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PRIMO PIANO/ Un eroe a Varsavia

In foto, la strage di Capaci

In foto, la strage di Capaci

Mafia e italianità dalla Sicilia alla Polonia: Giovanni Falcone e la strage di Capaci al centro di una “giornata di riflessione”

Sulla base delle accuse del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, uomo di fiducia dei boss palermitani, la procura di Firenze ha deciso un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Cosimo D'Amato, cugino di primo grado di Cosimo Lo Nigro, condannato per i peggiori reati mafiosi. L’arresto è collegato anche alle indagini per la strage di Capaci, in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.

Evidentemente, questo passato dell’Italia non è un passato remoto. Se ne è parlato recentemente a Varsavia, in una giornata di riflessione che si è aperta con il saluto del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. È stata una celebrazione dell’orgoglio di essere italiani, come Giovanni Falcone. C’erano il Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso, la professoressa Maria Falcone, Michele Prestipino (che ha diretto le indagini sulla cattura di Provenzano e sulla condanna del presidente della Regione Sicilia, Cuffaro, e che è oggi in prima linea a Reggio Calabria contro la ‘ndrangheta).

Per questo ventennale della strage di Capaci, molti hanno fatto pervenire plauso, sostegno, disponibilità. Come, dalla Svizzera, Carla del Ponte, forzatamente assente, perché da qualche giorno Commissario ONU per le inchieste sulla violazione dei Diritti Umani in Siria. Convalescente per un intervento chirurgico, in video-conference da New York è intervenuto Richard Martin, anche a nome di Rudolph Giuliani e di Louis Freeh. Maria Falcone ha ricordato che Louis Freeh da venti anni, dalla strage di Capaci, ogni 23 maggio è a Palermo, per ricordare il suo affetto per Giovanni Falcone e la sua determinazione nella ricerca della verità. È a tutti noto il rapporto fraterno di Giovanni Falcone con Rudolph Giuliani.

L'incontro si è svolto anche in memoria di “Pizza Connection”: il più grande successo investigativo internazionale del dopoguerra, nato dalla collaborazione leale tra americani e italiani. Giovanni Falcone è simbolo di una vittoria. In questa prospettiva Varsavia è sembrato il luogo ideale di una celebrazione, perché Giovanni Falcone non era uomo di periferia: era al centro della lotta che più furiosamente si combatte nelle periferie per la legalità internazionale.

Tra post-nazismo e post-comunismo, tra Papi e operai, Varsavia è stata in questo senso come Palermo: sede di un confronto per la vita o per la morte, zona di confine tra vecchio e nuovo, tra il Bene e il Male.

Il 4 giugno 1992 il Senato degli Stati Uniti, risoluzione n.303, ha così definito Giovanni Falcone: «World Hero». L’incontro si è svolto a Varsavia perché si è voluto parlare di un «World Hero», dunque della nuova Italia e della nuova Polonia, in un’Europa legata agli Stati Uniti attraverso mille vincoli di sangue, di cultura, di interessi. A questo mondo migliore, europeo e americano, dall’Afghanistan a Palermo gli italiani contribuiscono spesso, in maniera valorosa, che deve essere sottolineata e valorizzata. Questo incontro è stato una celebrazione della migliore italianità e del contributo che ha dato alla sicurezza globale.

Tra i tanti che hanno partecipato all’incontro, c’era in prima fila l’Ambasciatore italiano a Varsavia, Riccardo Guariglia, che ha sostenuto molto l’iniziativa. Tra i relatori c’era Vito Catalano, l’unico nipote di Leonardo Sciascia. Ad ascoltare, c’era la crema dei rapporti tra Italia e Polonia, da Jas Gawronski a Krzysztof Zaboklicki (decano degli italianisti polacchi, interprete e traduttore di Umberto Eco, di Camilleri e di una miriade di altri classici, già direttore a Roma, per anni, dell'Accademia Polacca delle Scienze). Soprattutto, è stato rilevante l’intervento in videoconferenza di Richard Martin: ha spiegato meravigliosamente l’impatto di Giovanni Falcone sull’FBI e sulla cultura della sicurezza in America.

Nell’incontro di Varsavia è stato osservato che ci sono diversi modi di rappresentare l’antimafia. In Italia è molto visibile l’antimafia di Antonio Ingroia, di Marco Travaglio, di Michele Santoro, di Antonio Di Pietro, che conducono da anni un’intensa campagna di indagini, di sensibilizzazione, di denuncia. Ma non sono i soli: in infinite versioni l’antimafia è un patrimonio ideale di tantissimi italiani e italoamericani.

L’allineamento nella stessa giornata di Pietro Grasso, di Maria Falcone, di Michele Prestipino, indica che c’è anche questa antimafia, non a caso preceduta da un messaggio augurale del Presidente della Repubblica. L’incontro di Varsavia non è stato l’ennesimo incontro sulla mafia. Ma sulla grandezza internazionale della nostra italianità, spesso misconosciuta o sottovalutata. Dicono che l’Italia è anche il paese della mafia, ma a Varsavia abbiamo visto la più gloriosa Italia dell’Antimafia.

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