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Inaugurato a Roma il Giardino degli Italiani nel mondo

di NoveColonne ATG
Francesca Alderisi ed il Signor Aldo Marcozzi sotto la targa del Giardino Italiani nel Mondo a Roma

Francesca Alderisi ed il Signor Aldo Marcozzi sotto la targa del Giardino Italiani nel Mondo a Roma

Un tributo agli emigranti e un modo per ricordare i legami con la propria terra di chi ha lasciato il proprio paese, ma continua a portarlo nel cuore

Fra tanta gente che va via emigrante solo er romano pare ‘n condannato perché lontano da sto Cuppolone nun trova più a forza de campa’. Li ricordi che c’ha ‘n core je rinnovano er dolore, quanno pensa a Roma sua più lontano nun sa sta’…”. Emigrare significa avere il coraggio di fare una scelta. Ogni scelta rappresenta una perdita. Una perdita molto spesso è dolore: ecco perché spesso chi dice emigrazione dice sofferenza, lacrime, rimpianti. E di malinconia e amore per la propria terra parla questa poesia romanesca.

A scriverla è stata Lea Mina Ralli. Romana di Roma, ha più di novant’anni, da sempre scrive poesie. Ha pubblicato libri e ricevuto riconoscimenti. Queste parole le ha dedicate a una persona speciale: ad Aldo Marcozzi, un emigrante romano che vive negli Stati Uniti da oltre mezzo secolo e che è tornato a Roma, dopo quasi 40 anni, direttamente da Philadelphia. I due sono stati protagonisti di un evento: l’inaugurazione, a Roma, del Giardino Italiani nel Mondo: in Piazza Gentile da Fabriano infatti c’è una targa che è molto più di un simbolo ma un segnale di attenzione e riconoscenza verso quanti, in oltre un secolo di storia, hanno lasciato l’Italia per cercare altrove un futuro migliore. La Capitale si è impreziosita, infatti, di “un giardino di ricordi”: ricordi che hanno a che fare con guerre, povertà, fame. Con partenze e sempre più rari ritorni. Ricordi che impongono però una riflessione: sono sempre di più gli italiani che emigrano all’estero.

Negli anni ’50 – come è accaduto ad Aldo – si partiva con una valigia di cartone oggi, invece, “muniti” di smartphone e tablet. Sicuramente – complici le nuove tecnologie –  i nuovi emigranti sapranno ber rimanere in contatto con amici o familiari ma, come è accaduto per i loro nonni, vivranno la stessa  malinconia, la stessa tristezza. Spesso sentiranno la lontananza e avranno il desiderio di tornare a casa. Anche a questi emigranti coraggiosi, ambiziosi, talentuosi, determinati e troppo spesso dimenticati Roma dedica uno spazio. Un  omaggio a  chi ha lasciato il Paese ma non l’ha mai dimenticato.

L’idea del Giardino Italiani nel mondo nasce in seguito “ad una puntata di Sportello Italia andata in onda anni fa in cui siamo stati portavoce e promotori del desiderio da parte di alcuni telespettatori di Rai Internazionale di avere un luogo dedicato ai nostri connazionali – spiega Francesca Alderisi, per anni conduttrice del programma promotore dell’intitolazione – il Comune di Roma ha esaudito questa richiesta dedicando uno spazio della città agli Italiani nel mondo, come gesto di attenzione e riconoscenza verso quanti sono partiti ed hanno lasciato il nostro paese, anni fa come adesso”. E all’inaugurazione di uno spazio dedicato all’emigrazione non poteva dunque mancare un vero e proprio emigrante, Aldo Marcozzi: i suoi occhi si fanno più lucidi quando dice “io mi sento italiano al 100 per 100” e quando pensa alla sua infanzia o al suo arrivo in  America “non è stato per nulla facile. E’ stata una vita di sofferenze”. “Ho un legame fortissimo con Roma, la sento ancora come la mia città – confessa – trascorro ore e ore davanti al computer: mi collego su Internet per sapere che succede qui, a volte solo per sapere se a Roma sarà oppure no una bella giornata di sole”. “Sono 60 anni che manco dall’Italia. Sono partito nel 62 e tornato una volta sola,  nel ’75. Non ho mai però dimenticato l’italiano, Roma è molto cambiata. Invidio i miei cugini, zii, nipoti, figli e figli dei miei cugini che hanno goduto ciò che io non ho potuto”. Aldo Marcozzi è nato 78 anni fa in via degli Arvali, al Quadraro. “La mia storia – ha detto –  è lunga e triste, si aggrava quando penso al mio luogo di nascita. Sfortunatamente contro la mia volontà dovetti lasciare quell’amato quartiere all’età di 15 anni, stavo frequentando le medie nella scuola Albio Tibullo. Mio padre stanco della guerra (7 anni) volle ‘emigrare’ in un altro paese così con tanta tristezza nel cuore dovetti lasciare i ricordi d’infanzia, tesoro più pregiato della nostra vita”. Ma quella di Aldo è solo una delle tante, tantissime storie di emigrazione: gli italiani all’estero sono 4,2 milioni. Inoltre, all’estero vivono tra i 60 e i 70 milioni di persone di origine italiane.

“Aldo è una rappresentanza. Ci sono tante storie belle e emozionanti, gli italiani all’estero vanno raccontati ma non con nostalgia: i figli di questi emigranti oggi sono giovani e ben integrati nella comunità in cui vivono: la cosa bella però è che non dimenticano mai le loro origini” ha detto Francesca Alderisi.  “In queste occasioni lo spirito di italianità si ravviva. L’Italia è stata spesso avara, è stata matrigna nei confronti di coloro che l’hanno lasciata in cerca di fortuna all’estero. Sono questi italiani però che ci hanno dato un esempio importante e hanno dato riconoscimento all’italianità nel mondo” ha detto, invece, Giorgio Masino, vice presidente dell’Assemblea Capitolina che ha rappresentato il sindaco di Roma Gianni Alemanno in occasione delle cerimonia di inaugurazione del Giardino Italiani nel mondo.  “L’emigrazione – ha  aggiunto  Masino – è un’esperienza sociale che ha segnato il nostro passato e che è tornata a manifestarsi negli ultimi anni attraverso quei giovani che hanno deciso di lasciare l’Italia per cercare all’estero spazio e maggiori garanzie per la loro creatività, inventiva e capacità imprenditoriale. Essi sono per il paese, da un lato, un pezzo della nostra storia da ricordare sempre con affetto e, dall’altro, un potenziale socio-economico col quale non dobbiamo mai rompere i ponti, così da poter creare le condizioni affinché essi possano far ritorno in qualsiasi momento”. Dopo tanti anni di attesa, Roma, prima città nel Paese, dedica quindi uno spazio prestigioso e centrale della propria città agli Italiani nel Mondo esaudendo un desiderio di alcuni e pagando un obbligo di riconoscenza verso tanti altri. “Roma – ha sottolineato, infatti Alderisi  – è la prima e unica città d’Italia che avrà nella propria toponomastica un luogo dedicato ai  milioni di italiani all’estero”.  Alderisi ha poi voluto  ricordare la figura di Mirko Tremaglia: “Ministro per gli Italiani nel mondo che per primo ha saputo riconoscere l’importanza e il valore di nostri connazionali all’estero e che per loro ha dedicato un’intera vita. Un grande uomo innamorato degli italiani nel mondo”.

All’inaugurazione del Giardino Italiani nel Mondo, in piazza Gentile da Fabriano, ieri c’era anche Renata Bueno, deputata italo-brasiliana del Gruppo Misto: “Ho vissuto l’esperienza di un consiglio comunale e so bene cosa significa per una comunità avere un punto di riferimento, una piazza, o come in questo caso un giardino. Sono simboli che rappresentano qualcosa di profondo e in questo caso è un omaggio importante agli italiani nel mondo. Trovo questa iniziativa molto interessante come è importante avere in parlamento una rappresentanza degli italiani all’estero. Sono contenta di essere di qui e di partecipare a questa inaugurazione e sono contenta che Roma ospiti il giardino dedicato a tutti gli italiani nel mondo”. Bueno ha poi voluto ricordare le parole del ministro degli Esteri Emma Bonino sugli italiani all’Estero: “Ho apprezzato molto quanto sostenuto dal ministro che ha sottolineato che è necessaria una maggiore attenzione alla nuova generazione di italiani nel mondo. Io ho un nonno italiano e amo l’Italia e le sue tradizioni. Io sono venuta in Italia per conoscere le origini della mia famiglia e non solo”. A proposito delle nuove generazioni la deputata si augura “nuove forme di collaborazioni, scambi culturali, progetti con le università e progetti di formazione lavorativa”.  A proposito del fenomeno della “nuova emigrazione” Bueno è positiva: “E’ vero, in molti vanno a studiare e a lavorare all’estero e non tornano più a vivere in Italia. La cosa importante però è che non dimenticano mai le proprie origini e le proprie radici, le proprie tradizioni, la propria terra e i propri affetti. E’ questo quello che conta: sono cose che nessuno ti può portare via. Mai”.

Fonte: 9colonne.it

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