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SETTIMANA DELLA MEMORIA/ Torah da NY a Campagna

Nelle foto, Gianni Pittella e Biagio Luongo all’inaugurazione della mostra di Campagna (Salerno)

Nelle foto, Gianni Pittella e Biagio Luongo all’inaugurazione della mostra di Campagna (Salerno)

In provincia di Salerno, al Museo della Pace, arriverà presto il prezioso dono della Sinagoga di Park Avenue

Presto David Lincoln, rabbino emerito della Sinagoga di Park Avenue a Manhattan invierà al Museo della Memoria e della Pace di Campagna, in provincia di Salerno, una preziosa copia della Torah. Lincoln, difatti, ha visitato la città negli anni passati e con essa ha stabilito un solido rapporto d’amicizia. Il libro sacro della legge ebraica sarà custodito nella sinagoga del Museo della Memoria e della Pace. La comunità ebraica americana e quella internazionale hanno intessuto con Campagna un dialogo fatto di stima e di affetto. Dall’Italia, da Israele, dagli Stati Uniti, tanti ex confinati sono tornati a rivedere i luoghi della loro prigionia, numerosi familiari hanno cercato in queste foto il volto dei loro cari.

Negli anni Quaranta la cittadina accolse diverse centinaia di ebrei. In quegli anni di odio e di paura, tra ebrei e campagnesi si creò una bellissima e profonda amicizia. E a questo inscindibile legame è dedicato un suggestivo museo.

Per la settimana della memoria il comune ha commissionato al liceo artistico di Eboli e all’Ipsiam di Campagna le opere della mostra “Il senso della storia. Arte contemporanea nei luoghi della memoria ebraica a Campagna”. Si tratta di sei lavori posti lungo le strade e nei monumenti della città; un museo diffuso, che rammemora la follia dell’Olocausto, ma al contempo racconta l’abbraccio tra due popoli.

Una bella sinergia voluta dal sindaco Biagio Luongo e dal preside del Liceo Artistico Statale “Carlo Levi” di Eboli e dell’Ipsiam di Campagna Giovanni Giordano. “L’arrivo” è un bassorilievo realizzato dal prof. Vincenzo Perinzano e dagli alunni della VD; “L’arca della pace dei popoli” a cura del prof. Pasquale Ciao con la IIID e la IIC; “L’armonia” del prof. Cleto Saponara con Annunziata Scaglione della IIIA e Francesca Scarpa della IID; “Solidarietà” dipinto dalla prof. Enza Maresca sca e dalla IIIC; “Grazie (Todah)”, un opera di arredo urbano progettata dalla prof. Gisella Landi e da Miriam Sorrentino della IVC; “Aggrappati alla speranza” realizzato dalla prof. Giuseppa Marzano e dalla VC; “Internato” del prof. Vito Tartaglia e della IVA; infine la Stella di David, progettata e intagliata dai proff. Bartolo Volanti, Carmine Scannapieco, Antonio Daidone e dalle classi IV e VA.

Il percorso artistico è stato inaugurato lunedì dal sindaco e da Gianni Pittella, vicepresidente vicario del parlamento europeo.

“La memoria è un obbligo – ha detto Biagio Luongo – Momenti come questo hanno oggi un significato straordinario anche alla luce dei fatti gravissimi d’Ungheria.

L’Europa rappresentata da Campagna non è stata questo. La nostra è stata la città della pace, della libertà, dei diritti umani. Esempio dei giusti, nel tempo del male”. Pittella – che nell’elezione di midterm della scorsa settimana è stato riconfermato vicario anche con la presidenza Shulz – ha sottolineato quanto significativo sia stato l’esempio di Campagna, incardinato alle assi ideologiche sulle quali sarebbe stata poi fondata la Ue: “L’Europa attraversa una crisi drammatica. I governi devono dare delle risposte. In gioco ci sono le nostre vite, ma anche la sopravvivenza di un edificio politico ed istituzionale che racchiude i valori che ci hanno portato qui. Europa significa libertà e pace, rispetto del pluralismo culturale, religioso, politico, sociale. La caduta dell’euro implicherebbe la fine di un alto disegno politico.

Tocca a tutti noi difendere questa grande conquista che si chiama Unione Europea”. Quella dell’internamento degli ebrei in questi luoghi è una storia struggente. Negli anni bui della Seconda Guerra mondiale il Ministero dell’Interno individuò in Campagna il luogo ideale per la deportazione: la città era custodita tra i Picentini e raggiungibile da una sola via d’accesso.

Dal 1940 al 1943, due ex monasteri, all’epoca impiegati come caserme dagli allievi ufficiali, divennero campi di concentramento: il convento degli Osservanti dell’Immacolata Concezione e quello domenicano di San Bartolomeo. La vicenda è legata alle figure chiave di Giovanni Palatucci, questore di Fiume e dello zio Giuseppe Maria Palatucci, vescovo di Campagna. Giovanni, originario di Montella, era responsabile dell’ufficio stranieri della questura di Fiume. Giovane e generoso, salvò centinaia di ebrei disubbidendo agli ordini dei fascisti.

Gran parte dei suoi protetti giunse a Campagna grazie alla collaborazione con lo zio vescovo e con la comunità. Palatucci fu poi deportato a Dachau, dove morì poco più che trentenne. Nel 2006 Campagna fu insignita della Medaglia d’Oro al Valor Civile per aver accolto diverse centinaia di persone salvandole da morte certa.

Pittori, musicisti, medici, gli ebrei che giunsero nella cittadina erano uomini colti e raffinati. Le fotografie restituiscono l’istantanea del profondo scambio che le due comunità intrecciarono. I campagnesi donarono amicizia incondizionata e complicità; i prigionieri offrirono la loro storia e le loro tradizioni. Tennero lezioni di lingue straniere e di cultura per i giovani. E poi concerti, spettacoli teatrali, mostre d’arte. Addirittura il gruppo pubblicò un giornale ad uso interno. Si racconta anche di qualche storia d’amore. Perché è l’amore quello che prevalse, in questo angolo della provincia di Salerno.

Oggi il complesso monumentale di San Bartolomeo è divenuto sede del Museo della Memoria. Documentari video, pannelli fotografici, allestimenti di ambienti quotidiani con oggetti d’epoca. Le ricostruzioni sono suggestive. La sinagoga, ad esempio, con i paramenti sacri: il Menorah, il candelabro a sette braccia simbolo del popolo d’Israele; le tavole del decalogo mosaico. È interessante ricordare che erano tre i rabbini internati a San Bartolomeo. Visitare l’Itinerario della Memoria e della Pace di Campagna non può lasciare indifferenti. Dinanzi, l’ossimoro dell’odio folle e dell’amore incondizionato.

Prevale la speranza, simbolicamente rappresentata nell’ultima tappa, la Sala dei nomi. Alle pareti i nomi degli ebrei internati; sullo sfondo, una piccola finestra. Da qui tanti, dopo l’Armistizio, fuggirono verso una nuova vita, verso la salvezza, verso la libertà. Con la benedizione di tutti i campagnesi.

 

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