Cerca

Primo PianoPrimo Piano

I soliti ignoti

Per anni abbiamo considerato gli aspetti peggiori dell'Internet come il prezzo da pagare per uno spazio di comunicazione veramente libero. Ora, grazie alle ultime rivelazioni sulla NSA,  scopriamo che quella libertá era solo esteriore

La rivoluzione informatica e l'affermazione dell'Internet che, circa vent'anni fa, hanno cambiato per sempre il mondo dell'informazione e delle comunicazioni di massa, hanno avuto anche un paio di importanti effetti collaterali ai quali ormai ci siamo largamente assuefatti ma che, fino a qualche tempo fa, sarebbero stati inimaginabili.

Mi riferisco in primo luogo all'aumento quantitativo dell'informazione disponibile che si é moltiplicata a dismisura, spesso in maniera inversamente proporzionale alla sua qualitá.

Anzi, per essere più precisi, il problema non è tanto che la qualitá del materiale reperibile in rete sia scadente ma piuttosto il fatto che, nel corso di questi anni, si è verificata una tale esplosione della quantitá dell'informazione da rendere paradossalmente piú difficile stabilire con certezza l'attendibilitá delle fonti e, di conseguenza, di ció che passa per “fatti” o “notizie”.

Abbiamo trascorso una buona parte di questi ultimi vent'anni a chiederci se questo ingolfamento ipertrofico dell’informazione implichi una maggiore libertà o piuttosto un’indistinguibile “self service delle verità” dove ognuno può scegliersi la propria a prescindere dalla sua fondatezza.

Il secondo aspetto interessante è quello della graduale comparsa di una nuova dimensione  dei rapporti interpersonali: una dimensione “virtuale” basata su una condizione anch'essa inedita rispetto al passato: l'anonimato. Ognuno di noi dispone ormai di almeno due o tre indirizzi email, e, in molti casi, l'interazione tra utenti avviene attraverso una “cortina” fatta di pseudonimi, usernames e profili fittizi che lasciano sempre un margine di dubbio sull'identità effettiva dei nostri interlocutori.

L'utilizzo di questa nuova dimensione anonima dell'esistenza é particolarmente frequente negli angoli piú sordidi della rete.

Con la maschera dell’anonimato sulla faccia infatti, è possibile abbandonare ogni forma di rispetto e di ignorare i tradizionali freni inibitori sociali dando libero sfogo agli istinti più deteriori. Dalla pornografia all'incitamento alla violenza, questo processo può avvenire nella maniera lenta, graduale e, perciò, in un certo modo piú inconsapevole della nostra quotidianità o nella maniera barbaramente determinata del terrorismo internazionale. Il tutto grazie a questa nuova, anonima maschera virtuale di cui ormai, ognuno di noi, dispone di una versione.

Il fatto che, nella nostra società post-moderna, esistano spazi nuovi dove è possibile agire senza dover necessariamente attaccare a quest’azione una responsabilità personale, rappresenta un cambiamento radicale rispetto ad un passato che sembra ormai arcaico, quando nei paesi o nei quartieri delle nostre città, tutti conoscevano tutti, e dove la sfera “reale” e locale dell’esistenza delimitava anche l'ambito dell'azione personale.

Ma, nello stesso tempo, uno dei pregi supremi dell'Internet è anche la sua completa e incondizionata libertá, un valore, come é noto, particolarmente significativo in un paese come l'America che ama promuovere un'immagine di sé come la culla stessa della libertà.

Un’Internet libero e anonimo, quindi, pur con le sue degenerazioni più estreme rappresenta una realizzazione senza precedenti di questo valore, soprattutto negli Stati Uniti dove, per anni, abbiamo vissuto con la certezza che le censure piú o meno esplicite praticate in altri paesi come la Cina, la Russia, l'Iran o gli stati arabi, non si sarebbero mai verificate.

In altre parole, nel corso di questi ultimi vent'anni, molti di noi americani hanno accettato di buon grado di convivere con gli aspetti piú deteriori della rete fino a quando questi costituivano anche il sintomo di uno spazio effettivamente libero da censure, intrusioni e altre ingerenze di stampo orwelliano.

In nome di questa stessa libertá, abbiamo persino accettato la realtá della continua invadenza nella nostra privacy perpetrata dalle grandi aziende private che, da anni e all’insaputa degli interessati, si scambiano informazioni personali sul cittadino/consumatore che vanno dal conto in banca, alle abitudini di spesa alla conta dei globuli rossi.

Quello che invece risulta difficilissmo da accettare sono le ultimissime rivelazioni pubblicate dai giornali americani sulle tecniche di decifrazione che la National Security Agency, un ente governativo, avrebbe utilizzato clandestinamente per accedere ad ogni tipo di comunicazione elettronica personale, inclusi i mesaggi crittografati, malgrado questo tipo di azione fosse stata eplicitamente proibita in seguito ad un dibattimento congressuale negli anni 90.

Sin dall'avvento di Internet quello dell’anonimato è diventato il velo dietro il quale ci si nasconde per perpetrare ciò che fino a quel momento era considerato socialmente “inaccettabile”. L’invisibilità codarda è lo scudo che protegge dalla reazione, dalla protesta, dal dissenso e che vanifica questo dissenso privandolo di una direzione, di uno sbocco, nascondendo i responsabili o diluendo le responsabilità.

Finora abbiamo accettato quel ruolo nuovo e oscuro che l'anonimato svolge nei nostri rapporti interpersonali pensando che fosse uno dei prezzi da pagare per la nostra libertà di espressione e per il nostro diritto alla privacy. Scoprire che quella stessa libertà, persino in un paese come l'America, è stata più esteriore che reale, à una verità dura da accettare.

 

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter