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In bocca alla lupa, Roma!

Ignazio Marino e Gianni Alemanno, candidati al ballottaggio per sindaco di Roma

Ignazio Marino e Gianni Alemanno, candidati al ballottaggio per sindaco di Roma

Oggi e domani si vota per il sindaco di una capitale che, per la sua storia, ha il diritto ad essere piú amata

Oggi e domani ballottaggio a Roma per la carica di sindaco fra Gianni Alemanno del Pdl e Ignazio Marino del Pd. Elezioni per la conquista di Roma quindi…

Ma Roma è ben più d’una città. Roma è “la” Storia. La nostra Storia – e anche quella dei Francesi, dei Tedeschi, degli Inglesi, degli Spagnoli e di altri popoli e etnie ancora. Qualcuno un giorno di tanto tempo fa disse che “senza Roma il Cristianesimo sarebbe rimasto confinato in Palestina”.

Roma: da duemila anni esercita in tutto il mondo un richiamo formidabile. Ne sentono il fascino genti che pure non hanno mai messo piede fra Ponte Milvio e il Quarto Miglio. Che non hanno mai potuto posare lo sguardo sul Palatino, sul Campidoglio, sulla Via Sacra, su Piazza del Popolo, sul Circo Massimo. Non hanno mai visto i pini di Roma, che a Ottorino Respighi ispirarono una delle sue opere più suggestive. Roma è immensa e, al tempo stesso, raccolta. La varietà delle sue bellezze è stupefacente: Monteverde è diverso dall’Esquilino, così come San Giovanni è diverso dall’Aventino; Ponte da Monti, Trastevere da Ripa e così via, in un “crescendo” che tocca le corde dell’anima.

Roma conquistò Goethe, Cechov, Mommsen, Orson Welles; Gregory Peck e Audrey Hepburn, Gary Cooper e James Mason, Tyrone Power e Linda Christian; e altri letterati, altre celebrità ancora. Non piacque però agli squadristi milanesi, bresciani, mantovani, i quali, fra il 28 e il 30-31 ottobre 1922 la trovarono “sorda”, “equivoca”, “infingarda”… Ma questo è un altro discorso.

Oltre mezzo secolo fa, Alexis de Curvè (autore delittuosamente dimenticato) scrisse “Tempo di Roma”, romanzo autobiografico, toccante: uno dei “canti” più sublimi levati in onore di Roma, della Roma da lui conosciuta grosso modo fra il 1946 e il 1950.

Roma… E’ la città che ci ha dato Ettore Petrolini, Trilussa, Aldo Fabrizi, Giovanna Ralli, Marisa Merlini, Paolo Stoppa. E’ la città che nel 1960 (a soli quindici anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale) seppe organizzare in modo impeccabile i Giochi Olimpici: esempio di efficienza, rapidità d’esecuzione; stile. Lo stile italiano, lo stile romano. Di allora…

Oggi Roma è invece abbandonata a se stessa. Sfigurata da moltitudini di automobili ingombranti, inguardabili; sfigurata da negozi (se così si possono chiamare), da bar-ristoranti (beh, ristoranti poi…) con tanto di tavoli e seggiole sulla strada, sul selciato, in quest’orgia modernistica di volgarità, di pacchianeria, di chiasso, frastuono, frenesia burattinesca; di comportamento “alla mano”. Così è stato stravolto anche il Pantheon. Il Pantheon che meriterebbe la necessaria solitudine ed è invece assediato dai tavolini in plastica, dalle insegne vistose; insultato dalla pretenziosità, usato per basso tornaconto bottegaio. Altrove, sudiciume; sudiciume nelle strade, sui marciapiede, in aiuole e giardini.

Eccola Roma… Roma che non riceve l’amore cui ha diritto.

Eppure oggi si vota per lei. In bocca alla lupa, Roma!

 

Questo articolo viene pubblicato anche su Oggi7-America Oggi

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