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Il Moscato della dea Demetra

di Generoso D’Agnese
In foto, il Duomo di Noto (Siracusa)

In foto, il Duomo di Noto (Siracusa)

Secondo la leggenda, uno dei servi di Falaride, tiranno di Sicilia, messo a guardia di filari di vite dai grappoli succosi e dolcissimi destinati alla figlia cieca dello stesso tiranno, stremato dalla calura e dalla stanchezza, si addormentò dai filari venendo meno al compito di scacciare le mosche. Al suo risveglio scoprì che gli acini erano stati punti dagli insetti ma per sua fortuna la figlia del tiranno trovò l’uva molto più buona del solito e interpretò il sonno come il volere dalla dea Demetra, affinché gli insetti addolcissero l’uva su ogni acino e lasciassero il loro segno inconfondibile.

Qualunque sia l’origine del nome, quella del vino moscato è una storia che affonda le proprie radici non solo nella terra siciliana ma anche nelle pieghe della storia umana di un’isola crocevia di molte culture. I vini Moscati venivano infatti chiamati con i nomi più disparati: Sticha, Stico, Melampsithia e Psithia presso i Greci; Sticula, Vennucolo o Scripula presso i Romani. La presenza insulare del Moscato nella Sicilia orientale è stata peraltro documentata anche con il ritrovamento, presso la grotta di Sbirulia (a pochi chilometri da Noto) di anfore e vasi.

Le scoperte dell’archeologo Santocono Russo testimoniano della coltivazione del vitigno fin dal 200 a.C.; si trattava di un vino moscato dalle grandi qualità, apprezzato e identificato da Catone con il termine Apicia o Apianae (per indicarne la predilezione da parte delle api) e chiamato nel Medioevo Moscatello. Il termine "Moscato" iniziò a prendere piede solo attraverso i secoli e viene menzionato nel XVII secolo come un vino prodotto in Italia con un prezzo molto più basso di quello dei vini importati. Nell’Ottocento si conoscevano ben 80 diverse varietà di uve Moscato. In quel periodo queste uve suscitarono il forte interesse degli studiosi dell’epoca che si dedicarono allo studio delle origini del vitigno. Oggi si individuano 3 famiglie di uve Moscato a bacca bianca: il Moscato Bianco, originario della Grecia, diffuso in tutto il Mediterraneo, da ricondurre alle uve Anathelicon moschaton e Apiane, rispettivamente dei Greci e dei Romani. E’ il vitigno più coltivato in tutta Italia ed entra tra le componenti fondamentali di molte DOC d’Italia che spaziano dalla Val d’Aosta alla Sicilia. Sono inoltre la base di alcuni vini frizzanti, spumanti e passiti. Nella cittadina siracusana il Moscato ha trovato nuova linfa grazie alla sensibilità enologica di Montoneri – direttore della Cantina Sperimentale di Noto dal 1902-1943 – che riuscì a dare l’avvio all’elaborazione del disciplinare di produzione della D.O.C. Moscato di Noto approvato il 14 marzo 1974. Noto, Rosolini, Pachino e Avola, in provincia di Siracusa, oggi rappresentano l’area vocata per quello che viene considerato uno dei migliori 100 vini d’Italia e che rappresenta un vero e proprio giacimento del gusto italiano. Ottenuto con le uve di Moscato bianco, in base al disciplinare, può essere naturale, spumante e liquoroso. Ma in tutte e tre le versioni mantiene sempre alto il nome della Sicilia enologica, terra che da sola produce 120mila ettari di vite da vino, 7 milioni di ettolitri di vino, detiene 22 riconoscimenti DOC, 469 aziende e 12 strade del vino.

Considerato il vigneto d’Italia, la Sicilia regala moltissime perle di qualità nel campo enologico offrendo ai propri visitatori vere e proprie avventure all’aria aperta. Perché scoprire il Moscato di Noto equivale in effetti a una vera e propria avventura, da vivere al contatto con la terra e con i profumi della provincia siracusana. Il Moscato di Noto DOC è un vino di difficile coltivazione, prodotto in piccole quantità annuali. E per scoprirlo occorre percorrere a passo lento e senza orari prefissati.

