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INTERVISTA/ Emma non molla. Mai!

La Sen. Emma Bonino con le ministre africane all'Onu [foto, Stefano Marrella]

La Sen. Emma Bonino con le ministre africane all'Onu [foto, Stefano Marrella]

Parla la vicepresidente del Senato Bonino, che col la Ong internazionale “Non c’è pace senza giustizia” si batte per far votare dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite entro il 2012 una risoluzione contro le Fgm

Oltre tre milioni di bambine, soprattutto in Africa ma non solo, ogni anno subiscono l’atroce tortura della mutilazione femminile  (Fgm), una violenza che colpisce la donna per tutta la vita. Al Palazzo di Vetro dell’ONU, si è prossimi a votare, entro la fine dell’anno, una risoluzione di condanna di questa crudele pratica che calpesta i diritti umani delle donne. Protagonista di questa campagna per far votare la risoluzione dall’Assembela Generale è l’Italia, il nostro paese è riuscito infatti a coinvolgere molti governi africani che adesso presentaranno di loro iniziativa questa risoluzione.

Protagonista di questa ennesima battaglia per i diritti umani della donna è la radicale Emma Bonino, attuale vicepresidente del Senato, già Commissario europeo ai Diritti Umani e fondatrice della Ong internazionale “No Peace Without Justice” da sempre in prima linea nella campagna contro le Fgm. L’abbiamo intervistata al Palazzo di Vetro durante i lavori della sessione dell’Onu dedicata alla condizione della donna.

Senatrice Bonino, allora anche sulle Fgm il traguardo di una risoluzione di condanna è ormai vicino?

“Come forse i lettori sanno è una battaglia che va avanti da dieci anni con gli ultimi due dedicati ad avere una risoluzione delle Nazioni Unite che metta al bando queste pratiche e chiarisca per tutti l’aspetto legale, cioè che le mutilazioni genitali femminili sono una violazione dei diritti umani di base e che come tali vanno messi fuorilegge. Abbiamo provato la prima volta nel 2010, c’è stato uno stop. Nel 2011 c’e’ stato detto dagli africani che questa era un affare africano e che quindi era preferibile una ‘African Ownership’ e allora abbiamo lavorato in Africa e abbiamo ottenuto la dichiarazione dei capi di stato e di governo nel summit di Malabo (Guinea). Dopodiché arriviamo qua pensando che ormai fosse tutto facile dato che, dal punto di vista politico, c’era anche questa dichiarazione, e invece ci siamo ritrovati nelle solite pastoie anche burocratiche.

E credo che invece questi ultimi due giorni, in particolare l’evento di lunedì sera con così tante ministre africane e poi il concerto di martedì che è stato un grande successo e gli incontri bilaterali che io continuo ad avere, siano stati una svolta. All’evento di lunedì ha preso la parola il coordinatore del gruppo africano, l’ambasciatore Bertin Babadoudou, che ha detto che insomma sì, abbiamo trascinato con i piedi, per ragioni di gelosie…”

Chi era geloso? Forse qualche paese…

“Lui non ha elaborato… però ha detto che ‘adesso è il momento e io vi garantisco che entro questa sessione avremo la risoluzione’. E questo è stato un grande successo politico ed evidentemente si tratterà di non mollare la presa. Però devo dire che proprio a partire dall’evento si sono fatti vivi una serie di paesi di cui i ministri non erano presenti. Così ho avuto poi una serie di incontri bilaterali, per esempio con la Nigeria che mi ha contattato”.

Un paese africano molto importante.

“E poi la Liberia, un altro paese importante. E anche un bilaterale con gli americani con cui sono in contatto da molto tempo su questa questione”.

Insomma come se tutti volessero partecipare solo dopo la sorpresa di vedere così tanti ministri e ministre all’evento al Church Center…

“Sì, perché infatti sono arrivati paesi che non ci aspettavamo proprio, come la Costa d’Avorio. E non ci aspettavamo il Camerun, un altro esempio. Poi sono venute una serie di altre delegazioni, non a livello ministeriale e che però poi si sono fatte vive in questi giorni. Quindi a me pare che la volontà politica che avevamo constatato in Africa, finalmente si sia trasposta anche in questa burocrazia che a volte, volendo o non volendo, poi in realtà finisce per frenare sostanzialmente”.

 

in foto, Michelle Bachelet  con Emma Bonino alla conferenza con le ministre africane

[foto di Stefano Marrella]

 

Michelle Bachelet, l’ex presidente del Cile ora a capo di ‘UN Women’, fino all’anno scorso appariva piuttosto scettica sulle possibilità di arrivare presto ad una risoluzione. Invece lunedì sera appariva carica, piena di entusiasmo per l’iniziativa.

“Sì, con Michelle Bachelet abbiamo preso contatti l’anno scorso e abbiamo lavorato insieme per il rapporto del Segretario Generale, e credo che a furia di approfondire questo tema, anche lei sia arrivata alla conclusione, che gli sforzi nazionali vanno bene, anche gli sforzi a livello di comunità di base, ma tutto questo diventa effimero se non c’è un radicamento nella legge. Scritto nella pietra insomma, cosa è buono e cos’è cattivo. Quindi lunedì Bachelet ha dimostrato ampiamente di essere arrivata anche lei alla conclusione che avere una risoluzione è un dato molto importante. Stabilisce, erga omnes, questa pratica è una violazione e quindi come tale va proibita e va condannata.”

Il ministro del Lavoro Elsa Fornero – e per lei in questo momento non era facile lasciare l’Italia – ha detto qui a New York che ha capito come fosse importante esserci all’Onu in questo momento. E ha aggiunto che il governo Monti andrà fino in fondo su questo impegno. Il governo si sta muovendo più di quelli che lo hanno preceduto o sui diritti umani tutti i governi in Italia si comportano allo stesso modo?

“Sui diritti umani non tanto, ma su questa campagna specifica, i governi che si sono succeduti negli ultimi dieci anni ci sono sempre stati vicini. Alcuni più esposti, altri magari un po’ più tattici ma devo dire che anche il sostegno finanziario o anche il sostegno negli incontri con gli africani, e ricordo una missione in Uganda, con il Sottosegretario Scotti, che passammo a parlare di Fgm. Insomma tutti i governi, sul tema delle mutilazioni, a me pare sono stati sempre molto determinati. È chiaro che il ministro Fornero capisce che siamo al momento conclusivo e quindi bisogna assolutamente tenere la barra per non farsi sfuggire l’obiettivo. Perché può capitare che poi accadano altre priorità, la gente si distrae, poi quando si tratta di donne si distrae facilmente, ecco che allora è molto importante tenere la barra. Ecco quindi che penso che per il ministro sia stato molto importante esserci, di aver capito e visto la mobilitazione nostra a livello internazionale che va avanti da tanto tempo, poi la missione italiana ha organizzato il concerto con Angelique Kidjo che è un altro elemento molto importante per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale”.

Infatti si parla di oltre 50 televisioni che lo ritrasmetteranno, in Italia andrà in onda l’8 marzo, per la festa della donna.

“Un risultato molto importante, è dieci anni che lottiamo sulle Fgm”.

Già, ricordiamo anche che nel 2007, dopo una lunga campagna dei radicali si arriva al voto in Assemblea Generale sulla moratoria per la pena di morte. Quando avevate iniziato questa battaglia non ci credeva nessuno…

“Era il 1994 quando siamo partiti sulla moratoria e cocciuti come siamo l’abbiamo ottenuta”.

Adesso nel 2012 di nuovo vicini ad un obiettivo che solo qualche anno fa sembrava impossibile.

“Sì, veramente sembrava impossibile”.

Ma i radicali non mollano mai?

“Credo che la durata sia la forma delle cose. Lo sappiamo bene e spero che sia così anche nella campagna attuale che facciamo sulle carceri, sulla giustizia e la mancanza di diritto nel nostro paese, magari un po’ più presto se fosse possibile, ecco magari un pochino più rapido”.

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