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Vittime di un giornalismo malsano

Le dimissioni di Josefa Idem, ministro per le Pari opportunità e lo sport

Le dimissioni di Josefa Idem, ministro per le Pari opportunità e lo sport

Le dimissioni della ministra Josefa Idem e la storia ignorata della maestra di Alicudi

Inauguro questa rubrica parlando di una ministra massacrata e di una maestra abbandonata. Cosa hanno in comune? Vivono nell’Italia contemporanea e ognuna a modo suo sconta il destino che accomuna milioni di italiani: vittime di un giornalismo malsano. Potrei usare altri aggettivi, ma alle malefatte della stampa di casa nostra ho certamente contribuito pure io, dato che da 25 anni faccio il cronista di nera e giudiziaria per un quotidiano che è l’esatta fotografia della terra dove viene stampato.

Ma andiamo a noi. Perchè questo sistema è malsano? Perchè punta sempre al ribasso, sbrana quando qualcuno è già sbranato da altri poteri e la sua sorte segnata da altre circostanze. Poi diventa garantista, superficiale, direi soprattutto conformista, quando al contrario bisogna stare un passo indietro, non sbilanciarsi, evitare gli approfondimenti e soprattutto le notizie e le vicende che non ti fanno fare carriera, non producono il richiamo in prima pagina, insomma non ti portano da nessuna parte, tantomeno nei talk-show, tempio mediatico del narcisismo giornalistico. Per questo voglio parlare di queste due vicende umane, apparentemente lontanissime.

La ministra Josefa Idem, sportiva olimpionica, si è dimessa nell’ignominia generale perchè accusata, probabilmente a ragione, di avere evaso l’Imu. Non è indagata, forse lo sarà tra qualche giorno magari per abusivismo edilizio, non è stata mai rinviata a giudizio, non è stata condannata. Fino a qualche giorno fa era l’esempio positivo di una donna che sapeva conciliare sport e famiglia, con principi e valori esemplari. Poi è comparso un articoletto su un giornale locale sulla sua casa-palestra di Ravenna che non era a posto con le imposte immobiliari ed è iniziato il valzer delle accuse. Prima i giornali di centrodestra che non vedevano l’ora di fregare un esponente del centrosinistra sul tema dell’onestà, poi quelli di centrosinistra che non potevano restare indietro. Loro difendevano un evasore fiscale? Mai. E così la povera ministra è rimasta stritolata in questo meccanismo perverso. Si è dimessa il giorno della condanna a 7 anni di Berlusconi. E se Berlusconi fosse stato assolto? Il premier Letta l’avrebbe cacciata lo stesso? Oppure tutto si sarebbe messo a posto? Lo so, l’interrogativo è capzioso, comunque resta. Lei per una settimana è stata accusata di tutto, sbertucciata in modo «bipartisan» perchè ad entrambi gli schieramenti faceva comodo così.

Un’altra domanda a me stesso. Se in Italia non ci fosse un’informazione così orientata e partigiana, la ministra Idem avrebbe fatto questa fine? Un contributo di idee può venirci dalla Germania, dove la ormai ex ministra è nata. Alla conferenza stampa che lei ha lasciato sconvolta dopo appena 3 domande, c’erano anche una mezza dozzina di giornalisti tedeschi. Il giorno dopo sui loro giornali c’erano solo un paio di brevi. Hanno valutato il caso per quello che era. Lei ha ammesso di avere sbagliato, ha detto che era pronta a pagare con gli interessi e perfino una società calvinista come quella tedesca, non ha ritenuto la vicenda di grandissimo interesse. Da noi invece, abituati ad i ministri indagati, processati e condannati, il suo caso ha fatto enorme scalpore. Fino alle dimissioni. Alla faccia del garantismo della destra (tutti innocenti e bravi, e soprattutto al loro posto, fino al terzo grado di giudizio) e alle ponderate riflessioni della sinistra. Ma quando una testa deve rotolare, non si sono garantismi e riflessioni che tengano e via ad i processi ed ai fuochi d’artificio a mezzo stampa.

Nessun riflettore invece per la maestra di Alicudi, la più piccola e aspra isola delle Eolie, dove per quasi 20 anni ha vissuto e insegnato Teresa Perre che veniva dal profondo Nord. È stata mandata lì per sbaglio, lei è arrivata e non è voluta più andare via. «Ho visto bambini di 10 anni che non sapevano leggere e scrivere – ha detto Teresa in una breve intervista in un notiziario regionale -. Pensavo che fossero stati lesi i diritti fondamentali di ogni essere umano, per me era una questione di dignità umana». E così è rimasta su questo scoglio battuto dal vento, quasi sempre isolato d’inverno, a fare lezione a bambini di ogni età in una sola stanza, in estate affittata ai turisti. Adesso sta per andare in pensione, la sua storia andrebbe pubblicata su tutti i giornali perchè ci insegna a vivere e il suo esempio dà ancora una speranza a questo paese malato. Nessuno le ha dedicato una riga.

 

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