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Berlusconi e Ruby: il problema non è il sesso, ma i cortigiani

di Peter Gomez - Il Fatto Quotidiano

Dimenticatevi le tette, i lustrini, le donnine seminude travestite da infermiera sexy o da Ilda Boccassini. Smettete anche di chiedervi come stia di testa un tizio ultrasettantacinquenne che una volta alla settimana organizza cene con una ventina di ragazze in cui è (quasi sempre) l’unico uomo: tavolate durante le quali si mangia sempre lo stesso menù e si raccontano sempre le stesse barzellette. Non perdete nemmeno tempo a interrogarvi su cosa succede dopo. E se davvero credete alla versione di nonno Silvio – “niente sesso, sono Berlusconi”, viene da dire – non fatevi poi domande sulla solitudine un po’ triste di un vecchio tycoon prestato alla politica che, per piacere e avere la casa piena di giovani, è costretto a pagare le sue ospiti.

In questa storia, intanto, il vero problema non sono le ossessioni di un anziano signore, i reati eventualmente commessi (di questo se ne occupano i tribunali) o la disinvoltura delle sue cortigiane. Il problema sono i cortigiani. Sono gli uomini (e le donne) che (solo per ipocrisia) non farebbero mai commercio delle loro parti basse, ma che vendono, per denaro, potere, opportunismo e carriera, qualcosa d’infinitamente più prezioso: il cervello.

Discutere se ci sono o non ci sono le prove per condannare il leader del Pdl è infatti legittimo. Negare invece che con i suoi comportamenti Berlusconi, quando era premier, abbia consapevolmente messo a rischio la reputazione e la sicurezza del Paese, è da bugiardi.

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