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Il cambiamento climatico e la catastrofe annunciata

Presentato il rapporto dell'Intergovernamental Panel on Climate Change per il 2013. Più di 600 contributi da 32 paesi ci dicono che il tempo per salvare il pianeta sta scadendo, poche decine di anni e sarà ormai troppo tardi

Il 27 settembre 2013 è stato presentato il documento dell’Intergovernamental Panel on Climate Change (IPCC) per il 2013. Esso ha avuto il contributo di 209 Autori, 50 revisori e più di 600 contributi da 32 paesi.

Il documento ricalca i precedenti, ma se ne distacca per una diversa drammatizzazione: i tempi per salvare il pianeta sono assai ristretti, alcune decine di anni, bisogna agire immediatamente. Gli indicatori, misurati, presi in esame sono stati: l’atmosfera, la criosfera, i livelli dei mari, il ciclo del carbone e di altri gas.

Vediamo in ordine quali sono stati risultati di queste analisi.

Per quello che riguarda l’atmosfera, l’analisi inizia dal 1850, periodo delle prime misure. Negli ultimi tre decadi la temperatura dell’atmosfera è continuamente cresciuta e il periodo tra il 1983 al 2012 è stato il periodo più caldo degli ultimi 1400 anni; dal 2003 al 2012, in media la temperatura è aumentata di 0.78 gradi centigradi. La temperatura superficiale degli oceani è aumentata di 0.11 gradi centigradi. Per effetto del riscaldamento globale, i ghiacciai della Groenlandia e Antartici si sono sciolti, con una predominanza della zona della Groenlandia. Per effetto di questo scioglimento il livello dei mari si è innalzato di circa 19 cm. La concentrazione dell’Anidride Carbonica e di altri gas che sostengono l’effetto serra è aumentata del 40% rispetto al periodo antecedente alla rivoluzione industriale. L’Oceano ha assorbito circa il 30% dell’Anidride Carbonica, acidificandosi ancor di più.Rapporto clima

Il documento analizza anche quali sono le cause che hanno prodotto questi effetti: i così detti drivers, e conclude che le attività umane hanno prodotto un aumento dell’Anidride Carbonica e dei gas che determinano l’effetto serra, in modo ragguardevole. Le proiezioni al 2100 sono impressionanti, tutti gli indicatori schizzano in alto o in basso, come la criosfera, in modo esponenziale. Il trend era stato già evidenziato dal Club di Roma negli anni ’60, ma le attuali analisi dell’IPCC oltre che confermarlo indicano anche che i tempi sono assai ristretti per fa sì che ci sia un’eventuale inversione. Tutti i paesi più sensibili al problema hanno iniziato a fare delle azioni per ridurre l’impatto dell’Anidride Carbonica sul clima. I centri di ricerca hanno messo a punto degli strumenti per calcolare l’impronta di Carbonio (Carbon footprint). L’Europa ha lanciato il programma Horizon 2020 che mira a una crescita “ intelligente, sostenibile ed inclusiva”. Ha inoltre creato i certificati verdi che sono una forma d’incentivazione per la produzione dell’energia elettrica da fonti rinnovabili. Si tratta in pratica di titoli negoziabili, il cui utilizzo è diffuso in molti stati Europei e alcuni stati Americani.

Nonostante i risultati ci sono ancora gli scettici che negano che il cambiamento climatico sia prodotto dall’uomo. Prima di tutto dicono che non è stato preso in considerazione il fatto che il Sole si stia riscaldando. Poi alcuni recenti scandali all’interno dell’IPCC non hanno giovato alla reputazione di questo ente che peraltro ha avuto il premio Nobel nel 2007 assieme a Al Gore. Di là di ogni diatriba rimane il fatto che, di anno in anno, certe previsioni si avverano.

Dai primordi del Club di Roma a ora, purtroppo certe previsioni, hanno avuto riscontro nei fatti. Gli eventi estremi sono diventati la norma, certe zone si stanno desertificando, i ghiacciai dei Poli tendono a ridursi, anche se non nella misura prevista. Insomma il Clima della Terra sta lentamente modificandosi. Secondo il principio di precauzione dobbiamo razionalizzare le nostre attività per ridurne l’impatto sull’unico Pianeta che abbiamo. Il richiamo dell’IPCC con tutte le sue limitatezze ci dice: se non ora quando? E’ difficile fare delle previsioni a cent’anni, non riusciamo a farle neppure per una settimana: la scienza sa che dopo un certo periodo entrano in ballo i processi caotici che non permettono di fare delle previsioni. Nondimeno la consapevolezza che si può andare verso la catastrofe, soprattutto tenendo conto che nel 2100 la popolazione mondiale potrebbe anche raddoppiare, ci deve indicare che la politica ambientale deve essere, ora, la nostra prima priorità.

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