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L’Italia data in pasto ai raccomandati e che sprofonda in silenzio

Silvio Berlusconi con Gianfranco Miccichè

Silvio Berlusconi con Gianfranco Miccichè

Il sottosegretario Miccichè, trombato alle elezioni e ripescato da Berlusconi, dice che non c'è niente di male a raccomandare un amico che ha bisogno e confessa quanti posti ha dato. Nessuno si indigna

Sapete chi è un raccomandato? È uno che senza meriti vi toglie quello che vi spetta. Che senza sudore, fatica, sacrifici, ottiene quello che non gli è dovuto semplicemente perchè non ha fatto nulla per meritarlo. Quasi nulla. Una cosa l’ha fatta. Ha coltivato l’amicizia con il potente di turno, ha leccato le scarpe e quando voi cercavate una strada per il vostro futuro, sfacchinando sui libri o accettando lavori mal pagati solo per fare esperienza, lui faceva anticamera presso qualche cacicco di partito, boss delle preferenze. Magari come Gianfranco Miccichè, il discepolo di Marcello Dell’Utri, che dopo una serie di clamorose trombature elettorali, il governo della larghe intese Pd-Pdl è riuscito miracolosamente a riportare a Roma come sottosegretario. Di recente è stato ospite in una delle più seguite trasmissioni radiofoniche: «La Zanzara» su Radio 24. E in questa Italia disastrata, con la disoccupazione giovanile alle stelle, è riuscito a sdoganare la raccomandazione, a legittimare l'indecenza.

“Nella mia vita ho fatto un sacco di raccomandazioni, assolutamente sì – ha dichiarato -. Anche  alla Regione, in una terra come la Sicilia dove vive una quantità infinita di gente che non campa e ti chiede aiuti di tutti i tipi. Non c'è nulla di male”. Non  contento, ha rincarato la dose. “Quando  ho potuto farle – dice Miccichè – l'ho fatto. Una volta mi ha fatto impressione Galan che mi ha detto che nelle tre legislature che aveva fatto alla Regione Veneto nessuno gli aveva chiesto una raccomandazione, e io mi sono impressionato perchè da noi te lo chiedono ogni secondo. E poi la raccomandazione – spiega Miccichè – non significa assumere un amico senza merito. Spesso vuol dire aiutare una persona in difficoltà che ritiene di aver subito un torto”. Proprio qui è il punto. Adesso sappiamo grazie a questa candida confessione che Miccichè è riuscito a fare assumere (1, 10,100, 1000, sarebbe interessante saperlo), qualcuno che non aveva altro merito se non la conoscenza con lui medesimo. Ma Miccichè si è mai posto il problema degli altri, di quelli che non sono stati assunti perchè non lo conoscevano? Che sono rimasti disoccupati o sfruttati e mal pagati, perchè non c’era nessun politico dietro di loro? Perchè i suoi conoscenti sì e gli altri no? Ma il problema della raccomandazione non è solo del qui e adesso, ma anche del dopo. Un raccomandato che senza meriti ha ottenuto un posto, farà sempre male il suo lavoro, qualunque sia, bidello o presidente di un Cda. Non solo perchè non lo sa fare, ma perchè prima di fare qualsiasi cosa si preoccuperà di sapere cosa ne pensa il suo dante causa, il suo beneffatore. È uno dei motivi che ha messo in ginocchio questo paese.
Detto questo, non conosciamo la reazione dei conduttori della trasmissione radiofonica alle confessioni di Miccichè. I lanci di agenzia sono molti laconici e oltre alle frasi ripugnanti di Miccichè non riportano altri commenti. Nessuna reazione da parte di nessuno, silenzio. Il vero problema dell'Italia è che ormai siamo abituati a tutto.

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