nelle nazioni in via di sviluppo, continueranno a mancare le piú basilari necessitá per condurre una vita decente.
“Con la pianificazione e giusti investimenti adesso, dando l’opportunitá di fare quelle scelte che vanno a vantaggio del bene comune globale, il nostro mondo di 7 miliardi di individui potrá avere prosperose e sostenibili cittá, una forza lavoro produttiva capace di alimentare le varie economie, con una popolazione giovanile messa in grado di poter contribuire al benessere delle loro societá” ha scritto Osotimehin nel suo rapporto.
La popolazione mondiale continua ad aumentare cosí velocemente perché gli esseri umani vivono di piú e piú bambini sopravvivono alla nascita. Certamente una buona notizia, ma che puó implicare risvolti negativi sulla qualitá della vita di certe societá: infatti in alcune aumenta la disparitá nei diritti e nelle opportunitá concesse alle donne rispetto agli uomini, alle bambine rispetto ai bambini, e viene sottolineato il dato che 215 milioni di donne in etá riproduttiva non hanno alcun accesso alla pianificazione familiare volontaria, e milioni di adolescenti non hanno alcun accesso all’educazione sessuale per sapere come evitare di rimanere incinte o proteggersi da malattie infettive come l’HIV.
Pertanto il lavoro dell’ONU é ancora molto distante dal suo obiettivo principale, ha detto Osotimehin, che é quello di indirizzare uno sviluppo che promuova piú uguaglianza invece di rafforzare ineguaglianze. Bisogna cioé “buttare giú quelle barriere economiche, legali e sociali, per mettere donne e uomini, bambine e bambini, sullo stesso piano in tutte le sfere della vita”. Di questi 7 miliardi di abitanti della terra, 1,8 miliardisono giovani tra 10 e 24 anni.
“Sono i giovani a tenere inmano le chiavi del nostro futuro, con la loro creativitá e capacitá di innovazione. Per realizzarne la potenzialitá, bisogna investire di piú nella sanitá e nell’istruzione per i nostri giovani.
Perché questo avrebbe un enorme ritorno nella crescita economica e nello sviluppo per generazioni”
Un volto noto del giornalismo internazionale, Barbare Crossette, che ha partecipato alla realizzazione del rapporto viaggiando e intervistando soprattutte le donne in vari paesi, durante la presentazione ha sottolineato come la crifra di sette miliardi é irrilevante per molte persone, e che semmai per le donne in paesi in via di sviluppo il numero piú significativo é quello delle sette gravidanze.”Le donne vengone ancora deluse in molti modi dai governi del mondo” ha continuato Crosette, sottlinendo il fatto che molti più paesi non appoggiano la pianificazione familiare e altri tipi di aiuti.  Ma ecco alcuni importanti dati statistici forniti dal rapporto dell’UNFPA: l’aspettativa di vita media nel mondo agli inizi degli anni cinquanta era di 48 anni, nella prima  decade del XXI secolo é salita a 68 anni. La mortalitá infantile é passata da 133 su mille nascite degli anni cinquanta, a 46 su mille tra il  2005 e 2010. É previsto che nel 2050 la popolazione supererá i 9 miliardi e raggiungerá quota 10 miliardi alla fine del secolo. La popolazione che aumenterà maggiormente sará quella africana, che in meno di cento anni piú che triplicherá i suoi abitanti, passando dal miliardo di abitanti del 2011 a 3,6 miliardi nel 2100.
La popolazione dell’Asia, attualmente di 4,2 miliardi, arriverá ad essere cinque miliardi nel 2050 ma poi comincerá a scendere. La popolazione dell’Europa nel 2025 arriverá a 740 milioni e da quell’anno continuerá a declinare.
Nelle tabelle pubblicate nel rapporto dall’UNFPA, abbiamo visto che l’Italia conferma di essere uno dei paesi con il piú basso indice di crescita della popolazione nel mondo: per il periodo che va dal 2010 al 2015, é previsto che la popolazione italiana, che nel 2011 é di 60,8 milioni, crescerá dello 0,2 per cento.
A crescere meno dell’Italia sono Giappone, Montenegro, Macedonia e Estonia (con 0,1% di crescita della popolazione). Poi c’é Cuba che resterá ferma ad un incremento dello 0% della sua popolazione. Per poi arrivare a quei paesi che invece la diminuiranno: come la Russia e la Serbia con -0,1%, e ancora di piú l’Ugheria e la Romania che la diminuirano dello – 0,2%, e ancora di piú la Lettonia e la Lituania con – 0,4%, l’Ucraina a -0,5%. Il record assoluto di paese che abbasserá di piú la sua popolazione spetta alla Repubblica di Moldavia, con -0,7%. I paesi che cresceranno di  piú nel periodo 2010-2015? Burkina Faso, Zambia e Yemen (3%), e ancora di piú la  Tanzania con l’Afghanistan e l’Iraq (3,1%). Il record di paese che aumenterá di piú la sua popolazione ovviamente spetta ad un paese africano: il Niger, con un incremento del 3.5%.

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