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In fuga dalla guerra, ora si muore anche cercando di arrivare in Australia

Alcuni dei migranti siriani e libanesi superstiti del naufragio avvenuto mentre cercavano di raggiungere le coste australiane (Foto AFP)

Alcuni dei migranti siriani e libanesi superstiti del naufragio avvenuto mentre cercavano di raggiungere le coste australiane (Foto AFP)

Il naufragio di un'imbarcazione con migranti siriani e libanesi salpata dall'isola di Java verso la terra dei canguri

Non solo i siriani, ma anche i libanesi più poveri, sono sempre più spinti alla migrazione: per scappare dalla guerra e per cercare un futuro migliore. Ma le rotte dell’immigrazione non portano solamente all’Europa del Sud, ovvero Grecia, Italia e Malta. E’ ormai realtà una rotta durissima, lunga e piena di insidie, che porta i migranti dal paese dei Cedri fino addirittura in Australia, passando per l’Indonesia. E la conferma dell’esistenza di questo nuovo viaggio della speranza è purtroppo arrivata a causa di una tragedia: venerdì 27 settembre una carretta del mare che dall’isola di Java cercava di raggiungere la terra dei canguri è diventata il battello della morte.

Ancora c’è confusione sulle cifre ufficiali, ma si parla di almeno 29 morti, 26 di nazionalità libanese, e almeno 30 dispersi. Ma i numeri potrebbero essere più alti. C’è chi parla di carburante finito e imbarcazione in balia delle onde. E chi addirittura fa trapelare la notizia secondo la quale le autorità australiane avrebbero impedito l’accesso nelle acque territoriali e poi non avrebbero soccorso l’imbarcazione.

Quello che è certo è un altro effetto collaterale della crisi siriana: milioni di profughi all’interno della Siria e nelle nazioni limitrofe. Una situazione che porta instabilità e anche crisi economica nei paesi che accolgono questi flussi, come il Libano. Migliaia in viaggio dal Vicino Oriente verso l’Europa e ora anche verso l’altra parte del mondo, l’Australia. A muovere le fila di questo nuovo viaggio in cerca di un riparo sicuro, organizzazioni criminali che organizzano tutto il pacchetto. Avere visti dal Libano per l’Indonesia sembrerebbe essere una cosa semplice: una volta arrivati a Jakarta, c’è un contatto iracheno che organizza il secondo spostamento, ci si muove infatti verso l’isola di Java. E da lì si parte per l’ultimo tratto di viaggio. Ovviamente con un  passaporto siriano falso per poter poi chiedere l’asilo politico.

Le cifre pagate sono altissime: dagli 8 ai 10mila euro a persona.  C’è chi ha sborsato 40mila dollari per viaggiare con tutta la sua famiglia, come nel caso di un uomo, Hussein Khodr, che nel naufragio, come racconta il fratello Nasr, ha perso la moglie e i suoi otto figli.

Secondo una fonte della France Press, sono centinaia i migranti arrivati in Australia dal Libano e anche dalla Siria. Un viaggio evidentemente collaudato e molto redditizio per chi lo organizza. Un incubo per chi lo deve percorrere spinto dall’estrema povertà o dalla paura della guerra e che deve affrontare il mare e anche la durezza delle leggi australiane in tema di accoglienza. Un incubo ancora peggiore per chi, come pochi giorni fa, ha perso la vita, gli amici, la propria famiglia in mare. Un incubo iniziato con il conflitto armato siriano e finito drammaticamente a decine di migliaia di chilometri da casa.

 

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