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Ho preso una cotta per Letta

Il capo del governo italiano Enrico Letta con il Segretario di Stato Usa John Kerry

Il capo del governo italiano Enrico Letta con il Segretario di Stato Usa John Kerry

Il nuovo capo del governo italiano ha imposto il suo stile

Non c’è dubbio che l’uomo del momento sia lui, Enrico Letta, Presidente del Consiglio italiano. Colui il quale afferma che un Governo dovrebbe essere come un quadro di van Gogh, cioè dalle tinte forti, “dove (sue parole) il giallo sia giallo, il blù sia blù”. Ma Luigi Lusi, l’ex-tesoriere della Margherita sotto inchiesta da parte della Magistratura, dice che parte dei soldi spariti un bel giorno dalle casse del partito, finirono “anche” nelle tasche di Enrico Letta. Prove, però, non ne sono state finora esibite. Perciò, almeno per noi, il Presidente del Consiglio è pulito.

E’ un uomo nel quale credere. Il suo stile s’è subito imposto. E’ lo stile, a nostro avviso, della persona mite, della persona (caso raro in Italia…) la quale sa ascoltare, sa anche capire punti di vista diversi dal suo. Ma che, al momento opportuno, sa sfoderare “gli attributi”, sa far sfoggio di fermezza. E’ un uomo sicuro di sé. Secondo noi, gli è preziosa alleata una capacità di concentrazione da far invidia. Sembra uno che non senta la fatica; che, anzi, più duro e severo è il lavoro, tanto meglio. C’è un che di serafico in lui, ma dietro il “velluto” dev’esserci l’”acciaio”… Eppoi, è un uno che conosce alla perfezione il Francese. Altri esponenti politici italiani che siano padroni del Francese o dell’Inglese o del Tedesco, noi non ne conosciamo… Non ne abbiamo incontrato uno. Questo signore è uno che deve aver letto Voltaire e Rousseau, Balzac e, forse, anche Gide, Bernanos, Bataille.

La nostra impressione è che Letta voglia un’Italia moderna (non “modernista”), un Paese popolato di gente che non punta sul “sentito dire”, che non s’attarda più in giochini di parole o nella sciocchissima abitudine di banalizzare termini della Lingua inglese, della Lingua tedesca… Una società finalmente seria, sobria come potevano esserlo numerosi italiani di 100 anni fa. Una società per la quale il denaro non sia l’entità che più conta, ma nella quale chiunque con la propria opera sia messo in condizione di guadagnare in misura tale da condurre una vita perlomeno dignitosa. Una società dalla quale siano spariti i padreterni, nella quale non si sia più costretti a sopportare anticamere che non finiscono mai, anticamere che umiliano, avviliscono. Una società nel cui interno il settore privato non possa più fare i propri comodi. Un’Italia con regole ben precise, come accadeva una volta. Un’Italia che magari torni alla Lira… E nella quale venga riportata a vita nova la SIP!

Ora il Presidente del Consiglio ha in animo la riduzione, sensibile, degli stipendi dei ministri, allo scopo di devolvere la differenza agli Italiani che hanno perso il lavoro, agli Italiani addirittura privi della cassa integrazione. Se abbiamo ben capito, in un secondo tempo i ministri della Repubblica non percepirebbero più lo stipendio, appunto, da ministri. Tanto (ve lo assicura il vostro qualunquista), questi personaggi sono di per sé individui abbienti, agiati. Non hanno preoccupazioni… Non conoscono assilli. Vivono ancor più comodamente d’un Lord Sutherland, d’un Lord Rothermere…

Ha già cominciato a mettere parecchia carne al fuoco, Enrico Letta. Ma del resto un Paese lo si salva solo mettendo, sì, molta carne al fuoco.

                                                                 Questo articolo esce anche su Oggi7-America Oggi

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