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La politica non può essere religione

Il Premier Enrico Letta al Meeting 2013 di CL a Rimini

Il Premier Enrico Letta al Meeting 2013 di CL a Rimini

A proposito di quel convegno di Comunione e Liberazione

 

Ho appena letto il pregevole pezzo di Leopoldo Gargano su Comunione e Liberazione, apparso venerdì su questo giornale. E’ un articolo che aspettavo. Un bell’articolo, illustrativo, efficace, stringato. Penso quindi di poter intervenire sull’argomento, che è argomento delicato. Lo è almeno dal 1929, anno del Concordato fra il Governo italiano e il Vaticano.

Care lettrici, cari lettori, qui ci si parla in modo schietto, a volte perfino “brutale”. Ma è la società italiana come essa si è formata negli ultimi trent’anni a indurci alla “brutalità”. Comunione e Liberazione è la riproposizione, in chiave appunto contemporanea, del Partito Popolare fondato e guidato da Don Sturzo oltre novant’anni fa. E’ il tentativo, ‘moderno’, dei Cattolici italiani di condizionare la politica della Nazione italiana. Il che è inammissibile. E’ malsano. E’ pericoloso. La Politica non può, non deve, conoscere religioni. Lo Stato non può, non deve, incatenarsi a un solo credo religioso. Non deve legarsi al credo religioso. Deve rispettare “anche” quanti non si sentono baciati dalla Grazia e che, magari, vivono in modo onesto, cristallino, a differenza dei tanti che la domenica mattina affluiscono in chiesa, recitano il “mea culpa”, quindi si “mondano” e poco più tardi riprendono a commettere soperchierie, indecenze. Nefandezze.

Ma come ci ha spiegato Leopoldo Gargano, c’è la ressa intorno ai capi, agli alfieri, ai gregari di Comunione e Liberazione. Grandi aziende si mobilitano a beneficio di questo movimento che ci procura l’orticaria, ci insospettisce, ci allarma. Ci turba. E’ un movimento assolutista, quindi intransigente. Parte dal presupposto d’essere “superiore” a ogni altra associazione, d’essere “superiore” a tutto quanto si crei e si manifesti nella società. Pretende d’essere depositario del “verbo divino”. Ma non lo è. Il suo velleitarismo è qualcosa che ci preoccupa. E’ un velleitarismo rancoroso, perciò aggressivo. Monastico… Durissimo. Secondo noi, c’è perfino qualcosa di sovversivo in tutto questo… Sapete, i sovversivi i quali sanno che nulla rischiano, che tutto possono. Ben felici d’influenzare il Paese, la Nazione. I sovversivi della Reazione, della Reazione strisciante, subdola se necessario, e sempre tenace, sempre ostinata. Monastica, appunto. Un organismo robusto… Così robusto da chiederci se questo sia davvero il Paese di Beccaria, Pirandello, Pareto.

Eccola, quindi, la genìa per la quale il divorzio è “una bestemmia”. La genìa, secondo noi, di gente senz’anima… Poiché essa non tende la mano a chi non crede, anzi, disprezza chi non crede, e magari vorrebbe poter credere… E’, sì, una consorteria di assolutisti. Di nemici della libertà. Nemici della gioia, perfino della purezza per la quale dicono di battersi… I quali rileggono i loro tomi con fervore maniacale, con “devozione mistica”… Loro, emaciati, pallidi, chiusi nei propri studioli. Diffidenti, egoisti. Lontani dall’essere umano. Arsi da una “febbre” che ci fa paura. Guai se un giorno dovessero prendere il potere in questo Paese indifeso, distratto. Masochista.

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