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SPECIALE PRIMARIE CENTROSINISTRA/ Gli appelli dei candidati agli italiani all’estero

 Siamo la guida per il momento della ricostruzione

Di Pier Luigi Bersani

 

Care e cari italiani nel mondo,

voglio prima di tutto dirvi grazie.

Grazie per quanto fate ogni giorno per tenere alto il nome dell’Italia, nonostante negli ultimi anni, e per colpa del governo della Destra, il nostro Paese abbia visto la sua immagine e la sua reputazione fortemente minata.

Ora, però, è arrivato il momento della ricostruzione. E noi, come PD e come centrosinistra, vogliamo e dobbiamo prepararci ad assumere la guida del Paese con un governo nuovo, efficace e autorevole agli occhi del mondo.

Come saprete io mi sono candidato alla guida di questo centrosinistra e del futuro Governo del Paese. E voglio che questa guida sia confermata da voi e dal vostro voto attraverso le primarie che si terranno il 24 e 25 novembre prossimo.

Si tratta di un momento vero di democrazia, e so bene che per voi, votare dall’estero in condizioni logistiche particolari e difficili, è una dimostrazione di volontà e di un forte legame con l’Italia. Quindi il mio ringraziamento è ancora più sentito.

Con le primarie, grazie anche al voto online consentito agli italiani all’estero, abbiamo la possibilità di coinvolgere anche i cittadini e simpatizzanti che guardano alle vicende italiane da lontano.

È molto importante farlo, soprattutto per spingere chi vive fuori dall’Italia a riavvicinarsi alla politica e al proprio Paese con un approccio meno critico e più costruttivo.

Una vostra larga partecipazione sarà anche un segnale politico importante. I tagli delle risorse destinate agli italiani nel mondo – dalla promozione della lingua e cultura italiana all’assistenza per i nostri connazionali più esposti alla crisi economica e sociale, alla sopravvivenza della rete consolare all’informazione – che con la Destra erano divenuti cronici, lasciano un enorme disagio tra i lavoratori e le loro famiglie e minano la possibilità di internazionalizzazione dell’Italia. Invece, le fasi migliori per la nostra economia, sono state quelle in cui siamo stati in grado di guardare oltre i nostri confini, con l’aiuto delle nostre comunità all’estero, da sempre veicolo primario di contatti e penetrazione locale. In un mondo sempre più multiculturale, poi, ridurre l’impegno per la lingua, la cultura e l’informazione significa tagliare le radici necessarie a milioni di giovani d’origine italiana per coltivare la propria identità.

Le primarie devono anche essere un fondamentale momento di raccolta di forze generose e attive, necessarie a costituire tra gli italiani all’estero un centrosinistra aperto, capace di raccogliere stimoli ed esigenze per farli diventare idee, progetti e azioni di una buona politica, diversa da quella che abbiamo visto fin qui.

Grazie ancora, quindi, per la fiducia che vorrete darmi il 24 e 25 novembre.

 

 

Ripartire investendo sugli italiani

 

Di Matteo Renzi

 

Estratto dal programma di Matteo Renzi pubblicato sul sito www.matteorenzi.it

 

(…) Qui non troverete né proclami, né promesse, perché la formula magica per risolvere i problemi dell’Italia non esiste. Ciò che esiste è un Paese stracolmo di capacità e di energie. Un Paese che, nella sua storia, è sempre uscito più bello e più forte dalle crisi che ha attraversato. E lo ha fatto grazie all’unica risorsa naturale della quale dispone in abbondanza: il talento degli italiani.

Ecco perché non ha senso proporre l’ennesima ricetta calata dall’alto. Quel che serve è un’occasione per mettere in rete le migliaia di idee e di esperienze che fanno dell’Italia un Paese molto migliore di come ce lo raccontano i media e la politica.

Noi vogliamo ripartire dall’Italia che funziona (…) Troppo spesso, da noi, si pensa che basti il comma di un decreto legge partorito in qualche Ministero a cambiare le cose. (…)  Il modo più semplice per far ripartire l’Italia è investire sugli italiani: cominciare presto, con un grande progetto per gli asili pubblici, migliorare l’istruzione riportando il merito nella scuola e nell’università, restituire potere d’acquisto alle famiglie con un intervento immediato per i redditi più bassi e un’azione decisa sulle tariffe che crescono da noi molto più che altrove, incentivare l’occupazione dei giovani, delle donne e degli over 55 con politiche mirate, introdurre un welfare biografico, che segua il percorso di ognuno e permetta a tutti di sviluppare appieno il proprio potenziale (…)

Non è un libro dei sogni. (…)  La politica serve a questo: a compiere delle scelte. Il suo dovere è quello di ridurre la complessità in modo da dare ai cittadini una visione chiara delle opzioni che si trovano davanti. Non quello di accrescere il caos nascondendosi dietro a tecnicismi o confondendo le acque per tenere le mani libere.

