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ONU/ Si discute del disarmo nucleare

Rice ricorda l’impegno dell’amministrazione Obama attraverso il trattato di non proliferazione, ma fanno ancora paura Iran e Corea del Nord

 Appena l’India lancia il primo missile balistico intercontinentale (ICBM), l’ONU risponde. Il Consiglio di Sicurezza si è riunito ieri per discutere il disarmo nucleare internazionale ed ha ribadito l’impegno dei suoi 15 membri nel voler combattere la proliferazione delle armi di distruzione di massa, proprio all’indomani del lancio dell’Agni 5 da Nuova Delhi.

Paladino di questa battaglia e menzionato anche durante il Consiglio dall’ambasciatrice degli USA all’Onu Susan Rice è, da sempre, Barack Obama. Dal summit del 2009, il Presidente Usa si era posto l’obiettivo di realizzare il disarmo nucleare internazionale e gli sforzi fatti a livello globale finora sembrano aver portato molti progressi su questo fronte e su quello della sicurezza. Il Segretario Generale Ban Ki Moon ha ribadito ieri il ruolo fondamentale del Consiglio di Sicurezza nel raggiungimento degli obiettivi prefissati dalla risoluzione 1887: “la comunità internazionale guarda al Consiglio di Sicurezza con la speranza che continui la sua leadership nel raggiungimento di una pace che porti ad un mondo libero dalle armi nucleari” ha dichiarato alla stampa.

Il Presidente Obama è stato comunque ancora una volta protagonista. L’ambasciatrice Riceha ricordato nel suo discorso al Consiglio di Sicurezza che fin dal principio l’amministrazione di Obama ha lavorato per il disarmo nucleare internazionale attraverso il trattato di non proliferazione (START), con la firma degli accordi con la Russia per la riduzione delle testate e aprendo per la prima volta un nuovo dialogo con l’Iran. Il meeting di ieri all’ONU è servito comunque a rinnovare l’impegno degli USA che questo mesedetengono la presidenza a rotazione del consiglio, nel rafforzamento della sicurezza internazionale.

L’incontro è stato anche un modo per riprendere alcuni dei temi trattati durante il summittenutosi il mese scorso in Corea del Sud, che si è focalizzato sul disarmo e la sicurezza internazionali. La prevenzione dalla diffusione ed uso delle armi nucleari costituisce un’enorme scommessa per la politica internazionale e non c’è niente di più urgente da risolvere, soprattutto per gli USA, per i quali una nuova minaccia terroristica nucleare potrebbe essere reale. Il problema principale, evidenziato anche ieri durante il Consiglio di Sicurezza, è che le armi di distruzione di massa sono presenti in dozzine di Paesi del mondo e molto spesso senza un sistema di controllo appropriato. La tecnologia nucleare si sta espandendo e i Paesi che in questo momento costituiscono un punto interrogativo per la politica internazionale sono l’Iran da un lato – che ha mostrato alcune ambiguità sul proprio programma – e la Corea del Nord dall’altro, che sta destabilizzando pian piano tutta la regione, aumentando le preoccupazioni di una possibile proliferazione dei suoi armamenti nucleari. Il Presidente Obama, intanto, sembra lavorare al momento su diversi livelli per diminuire i pericoli che potrebbero sorgere da queste attività, tramite un rafforzamento della non proliferazione e cercando la negoziazione con quegli Stati che hanno violato questo ’regime’.

Le minacce nucleari devono essere urgentemente reindirizzate dagli organi internazionali, affinchè si annullino i rischi per la comunità. Ban Ki Moon ha fatto riferimento a tutti i passi in avanti fatti all’interno della politica globale, da parte di alcuni Paesi in particolare nella riduzione degli arsenali, citando per primi gli USA e la Russia che li hanno ridotti aderendo altrattatto di non proliferazione (START). Questa volta però l’obiettivo del mondo libero dalle armi nucleari è stato inserito ufficialmente nell’agenda della NATO.

Niente di strano comunque, rispetto al fatto che tutto questo arrivi subito dopo il lancio del missile in India, su cui per altro il rappresentante all’Onu, Hardeep Singh, non si è espresso nel meeting di ieri. L’Agni V (cinque miglia di raggio d’azione) costituisce un pericolo al pari di tutti gli altri armamenti nucleari: gli sono bastati 20 minuti per raggiungere l’Indonesia e l’Oceano Indiano durante il test di giovedì scorso effettuato dalle forze armate indiane. SeSingh si congratulava solo una settimana fa con gli scienziati del Defence Research and Development Organization (Drdo) per il test del missile, ieri invece ribadiva il supporto dell’India rispetto alla universalizzazione degli strumenti di sicurezza internazionale, affinchè vengano applicati anche alle armi nucleari.

Il recente meeting di Seoul 2012 costituisce certamente rispetto a ieri un nuovo punto di svolta per la cooperazione internazionale sul disarmo nucleare. Intanto però, la stampa indiana sta celebrando il "China killer" (così è stato soprannominato il missile Agni V) per cui sono stati progettati altri due lanci di valutazione prima di entrare a far parte dell’arsenale balistico indiano.

* Pubblicato precedentemente su www.lindro.it 

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