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Quei settentrionali che si credono razza padrona

Silvio Berlusconi con Umberto Bossi ad una manifestazione della Lega Nord di qualche anno fa

Silvio Berlusconi con Umberto Bossi ad una manifestazione della Lega Nord di qualche anno fa

Hanno proprio stufato certi tipi con l'accento del Nord che da almeno vent'anni mortificano l'Italia

 

Premessa: questo articolo, come tanti altri andati in stampa nel quadro di questa rubrica, “obiettivo” non è… E’ soggettivo. Noi del resto siamo legati alla antica tradizione della polemica all’italiana. Della polemica lapidaria, secca, irriverente; ma lontana dall’invettiva, lontana dall’insulto, sostenuta dalla conoscenza di quanto su cui si scrive. I nostri ispiratori sono Montanelli, Guareschi, Fortebraccio, Giovannini, Artieri, altri giornalisti ancora, uomini colti, forniti di coraggio morale, di capacità di discernimento.

Bene. Nell’imminenza del voto della Giunta del Senato italiano su Berlusconi (decadenza o non decadenza?), ci pare appropriato vergare alcune parole su una “classe” di italiani che da almeno vent’anni tiene banco nel nostro Paese: i settentrionali. I settentrionali “volitivi”, “concreti”, “semplici”. “Alacri”. Forse lo erano, ora non più. Una catastrofe antropologica s’è abbattuta su di loro, come s’è abbattuta sui romani: sono cambiati. Di questo disastro sono però responsabili essi stessi. Li ha “fregati” la sete di potere, la sete di guadagni sempre più ingenti. Il desiderio di notorietà. La voluttà per la materia, per il denaro, appunto; per il lusso, lo sfarzo. Soldi, lusso, sfarzo non gli bastano mai. Socialisti, comunisti, socialdemocratici un tempo, crollato il Blocco dell’Est, sparita l’Unione Sovietica, dissoltasi la potenza del Patto di Varsavia, guarda caso li abbiamo visti indossare gli abiti dei liberisti, li abbiamo uditi intonare la canzoncina europeista, pretendere il restringimento del raggio d’azione dello Stato nella vita dei cittadini, chiedere mano libera per l’imprenditoria, reclamare, e ottenere, un peso politico sempre maggiore. Hanno addirittura creato la Lega Nord, movimento politico egoista, debilitante, ingannevole. Sono piombati sul Parlamento. Certo, vi sono piombati sulla scorta dei voti democraticamente ottenuti. Hanno così proceduto all’”occupazione” del Parlamento della Repubblica Italiana. A nostro modo di vedere, hanno stravolto la Repubblica. Si sono imposti come campioni del “presenzialismo”. Hanno presto dato l’impressione di considerare come un ebete, un “sottosviluppato”, chiunque non fosse d’accordo con loro. Per interessi personali e per calcoli da bottegai, hanno fatto eleggere alla Camera, alle Regioni, alle Province, personaggi di nessuno spessore politico, culturale, sociale, umano. E’ dal Settentrione che sono arrivati Berlusconi, Bossi, Borghezio, Maroni, Brunetta, la Minetti, la Santanchè (mettiamoci anche Prodi) e altri signori e signore che hanno “personalizzato” la politica, il potere politico; e fuorviato, sissignori, masse di italiani. Signori e signore che NON vengono da Napoli, non vengono da Catania o da Lecce o da Potenza. Nati e cresciuti nel luogo comune, nello stereotipo: “pigri” i napoletani, “ladri” i romani, “mafiosi” i siciliani; “arretrate” le genti del Mezzogiorno. Si vede che non hanno mai soggiornato per più di una settimana a Napoli, Salerno, Benevento, Catania, Potenza, Matera, Ortona, Campobasso, Isernia. Nulla sanno della civiltà meridionale. Nulla sanno della sensibilità, della grazia, della schiettezza dei popoli del Mezzogiorno. Non hanno mai messo piede in una trattoria napoletana, non hanno mai diviso pane, pomodoro e frittata sul ciglio della strada con manovali sanniti, sanniti del Molise, sanniti del Beneventano.

Che cosa è la civiltà, proprio non lo sanno… Mai lo sapranno. Non hanno voglia d’imparare. E’ a loro estranea la curiosità intellettuale. Ma hanno ancora potere. Hanno ancora “troppo” potere. E sanno come difenderlo.

I settentrionali… Confesso che mi cominciano a dar fastidio l’accento milanese, l’accento bergamasco, l’accento piacentino. Sono suoni ai quali sono diventato refrattario. Sono la parlata di gente con la quale più nulla in comune abbiamo. Ma tutto questo, care lettrici, cari lettori, non lo abbiamo certo voluto noi. L’hanno voluto loro, i rodomonti, gli ingordi, i “fenomeni” dell’iniziativa privata, del marketing, della politica. Loro, i “grandi commedianti”. “Self-made men” che “self-made men” non sono affatto. Almeno smettessero d’infliggerci questa recita scontata, stantìa. E’ che di nulla si vergognano, i Settentrionali dei nostri giorni.

 

 

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