Cerca

Primo PianoPrimo Piano

La mia settima sfida con me stesso e New York

Un nostro lettore-collaboratore, che ha corso anche la tragica corsa di Boston, ci descrive le sensazioni alla vigilia della partenza della maratona più famosa del mondo

Vincenzo Pascale

Vincenzo Pascale

Domenica alle 9:40 da Fort Hamilton Staten Island, prenderà il via la Maratona di New York. Dopo 42 km e 195 metri si concluderà a Central Park all’altezza della Taverna on the Green.  Sarò alla partenza.  Sarà la mia settima maratona di New York e la decima in totale (Boston 2 volte e Chicago).  

I 45mila podisti provenienti da ogni angolo del pianeta correranno per svariatissimi motivi. Gli atleti famosi per aggiudicarsi il ricco montrepemi . Tanti altri per svariate cause: dalla raccolta fondi per i malati di cancro, alla promessa fatta a se stessi di arrivare a Central Park dopo 42 km. Altri ancora per onorare le vittime dell’uragano Sandy che l’anno scorso portò alla cancellazione della maratona a 48 ore dalla partenza. Altri ancora per onorare le vittime dell’attentato terroristico alla maratona di Boston (aprile 2013).

Sarà la maratona dei grandi numeri, dei grandi sponsor ma soprattutto delle straordinarie misure di sicurezza annunciate dal capo della polizia di New York, Ray Kelly. Ponti e fiumi vigiliati da elicotteri e motofoscafi, migliaia di poliziotti con cani anti esplosivo dislocati in ogni angolo del percorso.  Un sistema di sicurezza tra i più intensi  mai adottati per la città di New York. Ma chi corre non noterà affatto questo imponente sistema di sicurezza.

La maratona è una lunga gara con se stessi. Se vogliamo un dialogo di 42 km con le proprie paure e le tante aspettative. Ogni podista corre per rispondere con un estenuante gesto fisico ad una sfida: interna o esterna. Mi schiererò alla partenza, come sempre con molto timore e tante speranze. Guai a sottovalutare la maratona e la sua capacità di piegare i più preparati atleti.  Correrò anche per onorare le vittime innocenti  della Maratona di Boston.  Ero a Boston lo scorso Aprile.  Avevo appena terminato da un pezzo la mia seconda maratona di Boston, quando in diretta tv vidi le scene dell’attentato. Mi prepicitai da Cambridge, ove alloggiavo, a Boston per raccogliere informazioni sull’accaduto. In breve tempo fui tempestato da decina di telefonate e sms di amici e conoscenti. Mi chiamarono da ogni angolo del mondo. Fu un momento indimenticabile. Rientrai a NY in tarda serata e trovai decine di email che mi chiedevano della maratona di Boston e di cosa mi fosse accaduto. Tranquillizzai tutti.  

Si dice che lo spirito di un maratonete  sia indomabile. Domani  i 45 mila podisti  della maratona più famosa del mondo correranno per provare che chi corre chi pratica ogni tipo di sport è portatore di un messaggio di pace e di rifiuto di ogni tipo di violenza.  Lo sport e vita e la martona è il modo più genuino e (forse) più duro per provarlo.

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter