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Giustizia, profondo nero italiano

Il dolore di Ilaria Cucchi, sorella di Stefano (nel riquadro), alla lettura della sentenza che scagiona i carcerieri

Il dolore di Ilaria Cucchi, sorella di Stefano (nel riquadro), alla lettura della sentenza che scagiona i carcerieri

Secondo le motivazioni della sentenza che ha assolto le guardie carcerarie, il giovane Stefano Cucchi, il cui corpo era ricoperto di lividi, sarebbe morto di fame...

"I giusti nella relazione con gli ingiusti perdono sempre" sosteneva Trasimaco. Un'affermazione dai toni quasi profetici che rappresenta la condizione della legalità in Italia in questo buio periodo storico, che dura ormai da molti anni. Quella giustizia che dovrebbe difendere le ragioni dei singoli, deboli e forti, pare non garantisca più quell'equità fondamentale per regolare la vita sociale: ed ecco il caos! Oggi i forti predominano anche al di sopra della giustizia stessa che impotente lascia spazio ad impunità clamorose che alimentano scetticismo e perdita di fiducia nelle istituzioni da parte dei cittadini. La giustizia nel "bel paese" troppo spesso non risulta essere giusta. Succube dei potenti, delle solite"cricche" e lobby capaci persino di aggiustare le sentenze per proteggere e tutelare i propri uomini, colpevoli di reati di ogni tipo.

La sentenza resa pubblica ieri, relativa alla assoluzione delle guardie carcerarie imputate per la morte di Stefano Cucchi, il giovane con problemi di droga arrestato e poi morto a distanza di qualche giorno presumibilmente per le numerose lesioni riscontrate sul corpo, è un allarmante esempio di ordinaria ingiustizia. Un giudizio inconsistente che sconvolge ed atterrisce, squalificando l'operato dell'intero sistema giudiziario italiano. “Il ragazzo -recitano gli atti-è morto per malnutrizione”.  Questa la sintesi di un articolato giro di parole che beffeggia in primis la famiglia, poi, tutti gli italiani.

Mi pervade una strana sensazione, come se d'un tratto si fosse smarrito persino il senso del rispetto verso la vita, e la propensione verso la ricerca della verità.

A questo punto tutto pare lecito in questo paese, perché comunque c'è la possibilita che resti impunito. Ma chi vuole proteggere questa sentenza? Gli uomini o l'amministrazione? Cosa occulta? I ricorrenti maltrattamenti? Le sistematiche violenze che carcerieri con lo spirito da sceriffo usano contro i malcapitati? Non è una novità. L'omertà delle caserme nasconde e protegge assassini che circolano a piede libero: criminali schizofrenici protetti dal sistema.

Stefano era un ragazzo a cui è stata strappata la vita senza ragione. Quel pestaggio punitivo non trova spiegazioni logiche di alcun tipo. Stefano era un italiano: sua sorella si è battuta con dell'anima in nome di quella verità troppo distante da questa sentenza patetica. E se fosse stato un extracomunitario? Forse della presunta morte per "malnutrizione" non ce ne saremmo nemmeno accorti. E come al solito nessuno avrebbe fiatato.

Per la morte di Cucchi sono stati incriminati i medici ed il personale paramedico dell'ospedale Pertini, che hanno preso in cura il ragazzo prima che morisse. Di certo anche loro hanno delle grosse responsabilità in questa storia. Ma all'atto dell'arresto Stefano non mostrava segni di violenza: vogliono forse farci credere che quei lividi, quelle lezioni Cucchi se li sia procurati da solo?
Forse non lo sapremo mai, non da fonti ufficiali. Ma gli italiani hanno capito dove sta la verità.
Stefano Cucchi a questo punto è una vittima della giustizia italiana: l'ennesima. E temo che non sarà nemmeno l'ultima!

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