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SPECIALE PRIMARIE CENTROSINISTRA/ La lettera dall’Italia di Stanton H. Burnett

Un caro amico politologo americano esperto di affari del Bel Paese, ci scrive dall'Italia...

* Questo testo tradotto dall’originale in inglese e’ tratto da una email di Stan H. Burnett a Stefano Vaccara. La lettera, personale e inviata dall’Italia il 26 novembre, all’indomani del primo turno delle primarie,  non era stata scritta per essere pubblicata. Siamo grati al Dr. Burnett di aver accettato la richiesta di pubblicarla su usitmedia.com

Caro Stefano,

Avrai sempre meno utili contributi da me. Non riesco sempre a seguire tutto. Ma è affascinante essere qui durante una stagione politica così caotica. A parte elementi di imbarazzo (come l’affaire Sallusti, il voto segreto e lo sforzo di Berlusconi di evitare di essere processato attraverso una delle iniziative legislative parlamentari più servili degli ultimi tempi) c’è molto da festeggiare questa mattina. Le primarie del PD hanno avuto – come tu saprai- un’affluenza straordinaria alle urne. I candidati hanno, utilizzando le parole dell’amico Gianfranco Pasquino, fatto il loro lavoro "in maniera ammirevole."

E penso che ci siano molti motivi per festeggiare oggi. Per me l’affluenza stessa degli elettori lo è. Una malattia recente della politica italiana è stata proprio l’alienazione dei cittadini sia dalla classe politica che dal suo sistema. La votazione di ieri ha suggerito invece, che la malattia non era avanzata come pensavamo o per lo meno c’è stato un cambiamento nell’ala “sinistra”. Una risposta a Beppe Grillo e Di Pietro, quasi come un pugno. Questa parata non dovrebbe quindi essere sabotata, ma neanche accolta con gioia ingiustificata. Mi ritrovo a scuotere la testa di fronte all’abbraccio delle primarie da parte dei due grandi partiti italiani. Si parla di crescente democrazia, si dice spesso che stanno seguendo il modello Americano. Se lo hanno fatto non sono stati attenti. L’effetto del movimento attraverso le primarie in quasi ogni stato degli USA non ha avuto effetti salutari. L’intenzione almeno in principio – originariamente di George McGovern – di coloro che desiderano democratizzare il processo non può essere messa in discussione, è andata completamente distorcendosi. Prima delle “riforme” c’erano generalmente (ogni Stato poteva scegliere in libertà cosa desiderava fare) un paio di primarie e l’Iowa caucus. Nel resto del Paese, i candidati di ogni Stato e le posizioni degli Stati stessi nei confronti dei candidati alle presidenziali, erano il prodotto di meeting di partito di varia misura. Si, le stanze erano probabilmente “piene di fumo”. La qualità dei candidati era molto varia, certo c’erano sicuramente persone le cui esperienze con la politica e di vita personale erano molto chiare ai leaders che poi li hanno scelti. C’era un inesauribile scambio di favori sottobanco, questo insieme alla lunga dominazione di alcune grandi macchine burocratiche è stato il caso dell’Italia. Queste stanze “piene di fumo” però, ci hanno anche fornito capi di Stato di qualità, che non sarebbero mai potuti emergere da un sistema come quello delle primarie. Ci sarebbe potuto essere un Piano Marshall e una NATO senza Harry Truman? Ne dubito fortemente. Si, Truman era un noioso oratore, che i Democratici del Missouri hanno fatto di tutto per tenere lontano dal palco. La sua pronuncia del Missouri era difficile da sostenere, ed aveva molta gestualità sul palco. Non era molto capace però, di raccogliere fondi per le sue campagne. Se ammiriamo ciò che ha fatto Truman come presidente, dobbiamo allora applaudire anche ciò che il presidente repubblicano Eisenhower produsse, specialmente nel mantenere l’America fuori dalle avventure straniere, nonostante le grandi pressioni che c’erano a quel tempo. Anche nel campo dei diritti civili, dove lui stesso non era personalmente progressista, interpretava comunque la Costituzione e le leggi con molta chiarezza. E faceva il saluto militare. Nonostante Eisenhower fosse molto popolare, non sarebbe mai riuscito ad entrare nelle primarie repubblicane, sotto gli accordi attualmente in corso.
Fino alla conclusione della convention, non era neanche convinto di essere Repubblicano o Democratico. Candidati molto ben qualificati non sono arrivati dal sistema delle primarie. Ma i giocatori politici hanno cambiato “razza” giocando regole diverse. Il loro reale servizio come parlamentari, governatori o sindaci è stato drammaticamente ridotto dal bisogno di raccogliere finanziamenti almeno due anni prima delle elezioni. Per un membro della lower house, tutto questo significa che lui/lei sono costantemente impegnati in campagna elettorale, sono sempre impegnati a “scroccare qualcosa dall’impasto”.
Detto in modo molto semplice, quello che il nuovo sistema ha prodotto è molto costoso, populismo altamente personalizzato. Le riforme di McGovern, hanno consegnato la nostra politica al denaro, l’ultima cosa che lui avrebbe voluto. Credo che ci siano già simili segni di questo meccanismo –nonostante le differenze nel sistema e nella cultura politica – anche in Italia. L’attrattiva del giovane sindaco di Firenze può essere compresa solo in quest’ottica, perché il programma da lui avanzato è inesistente. Le parole incerte sul cambiamento ed il progresso non costituiscono un programma, ma sono state usate regolarmente anche nelle primarie americane.

