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Ripartono con l’Alfetta, serviti e riveriti

di Elisabetta De Dominis
Il vice premier Angelino Alfano con il Premier Enrico Letta in Parlamento

Il vice premier Angelino Alfano con il Premier Enrico Letta in Parlamento

Il governo Alfano-Letta mostra subito un grande appetito

 

Si sa che di questi tempi bisogna stare con i piedi per terra. Il momento migliore per ricordarcelo è alle otto di sera quando stiamo cenando con il televisore acceso. Lo spot sulla micosi delle unghie fa davvero bene alla linea. Per non parlare di quello sulle perdite urinarie delle trentenni… Un altro spot e l’anoressia è assicurata. Meno male che arrivano subito i tg rassicuranti sul governo e si riacquista l’appetito.

Il governo sembra abbia un buon appetito, a contare i nuovi 63 membri che dovremo mantenere, tra cui 40 irrinunciabili sottosegretari. Altro che governo di servizio: si delinea un governo servito e riverito. A cominciare dall’intensificazione della scorta dopo la sparatoria davanti a Palazzo Chigi, perché l’attentatore ha confessato che mirava ai politici. Infatti il neo ministro dell’Interno ha raccomandato ai colleghi di  “non avere remore a utilizzare le macchine di servizio e farsi proteggere dalla scorta”.  Questi non governano a loro rischio e pericolo ma nostro, visti i costi. Presumo che la scorta rimarrà anche agli ex, Berlusconi in primis, e alle sue ex seducenti ministre e sedicenti politicanti.

Proprio adesso che è scoppiata la pace tra destra e sinistra, il momento idilliaco è rovinato dalla paura per l’incolumità degli uomini che dovranno rappresentare la democrazia della nostra Nazione. Il povero Paolo Becchi, professore all’università di Genova, è stato in questi giorni impallinato dall’ipocrisia degli intervistatori televisivi solo per aver proferito questa frase: “Se la gente prende i fucili, poi non ci si lamenti”. E’ stato accusato di essere un grillino, fomentatore di odio sociale. Il fatto è che chi sta bene non capisce chi sta male, molto male, e si meraviglia quando qualcuno commette un atto esecrabile verso il prossimo. Ma chi non vorrebbe impallinare, almeno nel sogno, quel personaggio inquietante di Befera, deus ex machina dell’organizzazione fiscale dello Stato, che ha instaurato un regime capestro applicando interessi da usura ai cittadini che non riescono a pagare nei tempi le loro tasse?

Tornando a discorsi più ameni, possiamo dirci soddisfatti ora che abbiamo vestito e calzato un nuovo governo: non resta che farlo partire. L’auto scelta è ancora rigorosamente italiana un’Alfetta, Alfano+Letta, benché con qualche elemento straniero.

Sembra però che non tutte le vie partano da Roma, perché Alfano vorrebbe partire elargendo trionfalmente l’Imu versata, mentre Letta vorrebbe dare priorità allo sviluppo per far ripartire i consumi. Tuttavia il pronostico è che il 2014 porterà la ripresa. Se poi ciò non dovesse avvenire, si darà la colpa al caso fortuito e alla forza maggiore, che nella realtà non mancano mai e nei codici sono sempre contemplati.

Tutti sono unanimi nel partire dagli incentivi al lavoro dei giovani, ai mutui facilitati per i giovani. Perché poverini devono avere la pappa pronta nella casetta loro. Un lavoro dipendente da manager è il must, pochi pensano al lavoro intraprendente. A rischiare mettendosi in proprio non ci pensa nessuno. Ad abbandonare la patria per fare gli emigranti di lusso men che meno. Vuoi mettere stare vicino a papà e mammà serviti e riveriti? Si tace per ora sugli incentivi al lavoro per la generazione dei cinquantenni, molti senza lavoro e con famiglia a carico. L’Italia non è un paese per i padri, solo per nonni e nipoti. Della serie: Presidenti a vita – Largo ai giovani.

Vorremo sentire piuttosto un programma serio sulla lotta all’evasione, la redistribuzione della ricchezza, il taglio della spesa pubblica, la gestione dei prestiti da parte delle banche (finora super foraggiate), sulla riforma di Equitalia, sulla valorizzazione del made in Italy e il rilancio dell’artigianato. Vorremo che l’etica entrasse nelle menti di chi ci governa. Perché il grande equivoco, come ha detto il filosofo Agamben, è che la parola pistis, che in greco antico significava fede, ora significa credito. Ma una società che crede solo nel credito è condannata. E, aggiungo, senza profondità di pensiero si affonda. Come la Lega, che sta naufragando abbarbicata allo yacht acquistato dal figlio di Bossi con i soldi dei rimborsi elettorali.

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