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Il signor Letta incompreso dagli italiani

Il Presidente Letta con Don Ciotti alla cerimonia in ricordo della strage di Capaci. (Laboratorio fotografico Chigi)

Il Presidente Letta con Don Ciotti alla cerimonia in ricordo della strage di Capaci. (Laboratorio fotografico Chigi)

Ma che cosa ci vuole perché la maggioranza dell’elettorato si stringa intorno a una guida? Ci vuole un tipo untuoso coi forti, sprezzante coi deboli? Ci vuole uno che dichiari di voler costruire “il ponte sullo Stretto”?

E così, la maggioranza degli Italiani non ha fiducia nel Governo Letta. Questo il risultato di un sondaggio commissionato dal quotidiano “la Repubblica” e il cui risultato è stato diffuso venerdì scorso: da un gradimento massimo del 48 percento, che risale a poco meno di un mese fa, il Presidente del Consiglio scende adesso al 45 per cento. Ben poco se si pensa che a Palazzo Chigi Mario Monti toccò addirittura il 62 percento e che Prodi seppe arrivare al 53, Berlusconi al 59. I sondaggi non sono scienza esatta, variano gli uni dagli altri; alcuni appaiono macchinosi. Ma un fondo d’attendibilità ce l’hanno. Di sicuro, Enrico Letta a un italiano su due, se non due su tre, non piace. Questo, tuttavia, non ci sorprende. Non può sorprenderci. Non c’eravamo mai fatti illusioni che il Presidente del Consiglio avrebbe mietuto consensi spettacolosi. Già vari giorni addietro l’avevamo sentita nell’aria la sorda ostilità verso il capo dell’Esecutivo. Avevamo riscontrato indifferenza nei suoi riguardi. Non c’era rimasto altro da fare che scuotere la testa. Altro non ci resta da fare che interrogarci sulla natura, sul carattere, sugli umori degli Italiani come essi si presentano oggigiorno… Sembriamo un popolo senza Storia, sprovvisto di senso critico, incapace di capire quali siano i nostri veri interessi.

Enrico Letta, quindi, “non” piace? Certo che non piace! “Non” piace poiché è un signore. All’Italiano, all’Italiana confezionatici dalla società dell’individualismo, dalla società d’un neo-materialismo che Pareto, Weber, Gramsci, Mussolini studierebbero volentieri; i signori “non” piacciono. Loro li trovano “troppo diversi”. Li trovano “troppo distanti”. Non sono alla mano!, si sente dire, e così in rampolli di antiche casate sorge un complesso di colpa ben più acuto di quello avvertito negli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta dalle loro mamme, dalle loro nonne, da vari papà, varie zie. Non ci si vuol rendere conto che è proprio il tipo “alla mano” che prima o poi t’inganna, t’imbroglia; ti pone pericoli. Il carrierista politico è divorato da una tale ambizione che, per prima cosa, si mette a fare, sissignori, “l’uomo alla mano”. Così raccoglie voti, strappa applausi. Centra l’obiettivo. E di te, poi, nulla più gli importa.

Ma come? Questo Presidente del Consiglio piazza al vertice della propria agenda la drammaticissima questione del Lavoro in un Paese come il nostro che cade a pezzi. Questo Presidente del Consiglio prende di petto l’Unione Europea, intima all’Unione Europea di non dare nel modo più assoluto ai cittadini l’impressione d’essere una gabbia che soffoca Paesi, soffoca famiglie; altrimenti, come lui stesso ebbe a dire poche settimane fa, si creerebbe “un problema democratico”. Ma che cosa ci vuole allora perché la maggioranza dell’elettorato si stringa intorno a un capo, a una guida? Ci vuole un tipo pretesco, untuoso coi forti, sprezzante coi deboli che solo a parole afferma di voler tutelare? Ci vuole uno che dichiari di voler costruire “il ponte sullo Stretto”…?

Certo che Enrico Letta è un signore. Basta guardarlo. Basta fissarlo negli occhi. Ha occhi puliti, ha il tratto, sì, del signore; di quello vero, molto vicino coi fatti agli “umili”. S’allunga così in Italia la lista degli incompresi…

                                                                       Questo articolo esce anche su Oggi7-America Oggi

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