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Le paratoie che dovrebbero salvare Venezia

Continua la costruzione del sistema mobile MOSE, tra le polemiche soprattutto per gli alti costi per un'opera la cui realizzazione è prevista per il 2016

 

Alle 15.08 del 12 Ottobre 2013 la prima paratoia del MOSE (Modulo Sperimentale Eletromeccanico), quella numero 7, è stata innalzata, a questa hanno seguito le paratoie dalla 6 alla 4.

La prima pietra del MOSE fu posata il 14 Maggio 2003, subito dopo la presentazione del progetto definitivo del 2002. In precedenza, dal 1988 al 1992 c'erano stati degli studi sull'utilizzo delle paratoie mobili, studi che erano serviti a definire il progetto.

Il MOSE è costituito da paratoie mobili che dovrebbero separare temporaneamente la laguna dal mare in caso di alta marea. Complessivamente, le tre bocche di porto, quella di Lido, di Chioggia e di Malamocco, saranno separate da 78 paratoie divise in 4 schiere. Le paratoie saranno costituite da strutture scatolari metalliche connesse ai cassoni di alloggiamento in calcestruzzo attraverso le cerniere che le vincolano ai cassoni e ne consentono il movimento.

In condizioni normali di marea, le paratoie sono adagiate nei loro alloggiamenti, piene d’acqua. In previsione di un’alta marea, le paratoie sono svuotate dall'acqua mediante l'immissione di aria compressa che solleva le casse, ruotando sull'asse delle cerniere, fino a emergere per fermare la marea entrante in laguna. In fase di marea calante, le paratoie sono nuovamente riempite d’acqua e rientrano nella loro sede. Il tempo di reazione del sistema di chiusura delle bocche di porto è in media tra le 4 e le 5 ore.

Sin dall’inizio del progetto a tutt’oggi si sono susseguite domande e critiche alla realizzazione del MOSE: sulla manutenzione e sul suo effettivo utilizzo, non mancando anche una feroce critica sugli alti costi che si dovranno sostenere. La fine dell'opera è prevista per il 2016.

La critica più forte è stata fatta sulla possibilità di oscillazioni non uniformi delle paratoie sotto l’azione delle onde che permetterebbe l'accesso di un flusso di acqua marina nella Laguna anche a paratoie chiuse (Collegio di Esperti di Livello Internazionale, 1998).  L’aumento del livello d’acqua in Laguna è stato stimato in 0,27 cm/h nel caso in cui le paratoie non oscillassero; 0,46 cm/h in caso di relative rotazioni di 20° (caso considerato come possibile) e di 2,09 cm/h per rotazioni di 30° (caso considerato come improbabile). Inoltre alcuni ricercatori hanno dimostrato che in parecchi casi, con una crescita del livello del mare di soli 20-30 cm, le inondazioni per molte ore consecutive delle zone più basse di Venezia, non possono essere evitate dalle barriere del MOSE (Pirazzoli, 2002; Pirazzoli and Umgiesser, 2006). Di contro un gruppo dello MIT nel quale c' è la professoressa Paola Rizzoli Malanotte, che è riconosciuta come una delle maggiori autorità in materia Oceanografica, che conosce assai bene Venezia e la dinamica della Laguna, avendola studiato in modo approfondito,  ha sostenuto (Bras et al., 2002) che "le paratoie sono state progettate in modo tale da prevenire ampie rotazioni oscillatorie".

Secondo il recente studio presentato dall’IPCC il livello dei mare si dovrebbe innalzare entro il 2100 tra 0,2 m  e 1 m, a seconda dei modelli usati.  Le stime sono variabili per effetto delle incertezze sui parametri usati; d’altronde una previsione a  lungo termine risente anche dei fenomeni di tipo caotico che potrebbero essere insiti nella previsione.

Per quanto riguarda i danni ambientali provocati dalle opere in corso, le Associazioni Ambientaliste hanno anche richiesto e ottenuto un intervento dell’Unione Europea, in quanto le attività cantieristiche andavano a interessare siti protetti dalla Rete Natura 2000 e dalla direttiva europea sulla salvaguardia degli uccelli. Il 19 dicembre 2005 la Commissione Europea ha messo in mora l’Italia avviando la procedura d’infrazione per “inquinamento dell'habitat” lagunare,  essendo venuta meno agli obblighi derivanti dall’articolo 4, paragrafo 4, della Direttiva 79/409/CEE del Consiglio del 2 aprile 1979 sulla conservazione degli uccelli selvatici. A seguito della risposta del Magistrato alle Acque e del Consorzio Venezia Nuova la Commissione Europea Ambiente, preso atto degli interventi di mitigazione e riqualificazione ambientale adottati dal governo italiano, ha archiviato la procedura d'infrazione ambientale intentata all'Italia consentendo di sbloccare un finanziamento di 1 miliardo e 500 milioni di euro deliberato dalla Banca Europea degli Investimenti (BEI) a favore del MOSE.

MOSE è e rimane un progetto controverso ma il vero danno purtroppo fu fatto scavando il canale Malamocco-Marghera nel 1961 per sviluppare il polo petrolchimico di Marghera. Il delicato equilibrio della laguna, saggiamente controllato dal Magistrato alle  acque per tre secoli, fu definitivamente modificato.

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