La strada del vino della Val di Noto, costituita nel 2003 e formata da un itinerario che serpeggia tra i comuni di Palazzolo, Avola, Noto, Rosolini, Pachino( tutti in provincia di Siracusa) e Ispica (provincia di Ragusa) toccando le più importanti aziende vitivinicole, un Consorzio di Tutela e diversi operatori turistici operanti in ricettività e ristorazione. Pomodoro IGP Pachino, melone IGP Pachino, Olio extravergine d’Oliva DOP Monti Iblei, Mandorla di Avola, Carciofo Violetto di Ispica, conserve di tonno e pesce spada arricchiscono un percorso che nel vino Moscato trova l’apoteosi di un territorio contrappuntato da oasi naturalistiche di rara bellezza, centri storici ricchi di storia e bellezze architettoniche, spiagge tra le più belle e pulite d’Italia, zone di interesse archeologico. Formata da un comprensorio molto omogeneo per tradizioni e cultura, la Val di Noto rappresenta un unico grande patrimonio antropologico che risente profondamente delle radici greche, arabe, spagnole, bizantine che sopravvivono negli usi e nei costumi degli abitanti, nella cultura materiale, nel modo di vivere, nella struttura dei centri abitati, nel sapere tramandato di generazione in generazione In questo angolo di Sicilia orientale sopravvive un’Europa antica e moderna, piena di fascino e di suggestioni, da scoprire proprio lungo il percorso della Strada del Vino. Partendo da Siracusa, la strada punta verso Ovest e raggiunge Palazzolo Acreide, poi scende verso Noto ed Avola a Sud, e si biforca in due direzioni: una interna che scende fino a Rosolini ed Ispica, ed una che costeggia il mare Jonio, passando per la riserva naturalistica di Vendicari e che scende fino a Pachino, nell’estrema punta meridionale. Nell’area iblea, tra Palazzolo, Avola, Noto e Rosolini, splendidi canyon preistorici costeggiano i percorsi del Cassibile e di Manghisi. Laghetti e corsi d’acqua offrono ristoro in una natura incontaminata e silenziosa. Tra Vendicari, Cuba e Longarini gli scenari diventano incantevoli, con migliaia di specie di uccelli migratori ( dai fenicotteri agli aironi) riposano nelle zone umide prima delle traversate oltre il canale di Sicilia. Intorno alla città di Ispica è possibile ammirare la parte terminale della Cava d’Ispica, un canyon preistorico dove grotte preistoriche, tombe e necropoli offrono quadri di straordinaria bellezza evocativa. Per cento e più chilometri, tra lo Jonio e il Mediterraneo, la vista spazia tra una sequenza di dune intervallate da scogliere di forte impatto paesaggistico.

Le particolari condizioni di luminosità e di temperatura creano condizioni climatiche uniche in tutta la Sicilia e permettono al vitigno di adattarsi a realtà urbane considerate musei a cielo aperto, ricchi di storia e di bellezze architettoniche. Tappa fondamentale, in questo percorso tra i grappoli di Moscato, è rappresentata dalle città di Noto (capitale indiscussa del Barocco siciliano) e Palazzolo Acreide (con il suo teatro greco) entrambi riconosciute meritevoli dall’UNESCO del titolo di patrimonio dell’umanità. Tra le stradine del centro storico chiese, palazzi e balconi istoriati da straordinari scalpellini ammaliano la vista regalando piazze e scorci di grande effetto scenografico. Il viaggio, tra Ispica e Rosolina si arricchisce di altri spunti di notevole pregio archeologico e si offre, tra Avola, Portopalo e Capo Passero con i reperti di antiche tonnare, e nel borgo marinaro di Marzamemi con lo stupendo cortile di stile arabo. Le degustazioni gastronomiche completano l’itinerario di straordinario gusto mediterraneo e permettono di apprezzare lo straordinario Moscato di Noto associandolo ai dolci (paste e confetti di mandorle) e va servito fresco (12- 14°C).

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