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Caso Shalabayeva. “Letture”, giornalismo e interessi

Romano Prodi  con Nursultan Nazarbaev

Romano Prodi con Nursultan Nazarbaev

L’affair dimostra che chi interpreta dovrebbe sempre essere, a sua volta, interpretato

Si potrebbe cominciare con l’osservare che il Kazakistan, in termini di risorse naturali è lo stato con più ricchezza pro capite al mondo. Ferro, carbone, metano e diversi altri minerali necessari nell’elettronica, nell’ingegneria nucleare, nella missilistica. Settori  strategici: sia nell’economia e nella politica civile, che in quelle militari, com’è evidente. E poi, naturalmente, ci sono le loro maestà, il Petrolio e il Metano, che, sin dal 1979, nel solo campo petrolifero di Karachaganak vedono la partecipazione di ENI, British Gas, Chevron Texaco e la russa Lukoil. Ed infine, perché le leve del potere non sono mai troppe, ci sono circa 150.000 ettari di terreno coltivato a cannabis e distese di omogenea vastità coltivate ad oppio; fino al 1991 era tutto legale.

Sicchè, quando si parla di Nursultan Abisuh Nazarbaev, al potere ininterrottamente sin dalla dissoluzione dell’URSS, è bene avere chiaro il quadro di partenza. E considerarlo anche in queste ore, quando si parla di “reputazione internazionale compromessa”. Ora, potrebbe suscitare una certa curiosità rilevare come, prima dell’affare Shalabayeva, l’interesse del c.d. centro-sinistra per il Kazakistan sia stato limitato ai movimenti di Romano Prodi.

Che, sin dal 4 maggio 1997 lo vide convinto sostenitore di questo Presidente-padrone; quel giorno, infatti venne insignito della massima onoreficenza del nostro Stato: Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica italiana con decoro di Gran Cordone. Officiante il Presidente Scalfaro, richiedente il Presidente del Consiglio Prodi. Peraltro (e a proposito di dimensione internazionale di ogni faccenda che riguardi Nazarbaev), è probabilmente il Capo di stato con più onorificenze al mondo: quattro sovietiche (non è nato ieri, in nessun senso), dodici kazake, trentasei straniere: dalla Russia al Regno Unito, dal Lussemburgo al Giappone, dalla Francia agli Emirati Arabi Uniti, alla Finlandia (si diceva dell’elettronica), all’Ucraina e, naturalmente, all’Italia. In tutto, fanno cinquantadue onorificenze ottenute dal 1972 al 2010.

Magari per questo Prodi ritenne proficuo, anche dopo la sua parentesi governativa, non distogliere lo sguardo dal Nostro: lo scorso marzo, lo Spiegel International informava che il Professore, insieme ad altri nomi nobili dell’area socialdemocratica europea (il tedesco Gerhard Shroeder, l’austriaco Alfred Gusenbauer, già cancellieri, nonché Tony Blair), è membro dell’International Advisory Board kazako; ruolo che implica incontri periodici e non disprezzabili remunerazioni: pare che Blair, in un solo anno, abbia ricevuto 9 milioni di Euro; ad ogni modo, è questo l’ordine di grandezza. S’intende, tutto compiutamente legittimo.

D’altra parte Prodi è un “consulente internazionale” autorevole, come lo definì la Procura della Repubblica di Roma (procedimento n° 11603/2002) in una richiesta di archiviazione che lo liberò dalla accuse processuali per la cessione Cirio-Bertolli-De Rica al Gruppo Unilever. E, pertanto, nulla di male che presti i suoi consigli, alla luce del sole e con serena continuità fino al 23 maggio, cinque giorni prima che cominciasse l’affair di cui si discute.

Bene. Resterebbe da capire, sul piano della politichina di casa nostra, il rimpianto per la sua mancata elezione a Presidente della Repubblica. Essendo egli un consulente internazionale con molti e multiformi contatti, trovarsi al Quirinale un alto consigliere di un uomo politico coinvolto in controverse e urticanti vicende di terrorismo, fondamentalismo religioso, armi di distruzione di massa, immigrazione illegale, traffico d’armi e droga, avrebbe potuto risultare non proprio un’idea geniale. Ma questo ci induce ad un'altra domanda. Ma cos’è la c.d. sinistra italiana? Come pensano, che cosa sanno, che cosa vedono, come guardano, come studiano (se studiano) questi ragazzini tutti Twitter e sussiego da boy scout? Degli anziani di tendenza conosciamo la mediocrità, ormai rodata da una ventennale esibizione; ma di questi? Sono il futuro della c.d. sinistra? Di Berlusconi sappiamo disinvolture, l’interpretazione brianzola delle istituzioni, le pacche sulle spalle al posto delle ambasciate, i suoi interessi e la loro accuratissima osservazione (magari qui si potrebbe rilevare una certa asimmetria, per lo meno politica, nel setacciare le varie personalità; ma non pretendiamo troppo). Ma questi chi rimpiangono?

Forse, può aiutare a capire il tumulto alimentato dalla nota lobby editorial-finanziaria. Abbiamo visto di chi stiamo parlando. Abbiamo visto che Nazarbaev non lesina. Sono stati contati almeno dieci interventi diretti dell’ambasciatore kazaco (“inaudito il suo comportamento” secondo il Presidente Letta) su ufficiali della Questura di Roma, fino al Capo di Gabinetto del Ministro Alfano. Tutte le persone coinvolte hanno tassativamente escluso che il governo sia stato informato. Il Presidente Napolitano, opportunamente, ribadisce l’aggettivo “inaudito”. Mentre però chiarisce che esistono “malevoli ed anche interessati critici detrattori del nostro Paese”, ponendosi a presidio del Governo contro avventurismi così smaccatamente alimentati. E, per inciso, così sbarrando la strada ad ogni “interessato” coinvolgimento del livello politico.

Soldi e funzionari; soldi e abusi; movimenti in apparenza pasticciati, ma forse lubrificati. E in un Paese in cui si straparla di corruzione dalla mattina alla sera, di che parliamo? Di “sospetta extraordinary rendition” della Shalabayeva. E chi ne parla? L’Alto Commissariato dei diritti umani, ci informa “Repubblica”; sì, proprio quello di cui Presidente della Camera è stato portavoce fino a tre mesi fa; proprio mentre a Panama viene tratto in arresto Seldon Lady, l’ex Capo Centro della Cia a Milano (l’unico contro cui esisteva un mandato di cattura internazionale), per un'altra rendition, quella di Abu Omar. Ma quante coincidenze!

 L’effetto, naturalmente, è di riaffermare un’immagine, una sintesi emotiva, a cui è preordinata l’insostenibile campagna su Alfano: da quest’ultimo al “povero Abu Omar”, si fa trasparire in sottotraccia “un certo dispositivo” e, ai suoi ordini, il solito manovratore politico spregiudicato e illegalistico. Passaporti e richieste d’asilo, diritti umani, mamme e figlie occupano “l’immaginario collettivo”; da dove scacciano un altro “dispositivo”: fatto di consulenze, petrolio, miliardi e memoria rimossa. Così si può rimpiangere chi si vuole, in santa pace. E senza imbarazzo.    

           

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