Ciò che proponiamo è una rivoluzione degli strumenti per raggiungere gli obiettivi di sempre: l’equità, la dignità, una società nella quale ciascuno possa realizzare appieno il proprio potenziale e le proprie aspirazioni. Sono valori di sinistra, ma non sempre la sinistra ha avuto la capacità di promuoverli con la forza necessaria.  (…)

Noi non ci rassegniamo a dare per scontato che i figli vivranno peggio dei padri. L’idea che le uniche battaglie da combattere siano scontri di retroguardia è assurda. La sfida, per noi, è riuscire a coinvolgere le forze più vitali nella costruzione di un nuovo modello competitivo che abbia lo stesso potenziale di inclusione sociale del precedente.

Ecco perché noi non diciamo: un’altra Italia è possibile. Per noi, un’altra Italia è già qui: basta farla entrare.

 

 

Il sogno delle scelte possibili

 

Di Nichi Vendola

 

C’è un sogno Italiano, iscritto nella nostra Costituzione, che promette lavoro e democrazia. Hanno cercato di infrangerlo promuovendo l’ignoranza, la corruzione, e una furbizia nemica delle virtù democratiche, che ha avvantaggiato i soliti noti. Questo sogno va riportato al centro della politica, insieme alla cultura del lavoro, che in questi anni ha perso valore ed è stato cancellato per fare spazio alla rendita e ad una società immobile, in cui le giovani generazioni sono state costrette nelle tenaglia della precarietà e in molti casi, hanno preferito emigrare per poter realizzare una vita all’altezza dei propri sogni.

C’è un sogno che vuole portare l’Italia nella modernità. Una modernità che guardi al cambiamento dei nostri cicli produttivi, alla conversione ecologica dell’economia, alla produzione di energia da fonti rinnovabili, all’investimento in ricerca e in innovazione. Una modernità di diritti interi, diritti uguali per tutti; non possiamo più vivere in un paese in cui il mercato controlla la vita pubblica e lo Stato si intromette nella vita privata, nelle libertà individuali, negli amori, nelle debolezze, nelle fragilità. E’ il momento di garantire i diritti civili, dal diritto ad amare, a quello di decidere come concludere la propria vita con dignità.

C’è un sogno che ci indica di puntare tutto sulle bellezze del nostro paese, sul territorio, sulla sua cultura, la sua storia, le sue tradizioni e la sua straordinaria capacità di accoglienza. Il nostro territorio è stato depredato e stuprato da anni di politiche ambientali disastrose e il risultato è che la pioggia è annunciata dalla protezione civile, non dai bollettini meteo. Questo è inaccettabile nel paese in cui si contano 47 siti Unesco, 4.340 musei, 46.025 beni architettonici vincolati, 12.375 biblioteche, 34.000 luoghi di spettacolo, davvero un patrimonio sterminato con un potenziale di redditività economica incalcolabile, se soltanto questo patrimonio fosse tutelato a sufficienza e valorizzato per come merita. E poi c’è il sogno di una Italia che assuma un ruolo guida per la pace e la cooperazione in Europa e nel Mediterraneo, soprattutto in momenti come questi, quando la guerra sembra l’unica soluzione. L’Europa: quella del Fiscal compact oppure quella della tutela del Welfare; L’Europa del patto di stabilità in Costituzione, debole e arrogante, avvitata nei mille rivoli degli interessi nazionali, oppure l’Europa sociale, l’Europa dei diritti e del welfare. L’Italia deve tornare ad essere protagonista assoluta per la costruzione degli Stati Uniti d’Europa, che restituiscano al vecchio Continente l’immagine delle mille possibilità per i suoi cittadini e per chi arriva e non delle costrizioni e della riduzione delle tutele.   Ecco dunque la nostra sfida, è quella di un possibile rovesciamento, di una rottura al recinto delle politiche che stanno impoverendo il futuro d’Europa e pongono una pesante ipoteca sulle giovani generazioni.

Non usciremo dalla crisi economica puntando su politiche di austerità a senso unico. Non esiste sviluppo che lasci indietro più della metà della popolazione: le classi medie impoverite, i lavoratori a rischio, e i disoccupati, di cui tantissimi giovani, nella disperazione.  Per questo c’è bisogno di una nuova prospettiva, di un diverso governo della crisi. Ecco il nostro sogno, quello di una Italia in cui andare via sia solo una delle scelte possibili per un giovane, non l’unica scelta possibile. 

