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Il pentolone siriano e la pigrizia mentale

Il presidente siriano Bashar al Assad con la moglie Asma e i figli

Il presidente siriano Bashar al Assad con la moglie Asma e i figli

Che cosa vuol dire “attacco limitato”? Che si tenterà di seppellire al Assad sotto razzi e bombe e, insieme a lui, chissà quanta altra gente, quanti civili, donne e bambini, vecchi e giovani?

Attenzione. Attenzione al pentolone siriano, dal quale si può uscire soltanto distrutti o, comunque, ridotti a mal partito. I siriani sono emancipati, intelligenti, organizzati. Ci ripensino quindi bene il Presidente degli Stati Uniti Obama e il Presidente francese Hollande. Anzi, la facciano una buona volta finita con questa perniciosa, perfino noiosa, tentazione di mostrare i muscoli. Certo che in queste ore Washington parla di “attacco limitato”. Che cosa vuol dire “attacco limitato”? Che si tenterà di seppellire il Presidente siriano Bashar al Assad sotto razzi e bombe e, insieme a lui, chissà quanta altra gente, quanti civili, donne e bambini, vecchi e giovani? Anche ammesso che si riesca a individuare il luogo in cui si trova il leader siriano, verrebbe comunque commesso un atto banditesco. Non si mira alla figura d’un capo, d’un sovrano, d’un presidente. Non si apre il fuoco su mogli, figlioli, parenti.

Il Generale dell’Unione Sherman, quello che nel 1864 tagliò in due il territorio della Confederazione degli Stati del Sud e in Tennessee, Alabama, Georgia, fece terra bruciata, diceva che “you cannot refine war”. E invece, sì. La guerra non è mai cosa gentile, ma può essere umanizzata. Ma di quest’avviso non sembrano appunto essere Obama, Cameron, Hollande e i loro “falchi” o “falchetti”. La voglia di menar le mani… Questa sete di vittoria che vittoria manco sarebbe: sarebbe soltanto sopraffazione, cruda, addirittura vile… Questa ricerca della distruzione… Ce ne dette recente esempio l’allora Presidente americano George Walker Bush nel 2003 con l’invasione dell’Iraq, e guardate in che modo il Governo degli Stati Uniti (duole dirlo!) ridusse l’Iraq. Oltretutto, abbattè un regime laico che aveva sempre contenuto in modo egregio la spinta dell’Integralismo islamico.

Ora il “bad guy”, il “son of a bitch” è Bashar al Assad, figlio dell’ormai leggendario Hafez al Assad. L’uomo non è uno stinco di santo, anzi. Un certo pelo sul cuore ce l’ha anche lui sebbene, da bravo arabo con sangue turco, greco, veneziano, genovese, sia persona dalla psiche complessa, da una psiche influenzata da varie sfumature. E’ il tipo d’arabo che in mente ha già un certo progetto, ma che, a sentirsi dire di fare appunto quel che ha appena deciso di fare, va allora in bestia, cambia rotta, dà una stretta… Come a suo tempo Saddam Hussein, anche Assad è una garanzia contro il furore del Fondamentalismo islamico. Certo che è un uomo duro, all’occorrenza spietato. Ma sono forse migliori i capi (peraltro anonimi, un nome di spicco non risulta che ci sia) dell’insurrezione siriana? Non ci stupisce che giovedì scorso un loro portavoce abbia dichiarato che “siamo pronti a colpire l’Occidente”. Allora, come la mettiamo?

La realtà è che della Siria, dei siriani, della tradizione seleucidica, Obama e Cameron nulla, o poco, sanno. E’ facile inquadrare nel mirino Assad. Facilissimo. Sa di pigrizia mentale…

 

Questo articolo viene pubblicato anche su America Oggi-Oggi7

 

 

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