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Ma se muore Berlusconi, chi darà da mangiare ai suoi polli?

di Elisabetta De Dominis
Silvio Berlusconi quando era Presidente del Consiglio

Silvio Berlusconi quando era Presidente del Consiglio

La condanna del Cavaliere e la commedia sull'ultimo imperatore Romolo Augusto

 

Gli è andata meglio che a Romolo Augusto, l’ultimo imperatore romano d’Occidente.  Ma chissà se perverrà alla sua saggezza? Chissà se sopravvivrà alla perdita del titolo altisonante di “cavaliere” e accompagnerà a piedi qualche disabile o pianterà qualche piantina nelle rotatorie, in cui lo Stato sta investendo tutti i suoi risparmi? Oppure si dedicherà semplicemente ad allevare polli, come “Romolo il grande”, commedia satirica di Friedrich Durrenmatt? 

Qui se non sdrammatizziamo, Berlusconi diventa un caso umano: uscire dalla scena potrebbe essergli fatale. Ma insistiamo: se proprio non se la sente di darsi ai servizi sociali, attraverso i quali potrebbe fare proseliti per la risorta Forza Italia, agli arresti domiciliari potrebbe stare come un papa, considerate le sue lussuose magioni con viali, piazze, anfiteatro, spiaggia e parchi vari.

All’uopo, gli suggeriamo di distanziarsi per un momento dalla sua missione di padre della  patria e ascoltare il messaggio del personaggio Romolo: “Della patria bisogna sempre diffidare. A nessuno riesce così facile uccidere come alla patria”. Abbia a mente, Berlusconi, che la differenza tra lui e un papa è che, morto un papa, se ne fa un altro, ma se muore lui, chi darà da mangiare ai suoi polli? I suoi fedelissimi difatti si sentono già orfani… e affamati. L’accorto imperatore della commedia infatti se ne sta nella sua villa ad allevare polli, ai quali ha dato i nomi degli imperatori che l’hanno preceduto: Augusto, Tiberio, Nerone… Sulle mura esterne che circondano il parco ha scritto con il gesso: “Viva la servitù della gleba! Viva la libertà!”

Forse a Silvio riuscirebbe, per un po’ s’intende, di sistemare i suoi polli nei giardini di Villa Certosa in Sardegna, per esempio.  E chissà magari ritornerebbe sulla “terraferma” dopo l’esilio di un anno, a capo delle amazzoni piumate di Forza Italia.

Nel V secolo dopo Cristo l’impero è allo sfascio, stanno calando le orde dei germani verso Roma, sotto la guida di Odoacre. Romolo, come dicevamo, si è estraniato dalla guida del suo impero e parla con i polli. A differenza del Nostro, è sempre stato pigro e ora è pure povero. Arriva un ricco mercante tedesco, che ha inventato i pantaloni, e gli offre di rimettere economicamente in sesto l’impero a condizione che gli conceda la mano di sua figlia.  Ma Romolo, punto nell’orgoglio, decide di sacrificare l’impero piuttosto della figlia, sangue del suo sangue. Tuttavia se Romolo non ha i pantaloni, è nato con la camicia: ha un colpo di fortuna. Odoacre, temendo che il nipote Teodorico lo faccia fuori, gli fa una proposta vantaggiosissima e che lo salva dal suicidio: “Ascolta, Romolo: tu finora hai pensato soltanto al tuo popolo; ora bisogna che pensi anche ai tuoi nemici. Se non accetti la mia sottomissione, se noi due non collaboriamo, il mondo cadrà nelle mani di mio nipote Teodorico e ne nascerà un’altra Roma, un impero universale germanico, altrettanto effimero che quello romano, e altrettanto sanguinario… Tu sei l’unico uomo che sappia governare questo mondo”.

Romolo medita a voce alta: “E’ da secoli che l’impero romano continua ad esistere soltanto perché c’è ancora un imperatore. Per liquidare l’impero dunque non avevo altra scelta che quella di diventare io stesso imperatore”.  Quindi fa la miglior scelta per la sua sopravvivenza e per la salvezza del suo pollaio: nomina Odoacre re d’Italia e in cambio riceve una bella villa e una ricca pensione.

Chi è il nemico di Berlusconi ora? Chi è il nemico dell’Italia? Chi si ritirerà del governo? Chi salverà l’Italia?

Questo articolo viene pubblicato anche su Oggi7-America Oggi

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