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Parola d’ordine: sicurezza

di F.B.
Foto: Diego Scarponi @gargagnanfilm

Foto: Diego Scarponi @gargagnanfilm

Dopo gli eventi di aprile a Boston, la maratona di New York si è svolta sotto lo sguardo di 1.500 telecamere. I partecipanti sono stati passati al setaccio con uno scanner, uno ad uno

 

In Unbreakable di M. Night Shyamalan, una sequenza-simbolo somiglia ad una ballata jazz libera, e racconta a che punto si trova la "sicurezza" in America e nel mondo: il predestinato (una guardia giurata in uno stadio da football), dopo aver scoperto di poter "sentire" il male che le persone portano appresso, si getta nella mischia, in una stazione centrale. Spalanca le braccia, come un angelo clavicembalista. Le persone lo toccano, lo urtano, gli cadono addosso, mentre la guardia giurata assorbe tutte le loro impronte; il bene, i misfatti, gli incubi, le violenze. Il male si annida nella casualità di un dono.

La maratona di New York – coi suoi 47.000 runners – ricorda un po' quella scena: tanti angeli-corridori sfidano il battito del proprio cuore e corrono per "sentire" tutto quello che il loro corpo-pozzo ha nascosto sin qua. Attorno a loro, al di là e al di qua delle transenne, la parola d'ordine è "sicurezza". In particolare dopo il supremo uragano Sandy dello scorso anno, a cui è seguito l'annullamento dell'evento, e gli attentati alla maratona di Boston di aprile, che hanno lasciato dietro di loro tre morti e 260 feriti. Ray Kelly (New York Police Commissioner) ha fatto sapere che oltre 1.500 telecamere (dati CNN) sono rimaste puntate sulla corsa, senza contare i controlli bagagli, i sommozzatori e gli elicotteri di sorveglianza. I maratoneti, prima di lanciarsi sull'asfalto, sono stati pressati, passati al setaccio con uno scanner, uno ad uno, e ispezionati prima di prendere posizione. Dai cani col naso anti-bomba agli scuba divers: misure di sicurezza rafforzate.

Quarantadue chilometri per una sicurezza indistruttibile, Unbreakable, appunto. E come tutte le corse e gli impasti sportivi ci sono dei vincitori: il keniano Geoffrey Mutai, dopo il successo del 2011, impone il suo angelico passo (2 ore, 08 minuti, 24 secondi). Nella sezione femminile, vince la connazionale Priscah Jeptoo. La 43esima edizione della maratona di New York – partita da Staten Island – risputa a fine tappa i suoi soldati della corsa: li troviamo incappucciati di arancio. Si aggiungono due italiani, Daniele Meucci (decimo) e Valeria Straneo (quinta). Due protettori, come Bruce Willis in Unbreakable. Anche loro, quando allargano le braccia e dimenticano l'atletica, per un attimo diventano guardiani, custodi di un ordine più grande.

Maratona come grande metafora della "sicurezza" americana. E se l'esempio non dovesse calzare, a partecipare alla maratona, tra i testimoni, appare un'ex bagnina fuoriclasse esperta in salvataggio nella serie TV Baywatch: Pamela Anderson.  

 

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