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PRIMO PIANO/ Etica e trasparenza

Ecco i princìpi per prevenire la corruzione pubblica. A colloquio col ministro Filippo Patroni Griffi

Filippo Patroni Griffi (nella foto), Ministro del governo Monti per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione, in occasione della presentazione dei primi esiti dei lavori della Commissione di studio su trasparenza e corruzione nella pubblica amministrazione, dà inizio ai lavori sottolineando subito la particolare attualità del tema, c’è, infatti, alla Camera un disegno di legge che apre adesso il suo iter sulle misure di contrasto alla corruzione, prima su tutte la prevenzione del fenomeno corruttivo stesso che investe il piano economico, sociale ed etico, assicurando, la centralità delle politiche di prevenzione della corruzione, un migliore funzionamento della pubblica amministrazione, soprattutto nella erogazione delle prestazioni che sono atti amministrativi e sono servizi ai cittadini.

Ministro, come pensate di fronteggiare nell’immediato la lotta alla corruzione nella pubblica amministrazione?

«Due aspetti mi sembrano centrali nelle politiche di prevenzione: la trasparenza intesa come “total discovery”, come trasparenza che è molto avanti le politiche di accesso ai documenti amministrativi di cui parlavamo negli anni Novanta perché l’idea è quella della trasparenza di tutto ciò che è pubblico, cioè dell’uso delle risorse, della trasparenza degli apparati, la trasparenza delle attività, soprattutto quelle a maggior rischio di corruzione, ma anche gli incentivi e la trasparenza sui servizi pubblici e sui loro aspetti qualitativi. Nella prevenzione del fenomeno corruttivo è centrale il momento della individuazione delle aree a rischio corruzione nei procedimenti amministrativi che richiede poi l’introduzione di una serie di misure specificamente su quelle aree, penso, per esempio, alla rotazione dei dirigenti adibiti a quelle aree, a dei percorsi formativi specifici e a delle direttive di incompatibilità più strette.  E’ importante che la cultura della prevenzione e della cosiddetta mappatura dei rischi entri nelle nostre amministrazioni e per questo abbiamo un confronto continuo con l’Ocse che ha una forte esperienza nei Paesi industrializzati su questo sistema, crediamo, infatti, che la pratica degli altri Paesi che hanno una cultura della prevenzione più sviluppata del nostro sia fondamentale in questo momento.  Il secondo aspetto centrale nelle politiche di prevenzione è molto più generale, riguarda l’etica: una riflessione sulla prevenzione della corruzione richiede un più generale aggiornamento del tema dell’etica nella pubblica amministrazione, etica intesa come premio al comportamento di chi lavora per la collettività, operando nella pubblica amministrazione».

La corruzione troverà spazio in questo disegno di legge?

«Il versante della repressione penale è di stretta competenza del Ministro della Giustizia Severino, solo lei può dare una risposta in questo senso».

Ministro, la riforma del mercato del lavoro di questi giorni in merito ai licenziamenti esclude il pubblico impiego, ciò potrebbe avere risvolti costituzionali?

«I problemi costituzionali ci sono a parità integrale di situazioni, tradizionalmente al nostro ordinamento, invece, le situazioni di base comparate tra il settore pubblico e il settore privato, nonostante un avvicinamento dei due settori negli anni, restano e a volte sono regolati in maniera parzialmente diversa, esistono forme di licenziamento nel pubblico che non ci sono nel privato e viceversa, soprattutto esiste nel privato un meccanismo di ammortizzatori sociali in uscita che non è applicabile al pubblico dove, invece, esiste un sistema di mobilità che è stato anche rinforzato dall’ultima legislazione. L’altra settimana, come è noto, abbiamo aperto un tavolo di lavoro pubblico con i sindacati, su una serie di temi, probabilmente anche questo tema verrà portato a quel tavolo e quindi esamineremo e affronteremo anche questa tematica in generale della mobilità in uscita, ma ancora non abbiamo definito in maniera compiuta la riforma del mercato del lavoro, pertanto non sono in grado di fornire altri dettagli».

Ma non pensa che, in nome dell’equità, questo aspetto discriminante vada rivisto?

«Credo che vada affrontato il problema, come vanno affrontati tutti i problemi, dopodiché vanno affrontati in maniera tecnica, guardando anche sul piano giuridico le analogie e le differenze, o meglio, le convergenze e le differenze nei settori pubblici e privati, poi con questi vincoli occorre creare, quanto più possibile, un’area comune, faccio solo un esempio: nel privato chiunque può assumere chiunque, nel pubblico questo non è possibile, senza un concorso pubblico l’amministrazione non può scegliere, allora anche questa è una differenza. Dunque noi dobbiamo affrontare tutto,vedere quali sono i vincoli che abbiamo e quindi creare la maggiore convergenza possibile, compatibilmente con i vincoli anche costituzionali che abbiamo».

E’ in corso un tavolo su questo tema?

«No, non proprio su questo, su una serie di temi, per la verità, che riguardano tutto il settore pubblico e la riorganizzazione».

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