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NEW YORK/ Rinascimento Harlem

Dal “Corner” di Marcantonio al Cotton Club (tempio della musica jazz) si sta assistendo a una notevole resurrezione sociale e immobiliare

Dal “LUCKY Corner” di Vito Marcantonio ad est, fino al “Cotton Club” mecca del jazz ad ovest, Harlem, il rione culla della cultura afro- americana sta vivendo il boom della sua resurrezione sociale e immobiliare, tanto da presentarsi ora come naturale prolungamento delle Upper East e Upper West Side di Manhattan. Per la parte East di Harlem sono allo studio o in fase di realizzazione progetti di nuove costruzioni commerciali e abitative, in particolare in un’area compresa nel perimetro fra E 115th e E 132nd Street, comunemente chiamata “gasoline alley” lungo Park Avenue.

East Harlem, comprese anche Madison e Lexington Avenue, sta per trasformarsi dall’attuale desolato bacino adibito ad uso industriale e assai poco attraente, ad un rione abitativo e fiorente che disporrà dei servizi adeguati. Buona parte del tratto di Park Avenue da 116th Street verso nord, che scorre di fianco alla linea ferroviario Metro-North sopraelevata attualmente occupata da officine meccaniche, gommai, distributori di benzina e lotti vuoti recintati, si prepara a una grande trasformazione.

Secondo fonti attendibili, l’angolo Park Avenue e 116th Street dove si trova il famoso mercato, presto potrebbe diventare La Marqueta Mile, un centro commerciale lungo un miglio a cielo aperto sotto i binari del treno, dove verranno collocati 900 stand fra attività artigiani ed esercizi commerciali, un progetto di sviluppo da 50 milioni di dollari.

All’angolo tra 120th Street e Third Avenue un lotto di terreno è pronto per il cantiere di un complesso di abitazioni e spazi commerciali alto 14 piani che sarà terminato entro il prossimo anno. Ad East Harlem sono già arrivati supermercati, concessionari d’auto, le filiali di banche sono spuntate come i funghi, ma la zona richiede ancora un intervento più robusto, che la renda insomma più brillante ed attraente con sale da ricevimento, cinema e negozi che vendono cibo, frutta e verdura freschi, oltre ad attrazioni che soddisfino le esigenze dei giovani e delle famiglie.

Il rione, oltre a vivere un ritorno alle origini di nipoti di italiani che l’abitavano quando Fiorello La Guardia era sindaco e il “comunista” Vito Marcantonio faceva i comizi a 116th Street e Lexington Avenue, ha visto un influsso di giovani generazioni e famiglie che hanno determinato l’estensione della Upper East Side a nord. Basta attraversare la Quinta Avenue per entrare nel territorio della West Side di Harlem che lungo la via principale 125th Street mostra il fiore all’occhiello della cultura afroamericana, l’Apollo Theater, dove sono nate alcune delle mitiche star della musica americana.

Anche qui si respira aria di rinnovamento, con il ritorno al passato, agli anni d’oro dei nightclub di Harlem e dell’era del cabaret, dei supper club, del bebop e di Count Basie, per ricreare quella cornice dimenticata da decenni che ha fatto da sfondo alla vita notturna degli anni frizzanti Trenta e Quaranta con il debutto della nuova versione previsto per febbraio prossimo.

La continuazione di Fifth Avenue ad Harlem si chiama Frederick Douglass Boulevard, un’arteria ampia che si sta reinventando, trasformandosi proprio in quello che gli europei chiamerebbero un boulevard con caffé, ristoranti, negozi, boutique e altre attività commerciali, un luogo piacevole insomma per passeggiare e fare shopping.

Qui nella West Side, il boom immobiliare è palpabile. Appena una nuova costruzione diventa abitativa c’è la corsa all’acquisto e molti edifici per molto tempo lasciati nell’abbandono vengono restaurati, adattati alle esigenze dei giorni nostri e affittati in un baleno. Certo ci sono ancora vecchi esercizi che mostrano la vecchiaia dalla facciata come il negozio di merce tutta a 99 centesimi, accanto al ristorante cinese da asporto, ma a fianco a questi relitti di una Harlem antica ne sono sorti nuovi e più sofisticati con prodotti della terra biologici, sushi bar, birrerie, bistrò, forni, pasticcerie e ristoranti italiani.

Che l’immobiliare ad Harlem stia andando a gonfie vele lo conferma la presenza delle più titolate agenzie immobiliari che si sono piazzate lungo Frederick Douglass Boulevard e le altre importanti Avenue e vale per tutti l’esempio di uno degli ultimi appezzamenti di terreno abbandonati a 115th Street recentemente venduto per oltre 4 milioni di dollari. Più a ovest, quasi sulla sponda dell’Hudson River, sta lavorando a tutta forza il cantiere impegnato nella costruzione del nuovo complesso del campus della Columbia University, proprio di fronte al Cotton Club al termine di West 125th Street.

Qui si tocca con mano la diversità del rione e il cambiamento demografico, con i bianchi che continuano a marciare verso nord e i neri residenti che invece si trasferiscono altrove, come dimostrano i dati del Censimento relativi al decennio 2000-2010.

Indicano che i residenti della comunità afroamericana che 10 anni fa rappresentava l’81 per cento della popolazione, ai giorni nostri è scesa al 64 per cento. In contrasto, la presenza della popolazione bianca è passata dal 6 per cento di 10 anni fa al 20% attuale, facendo peraltro aumentare la media delle entrate delle famiglie del 67 per cento. L’arrivo di nuovi giovani residenti ha determinato lo status trandy di questa area destinata ad una reale trasformazione nel giro di pochi anni. Come tutti i cambiamenti, anche la resurrezione di Harlem si presenta con due facce: la prima è l’opportunità per rivitalizzare il rione e creare nuovi posti di lavoro, dall’altra faccia è destinata a sopprimere tutte quelle piccole attività chiamate mom-and-pop che per anni e decenni hanno fatto parte integrale dell’ambiente.

La sera poi, quando si accendono le insegne degli esercizi lungo i Boulevard e le Avenue, Harlem brulica di gente, molti giovani e famiglie con bambini a passeggio o diretti in qualche locale, che camminano tranquilli in una Harlem dove non ci si deve più guardare alle spalle e dove la microcriminalità stradaiola è solo un brutto ricordo del passato che tutti vogliono dimenticare.

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