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Le mille Italie alle urne. Più insicurezza che voglia di cambiare

di Mattia Feltri - La Stampa

Leadership in declino a Roma, fallimenti economici a Siena, i travagli del Nord. E una protesta che ora pare frenare

 

 

Le elezioni amministrative di oggi e domani sono un modo di guardare in faccia all’Italia, un Paese in cui basta percorrere dieci chilometri per trovarsi immersi in un mondo diverso. Si pensa a Roma, dove meglio si respira il declino delle leadership e prevale una resistenza passiva che finirà col favorire il voto più conservativo, che sia di destra o di sinistra.  
 
Si pensa a Siena, il modello dell’autarchia danarosa e immutabile, infine travolta non soltanto dalle sue spietate faide risorgimentali ma anche dal vento globale che soffia da un bel po’, e al quale la banca del territorio non è più in grado di resistere. Si pensa a Imperia, la capitale planetaria dell’inciucio dove rossi e neri (ex Ds ed ex An) si mettono insieme pur di abbattere il vecchio ras, Claudio Scajola, il ministro che ha attraversato la prima e la seconda Repubblica, e aspetta il tracollo dell’inciucio per mettere il naso in un’eventuale terza. Si pensa ad Ancona, la repubblica marinara che non si capacita della marginalizzazione del suo porto, dell’economia che segue altre tratte, di altri mari diventati più appetibili, e di un futuro che riserva crisi e cassa integrazione.  

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