C’è un altro effetto emergente in Italia, la mia conversazione “poco scientifica” ed inquisitoria, indica la sua (fino ad ora nascosta) importanza. Sto parlando della erosione dell’abilità dei politici che non sono grandi vincitori, di negoziare elementi dei programmi che sembrano importanti per loro ed i loro costituenti. Un politico che è l’oggetto delle lusinghe di leader che hanno bisogno del suo supporto, sia all’intenro del partito o in una coalizione (elettorale o programmatica) è una posizione forte per influenzare qualsiasi programma politico. Lo stesso politico è in una posizione completamente diversa se, come risultato delle primarie del partito, si rivela un perdente.

Dai un’occhiata a quanto la grande influenza dei candidati difesi da Mitt Romney hanno realmente avuto nel partito ad oggi. Di chi si parla adesso? Jeb Bush, che ha avuto la saggezza di star fuori dalle primarie.
Sono preoccupato del percorso intrapreso dall’Italia, Stefano. I mascalzoni che hanno governato l’Italia del dopo guerra sono stati simboli di corruzione e arroganza anti-democratica. La nave, che affonda da tutte le parti è salpata. Poteva il populista Berlusconi produrre il miracolo economico? Non penso. Non è riuscito a fare bene neanche durante i periodi più floridi.

Attendo dunque una tua risposta.
Un saluto,
Stan

*Stanto H. Burnett, PhD, Former US diplomat and Senior Adviser CSIS

**HERE THE ENGLISH VERSION OFTHE ORIGINAL  EMAIL SENT FROM ITALY BY STANTON H. BURNETT TO STEFANO VACCARA ON MONDAY NOVEMBER 26, 2012

Caro Stefano,

You will get few useful contributions from me.  I just don’t keep up.

But it’s fascinating to be here during this chaotic political season.  Apart from the subjects of shame (the Sallusti affair, the secret vote, Berlusconi’s effort to avoid prosecution by the most-clearly-self-serving parliamentary initiative yet), there is much to celebrate this morning.  The PD primary had, as you know, an astonishing voter turn-out.  The candidates had, in the words of our friend Gianfranco Pasquino, done their job "in maniera ammirevole."

