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L’Italia solidale con i profughi siriani

Parte dal Trentino un'iniziativa per la creazione di un'ospedale in Giordania dedicato a chi fugge dal conflitto in Siria. Protagonista la Protezione Civile, una realtà consolidata nelle regioni alpine

C'è anche un'Italia solidale, per fortuna, oltre a quella che spesso ci restituiscono le cronache e che, con inappuntabile humor britannico, trova divertente dileggiare un ministro di origini africane associandolo a una scimmia.

L'abbiamo vista in azione ad esempio a Pachino, sulla costa siciliana, qualche giorno fa, in occasione dell'approdo dell'ennesima carretta del mare carica di profughi siriani (bene ha fatto Napolitano a lodare chi ha prestato loro soccorso anche se, ci si permetta di aggiungere, cos'altro dovrebbero fare degli esseri umani quando ne vedono altri in difficoltà, a pochi metri di distanza?).

Dall'altro capo del Paese, in Trentino, si raccoglie intanto l'appello lanciato dalla Commissione europea per prestare soccorso ai profughi del conflitto siriano. La notizia è di qualche giorno fa: è in partenza un intervento, richiesto dalla UE al Ministero degli Affari Esteri italiano, che prevede l'allestimento di un ospedale prefabbricato nel nuovo campo profughi di Azraq, in Giordania, dove sono attesi 130 mila rifugiati. Il Dipartimento della Protezione Civile nazionale ha affidato alla Protezione Civile della Provincia autonoma di Trento – che ha già alle spalle numerosi interventi "oltreconfine", sia in altre regioni d'Italia, dall'Abruzzo all'Emilia, sia all'estero, ad esempio nello Sri Lanka post-Tsunami – la progettazione e la realizzazione del centro sanitario, per un costo stimato di circa 1.200.000 euro (a totale carico della Farnesina).          

L'ospedale dovrebbe sorgere su una superficie di 1.400 metri quadrati, nell'Azraq Refugee Camp che l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati sta finendo di allestire nel deserto giordano. Il campo aprirà ufficialmente ai primi di settembre. Anche i tempi per la realizzazione dell'ospedale sono dunque molto stretti: entro la fine di ottobre la struttura dovrà essere ultimata, per essere poi consegnata alla Federazione internazionale della Croce Rossa. La proposta tecnica per la realizzazione della struttura è stata messa a punto dopo una missione congiunta ad Amman nel luglio scorso, guidata dall'architetto Fabio Andreatta. L'ospedale si comporrà di moduli prefabbricati e potrà ospitare circa 130 posti letto ordinari più altri 6 per cure intensive, altrettanti in una sala travaglio e 2 in sala parto.

La protezione civile è una realtà tradizionalmente molto forte nelle regioni alpine, anche grazie al contributo del volontariato, in settori che vanno dal servizio antincendi a quello geologico fino alla prevenzione rischi (in Trentino, solo per fare un esempio, i corpi dei Vigili del Fuoco volontari distribuiti sul territorio sono 239, con circa 7.000 vigili). Il tutto ha radici antiche e nasce dalla necessità di prendersi cura di un territorio orograficamente complesso, fronteggiando periodicamente le minacce rappresentate da frane, valanghe, alluvioni e quant'altro. A fare da cornice, un'autonomia speciale fra le più ampie in Europa, sul piano sia finanziario che legislativo, che consente al territorio (in Trentino così come in Alto Adige, ma lo stesso vale per la valle d'Aosta e un po' meno per il Friuli Venezia Giulia che però aspira a sua volta ad allargare le proprie competenze) di gestire in prima persona la quasi totalità delle materie che altrove fanno capo al governo centrale, dalla sanità alla scuola, dagli aiuti all'industria all'ambiente, dall'università alla protezione civile. Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito della Protezione Civile di Trento.

 

 

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