 

 

Per far tornare l’Italia concreta

 

Di Bruno Tabacci

 

Dal sito www.brunotabacci.it

La nostra coalizione si candida come alternativa morale e politica al lungo periodo berlusconiano, responsabile di aver lasciato un cumulo di macerie nel Paese e, proprio per questo, non può che riconoscere la positività dei passaggi politici che, con l’accorta regia istituzionale del Presidente Giorgio Napolitano, hanno portato al Governo del sen. Mario Monti. Rivendica, pertanto, come quest’area sia stata decisiva, rinunciando alla deriva elettorale in una fase drammatica per l’economia italiana (con lo spread a quota 575 sui bund tedeschi) per creare le condizioni politiche più favorevoli, pur in un contesto sociale gravemente deteriorato.

Il recupero di credibilità che sul piano europeo e internazionale il Governo italiano ha conseguito nell’arco di 10 mesi, consente di guardare al futuro con la convinzione di poter esprimere compiutamente la grande tradizione europeista dell’Italia fino al suo approdo federale, come postulato con visione profetica da Alcide De Gasperi, Luigi Einaudi e Altiero Spinelli. Dalla crisi non si esce con le ricadute nell’euroscetticismo, ma con più Europa. Attraverso, dunque, il governo dell’euro e la sua stabilizzazione; attraverso la sottolineatura che non può esserci benessere senza lavoro; attraverso la capacità reale di mettere la finanza sotto controllo, perché gli affari non possono essere condotti senza regole: sono questi i termini di una visione europeista moderna e solidale che giustifica una razionale e misurata cessione di sovranità nazionale.

Le politiche sociali ed economiche incentrate sulla difesa dei più deboli e sulla promozione di un sistema di pari opportunità richiedono che il merito diventi la bussola di una competizione positiva sul terreno della responsabilità e che ogni cittadino sia chiamato a corrispondere ai doveri fiscali in relazione al proprio patrimonio con fermezza e severità. Così come è necessario procedere ad una piena liberalizzazione dei settori economici, dei mercati e delle professioni nell’interesse del cittadino consumatore, avendo l’attenzione di incidere su di un sistema di potere assai consolidato che alimenta e incoraggia i costi perversi della politica, attraverso una riforma profonda dei servizi pubblici locali.

I ripetuti scandali hanno sconvolto la coscienza civile del Paese e fatto crescere il distacco dei cittadini dalla politica. Si chiede giustamente un rinnovamento profondo, non di facciata. Più che una questione generazionale si impone una rivoluzione etica e morale che non può non penetrare in profondità la politica e i partiti. Questo è il vero rinnovamento che impone la piena attuazione dell’art. 49 della Costituzione che richiama la disciplina giuridica delle formazioni politiche.

 

 

Con coraggio e determinazione

 

Di Laura Puppato

 

Dal sito www.laurapuppato.it

Io vorrei chiedervi il voto perché sono sessantacinque anni che questo Paese non considera possibile che alle massime cariche dello Stato ci sia una figura femminile, ma non lo farò. Non lo farò perché quello che sto cercando di rappresentare e che dobbiamo far conoscere in questa campagna per le primarie è un’altra idea di Paese che è possibile se c’è una politica buona che la governa.  Vorrei proporre al mio Paese un’altra idea di mondo: un mondo in cui i giovani non siano costretti ad emigrare, un mondo in cui le donne non siano costrette a scegliere tra la maternità e il lavoro, un mondo in cui le persone anziane siano tenute in considerazione e non siano messe ai margini soprattutto del welfare, vorrei un mondo in cui i cittadini e le imprese non siano costretti a chiedere per favore ciò che è un loro diritto e tutto sia assolutamente trasparente ed in grado di essere a loro completamente funzionale, perché noi siamo i loro dipendenti pubblici. Vorrei che questo Paese tornasse ad essere il Paese dei diritti, in grado di perseguire il malaffare e garantire gli onesti, attraverso un sistema di giustizia che funziona. Vorrei ricostruire insieme a Voi l’Italia, partendo da politiche di equità e da uno sviluppo ecosostenibile, basato sulla blue economy e sulla green economy, che garantiranno un futuro ed un lavoro alle nuove generazioni.

Vi chiedo il voto perché la mia storia parla per me ed è una storia di coraggio, di concretezza, di una persona che nelle istituzioni ha lavorato con serietà. Penso che le azioni determinate e coraggiose siano fondamentali perché come diceva Gandhi le perle sono false se i pensieri non si traducono in azioni. Ecco allora che il pensiero tradotto in azione è un’azione positiva per un cambiamento che ci vuole, in questo nostro Paese.

 

 

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