And I think there really is much to applaud this morning.  For me, it’s the turn-out itself.  A central illness of recent Italian politics has been the alienation of the citizen from both the political class and the political system.  Yesterday’s vote suggests either that the malady was not as far advanced as we had thought, or that there has been a turning, at least on the Left.  As an answer to Beppe Grillo and Di Pietro, it packs a punch.

So this is a parade that should not be rained on, but should not be greeted with unqualified joy either.

I find myself shaking my head over the embrace of party primaries by the two big parties.  They speak of increasing democracy, and say repeatedly that they are following the American model.  If they are, they haven’t been paying attention.

The effect of the movement toward primaries in almost every state in the US has not been salutary.  The intention of what was originally an initiative of George McGovern, whose sincere desire to democratize the process cannot be questioned, has gone completely awry.  Before the "reforms", there were usually (each state having the freedom to do as it wishes) a couple of primaries and the Iowa caucus.  Everywhere else, the state candidates, and the positions of the states on the presidential candidates, were the product of party meetings of various sizes.  Yes, the rooms were probably smoke-filled.  The quality of the candidates varied greatly, of course, but they were generally people of experience whose politics and personal lives were well known to the politicos who chose them.  That there was endless horse-trading and deals, and the long dominance of certain big-city machines, is absolutely the case.  But those smoke-filled rooms also gave us statesmen of quality who could never have emerged from a primary system.  Would there have been a Marshall Plan and a NATO without Harry Truman?  It’s very doubtful.  Yet Truman was such a boring public speaker that Missouri Democrats did their best to keep him off the stand.  His Missouri twang was hard to bear, and he had only one physical gesture on the stand, a fish-measuring chop of both hands.  He was notably poor at raising campaign funds for himself.  If we admire what Truman accomplished as president we must also applaud much of what the Republican Eisenhower produced, especially in keeping America out of dangerous foreign adventures, despite great pressures.  Even in the area of civil rights, where he was personally no progressive, he read the Constitution and the laws with clarity.  And he saluted.  Popular as Eisenhower was, he would never even have entered Republican primaries under the current arrangements.  Until close to convention time, he was not even certain whether he was a Republican or a Democrat.

Well-qualified candidates did not end with the advent of the primary-dominant system.  But the political players became a different breed playing a different game.  Their real, focussed service as parliamentarians, governors, or mayors was dramatically reduced by the need to start raising campaign money at least two years before an election.  For a member of the lower house, it means that he/she is never not campaigning, is never not scrounging for dough.

Said simply, what the new system has produced is expensive, highly personal populism.
The McGovern reforms handed our politics over to big money, the last thing he would have wanted.

I believe that there are already signs that it will have, despite all the deep differences in system and political culture, a similar effect in Italy.  The young attractive mayor of Florence can only be understood in these terms, because the program he advanced was non-existent.  Vague words about change and progress are not a program, but have been used as such regularly in American primaries also.

There is another interesting effect emerging in Italy, and my non-scientific bar-conversation probing indicates its (hidden, thus far) importance.  That is the erosion of the ability of the politicians who are not the big winners to negotiate program elements that seem important to them and their constituents.  A politico who is the object of the blandishments of a party leader who needs his/her support, either within the party or in coalition-building (either electoral or programmatic), is in a strong position to affect party programs.  The same politico is in a much different position if, as the result of a party primary, he is simply a loser. 

Take a look at how much influence the candidates defeated by Mitt Romney really have in the party today.  Who is being talked about now?  Jeb Bush, who had the wisdom to steer clear of this election’s primaries. 

I worry about the path Italy is taking, Stefano.  The rascals who ruled post-war Italy were symbols of corruption and non-democratic arrogance.  But the boat, leaking in many places, sailed.  Could the populist Berlusconi have produced the economic miracle?  I don’t think so.  He didn’t even do very well during good times.

I look forward to my return and the chance to benefit, regularly, from our conversation.

Cheers,

Stan


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