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La lezione del Prof. Sgarbi su mafia e antimafia

Vittorio Sgarbi quando era sindaco di Salemi

Vittorio Sgarbi quando era sindaco di Salemi

Lo showman critico d'arte ex sindaco di Salemi, torna in Sicilia per testimoniare al processo al potente Pino Giammarinaro, ex suo padrino politico

Nuova lezione di mafia & antimafia da parte del professore Vittorio Sgarbi. Lo showman e critico d’arte da Sindaco di Salemi ha visto il Comune da lui amministrato sciolto per mafia. E giovedì Sgarbi è tornato a Trapani perché doveva testimoniare nel processo per la confisca dei beni e l’applicazione della sorveglianza speciale a Pino Giammarinaro, il potente politico di Salemi, che ne favorì l’elezione a Sindaco. Su Giammarinaro pende una richiesta di confisca dei beni per 35 milioni di euro. L’accusa, nei suoi confronti, è di aver influito nelle scelte amministrative del Comune di Salemi nonostante fosse un sorvegliato speciale di mafia con il soggiorno obbligato nella sua cittadina.  Per Sgarbi sono tutte panzane.

Lo ha ribadito anche durante la testimonianza di giovedì e parlando con i giornalisti in conferenza stampa subito dopo.

La mafia è stata sempre un tema che ha affascinato Sgarbi. Non a caso ne ha fatto anche un museo, molto riuscito, a Salemi. “In Sicilia avete la tendenza a mitizzare il male” ha detto Sgarbi, reduce dalla sua esuberante ultima apparizione televisiva (“Ti piscio in testa!” è il suo nuovo insulto) che è costata la chiusura al programma di Rete4 “Radio Belva”.

Non solo in Sicilia mitizziamo il male, ma Matteo Messina Denaro non conta nulla. Dice Sgarbi: “Finalmente hanno degradato questo stronzo. S'è gonfiato un semplice picciotto di provincia come Messina Denaro fino a farlo diventare capo di Cosa Nostra. Per fortuna ci ha pensato il procuratore aggiunto di Palermo Teresa Principato a dire come stanno le cose».  Per la cronaca, Principato ha detto, da sempre, che non è pensabile che Messina Denaro sia il capo di tutta Cosa nostra, perché i palermitani non glielo consentirebbero, ma che si tratta comunque di una figura molto potente all’interno di Cosa nostra.

Ovviamente Sgarbi è tornato a parlare della sua esperienza a Salemi, e dello scioglimento del Comune: “Si tratta di un provvedimento assurdo ed ingiusto”.  Per l'ex sindaco, Giammarinaro era un semplice alleato politico. I suoi suggerimenti e le sue proposte venivano vagliate, come quelle degli altri gruppi della maggioranza, e spesso rigettate.  Anzi, anche per Giammarinaro va fatta un’opera di ridimensionamento: “Giammarinaro – ha detto Sgarbi –  è un personaggio minimo con un'influenza minima».  Prova ne è, ha continuato Sgarbi, che vicesindaco a Salemi era la farmacista Antonella Favuzza, da sempre invisa a Giammarinaro. Sgarbi, insomma, ripete sempre la sua tesi della trappola: la mafia a Salemi non c’è, o meglio, nessuno lo ha avvertito che ci potessero essere problemi per lui in questo.

Il nemico numero uno, in questo senso, per Sgarbi rimane l’ex comandante della stazione dei Carabinieri di Salemi, Teri (oggi ad Alcamo), che, nel disegno di Sgarbi, avrebbe dovuto avvisarlo che “Giammarinaro era un  mafioso”. Mentre solo una persona avvisò Sgarbi dei pericoli che correva con Giammarinaro. Udite udite, il senatore del PDL Antonio D’Alì.

Contro la testimonianza di Sgarbi, però, pesa quella di un suo ex amico, Oliviero Toscani, che di Sgarbi fu assessore a Salemi e che denunciò per primo le interferenze di Giammarinaro: “Toscani ha chiamato mafia ciò che in qualunque altra parte viene definita inerzia”  ha detto.

“La mia rimozione da sindaco di Salemi è stata una violenza degna della mafia” ha continuato Sgarbi. “Lei è il miglior sindaco d'Italia. Ma le pare che io possa sciogliere il suo Comune?, mi disse il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri, alla presenza del giudice Guglielmo Serio – ha raccontato Sgarbi – poche settimane prima dello scioglimento”..

Sgarbi ha poi contestato le indagini svolte da carabinieri e polizia, lanciando anche accuse personali e spiegando la sua “indignazione” con il fatto che “tutte le azioni compiute da Giammarinaro a Salemi sono state considerate come pressioni mafiose, mentre gli analoghi comportamenti assunti da Giammarinaro nei Comuni di Alcamo, Partanna e Castelvetrano sono stati interpretati dagli inquirenti come legittime azioni politiche”.

Sgarbi ha poi elencato i suoi “no” a Giammarinaro su alcuni nomi segnalati per la giunta. Secondo l'ex sindaco “sarebbe stato sensato sciogliere la macchina amministrativa del Comune, non perchè ci fosse infiltrazione mafiosa, ma per l'inerzia degli uffici: solo il 10% del personale era produttivo”. Con lo scioglimento e l'arrivo dei commissari, “Salemi è morta: lo Stato è stato come una lastra tombale su una città che grazie a me era rinata. Ed io sono pronto a ricandidarmi”.

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