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Italia ti sgretoli? Addio, soldi per te non ne abbiamo…

Un recente disastro dopo una alluvione nel territorio di Messina

Un recente disastro dopo una alluvione nel territorio di Messina

Il 62% delle frane che colpiscono l'Europa ogni anno avvengono nel Bel Paese. Si dovrebbe puntare sulla prevenzione per contenerne i disastri, ma il governo di Roma dice che non ce la possiamo permettere

Ormai ci siamo: con l’inverno ormai prossimo, televisioni e giornali ci raccontano dei disastri come quelli causati in Gran Bretagna da San Giuda. L’Italia, da questo punto di vista può vantare un primato: su 100 frane che si verificano in Europa, 62 avvengono in Italia. 62 su 100. Causano danni almeno per un miliardo di euro l’anno. Che cosa si può fare? Puntare sulla prevenzione. Non annulla i disastri e i suoi effetti, ma serve per contenerli. Quanto si investe in prevenzione? Trenta milioni cioè molto di meno di quanto è costato il centro benessere (mai aperto) finanziato dallo Stato a Bagnoli. Non ci sono soldi per difendere oggi il fragile suolo nazionale, dice la legge di stabilità. Ottimo.

La messa in sicurezza del territorio è la sola Grande Opera assolutamente indispensabile al Paese. La commissione Ambiente della Camera dei deputati giorni fa ha votato all’unanimità una risoluzione sottoscritta da tutti i gruppi politici, che chiedeva di fare molto di più. A partire da uno stanziamento «pari ad almeno 500 milioni annui». Ne arriveranno 30. Forse.

Nella risoluzione si legge che «le aree a elevata criticità idrogeologica (rischio frana e/o alluvione) rappresentano circa il 10 per cento della superficie del territorio nazionale (29.500 chilometri quadrati) e riguardano l’81,9 per cento dei comuni (6.633); in esse vivono 5,8 milioni di persone (9,6 per cento della popolazione nazionale), per un totale di 2,4 milioni di famiglie; in tali aree si trovano oltre 1,2 milioni di edifici e più di 2/3 delle zone esposte a rischio interessa centri urbani, infrastrutture e aree produttive».

Ancora: «la pericolosità degli eventi naturali è senza dubbio amplificata dall’elevata vulnerabilità del patrimonio edilizio italiano: oltre il 60 per cento degli edifici — circa 7 milioni — è stato costruito prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica per le costruzioni e, di questi, oltre 2,5 milioni risultano in pessimo o mediocre stato di conservazione e, quindi, più esposti ai rischi idrogeologici».

Di più, «il progetto Inventario dei fenomeni franosi in Italia, realizzato dall’Ispra e dalle Regioni e Province autonome, ha censito ad oggi oltre 486 mila fenomeni franosi, il 68 per cento delle frane europee si verifica in Italia. Inoltre, il ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, sulla base dei dati dell’Ispra, ha valutato che il costo complessivo dei danni provocati dagli eventi franosi e alluvionali dal 1951 al 2009, rivalutato in base agli indici Istat al 2009, risulta superiore a 52 miliardi di euro, quindi circa un miliardo di euro all’anno e, complessivamente, più di quanto servirebbe per realizzare l’insieme delle opere di mitigazione del rischio idrogeologico sull’intero territorio nazionale, individuate nei piani stralcio per l’assetto idrogeologico e quantificate in 40 miliardi di euro».

Gli eventi gravi legati al dissesto idrogeologico in Italia sono stati oltre 4.000 e hanno provocato circa 12.600 morti, mentre il numero dei dispersi, dei feriti e degli sfollati supera i 700 mila». Ad essere a rischio sono anche moltissimi edifici pubblici.

Il rapporto Ance-Cresme sullo «Stato del territorio italiano nel 2012» fa presente che nelle aree ad elevata criticità idrogeologica «rientrano complessivamente circa 6.800 edifici, di cui 6.251 scolastici e 547 ospedalieri». Particolarmente vulnerabile appare la situazione delle scuole in Campania dove a rischio di smottamenti, frane e alluvioni sono addirittura 1.017: un sesto di quelle italiane.

Bell’Italia, amate sponde…

  

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