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Ironman, la nuova frontiera dello sport

Tre chilometri e mezzo a nuoto, 180 chilometri in bici e per concludere una maratona olimpica, una gara mostruosa che piace ai professionisti americani

Se la maratona di New York ha per anni attratto migliaia di sportivi da tutto il mondo che si sono misurati con la classica distanza olimpica dei 42 km e 195 metri, per provare l’ebbrezza fisica ed emotiva di arrivare a Central Park tra due ali di folla plaudente, dopo aver attraversato di corsa i cinque distretti della Grande Mela, ora questo fascino dell’impresa sportiva a New York sta ricadendo sul Triathlon, specificamente l’Ironman. Una prova fisica e agonistica mostruosa che comprende tre chilometri e mezzo a nuoto, 180 chilometri in bici e per concludere una maratona olimpica (42,195 km). al primo Ironman svoltosi a New York lo scorso 4 agosto hanno partecipato circa 900 atleti provenienti da ogni angolo del mondo. Dalle sette di mattina fino alla mezzanotte del giorno dopo si sono misurati con la prova di nuoto, ciclismo e corsa. I primi hanno concluso la prova in poco più di otto ore, gli ultimi in circa quindici ore.

Ma chi sono questi nuovi gladiatori del millennio? Ebbene le statistiche parlano chiaro: età compresa tra i 30 ed I 65 anni; istruzione alta: oltre il 60% in possesso di laurea, alcuni con dottorato di ricerca. Le maggior professioni rappresentate? Avvocati, medici, docenti universitari e wall street brokers, quegli omoni che vediamo in televisione urlare a squarciagola per vendere o comprare le azioni delle aziende quotate in borsa. L’iscrizione all’Ironman di New York si è chiusa in appena tre ore dalla sua apertura on line. Il tutto, per garantirsi la partecipazione alla modica cifra di 950 dollari, ai quali si aggiungono le spese di permanenza in città niente affatto minime.

I motivi che spingono tanti professionisti a misurarsi con una prova fisica estrema che ad ogni edizione lascia il morto sul terreno di gara (l'anno scorso a New York durante la prova di nuoto ha perso la vita un triatleta americano) sono molteplici: dalla iniziativa per raccogliere fondi per scopi umanitari, medici o sociali alla classica sfida con se stessi, sentita dagli americani come una possibilità per meglio definirsi socialmente e conoscersi più a fondo. Senza tralasciare l’estenuante allenamento al quale si sottopongono i triatleti per diversi mesi, bilanciandolo con professioni molto impegnative. Non sono rari i casi di atleti che si allenano giornalmente dalle 5 alle sette di mattina per poi, smessi gli abiti sportivi, infilarsi il doppiopetto e recarsi nei loro studi legali.

Chi ha provato e portato a termine la prova dell’Ironman: la definisce una esperienza unica e irripetibile e come ci ha confidato un partecipante: “Non ti rendi conto di che cosa sei capace fino a quando non passi la linea del traguardo finale”. Sarà nello sport il prossimo momento di trascendenza di cui l’uomo è ancora alla ricerca?

 

 

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