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L’Italia è una Girlfriend in a Coma? A svegliarla ci pensa Bill Emmott

Un'immagine del finale del film Girlfriend in a Coma

Un'immagine del finale del film Girlfriend in a Coma

La proiezione a New York di Girlfriend in a Coma, il film documentario di Bill Emmott, è stata occasione per presentare la Wake Up Foundation che nasce allo scopo di aumentare la consapevolezza sulla decadenza delle democrazie occidentali

 

L’argomento non è nuovo e non lo è nemmeno il film che lo racconta. Ma vedere da New York la decadenza italiana con gli occhi e il cuore di chi da quell’Italia è lontano, fa sempre male. La novità è che c’è qualcuno che ha deciso di fare qualcosa in proposito. Il film è Girlfriend in a Coma (scritto, diretto e prodotto da Annalisa Piras), un ritratto dell’Italia contemporanea raccontata da Bill Emmott, ex direttore di The Economist che dedicò alcune copertine parecchio critiche a Berlusconi e alla sua leadership su un paese di cui il giornalista inglese si dichiara innamorato. La girlfriend in stato di coma è infatti l’Italia stessa al cui declino l’innamorato di turno assiste con sincero struggimento.

Uscito nel 2011, il film è stato ripresentato il 7 novembre a New York, nel corso di una serata organizzata dal circolo locale del PD, non prima di essere stato sottoposto ad alcuni tagli resi necessari dai cambiamenti politici degli ultimi due anni. Ma la proiezione è stata soprattutto occasione per Bill Emmott di annunciare la creazione della Wake Up Foundation che nasce con l’obiettivo di allargare la conoscenza dei temi affrontati dal documentario e aprire una riflessione sulla civiltà occidentale. “L’Italia non è sola in questa decadenza – ha spiegato Emmott – e anzi credo che rappresenti un sintomo di un declino che è di tutto l’Occidente. Un avvertimento per gli altri paesi. Possiamo usare la situazione italiana per guardare al resto del mondo”.

Nei 60 minuti in cui lo spettatore si lascia guidare dalla voce di Emmott alla scoperta della mala Italia e della buona Italia, si vede di tutto: dalla TV spazzatura alla difficoltà per le donne di inserirsi nel mondo del lavoro, dalla fuga di cervelli alla politica da stadio, dalla cattiva gestione alla corruzione, dalla criminalità organizzata alla mancanza di senso civico. La democrazia presa a randellate, senza la minima considerazione nemmeno per quell’eredità culturale di cui dovremmo andare orgogliosi. Poi finalmente arriva la buona Italia cui, in verità, il film dedica uno spazio piuttosto ridotto. L’Italia di gente che vuole fare impresa in modo onesto e pulito, di chi vuole darsi da fare e vedersi riconoscere il proprio impegno. Su quel pezzo di paese si fondano le speranze di cambiamento e la fiducia nelle capacità di guarigione del “paziente”. Ma c’è del lavoro da fare. Innanzitutto aprire gli occhi degli italiani sulla bruttezza cui decenni di declino ci hanno abituati, e poi passare ai cittadini di tutto il mondo occidentale perché quello che è avvenuto al Bel Paese possa essere d’esempio. È questo l’obiettivo della Wake Up Foundation che porterà avanti ricerche sul declino delle società occidentali e cercherà di aumentare la consapevolezza dei problemi che oggi devono affrontare le democrazie capitalistiche, attraverso progetti e attività rivolte soprattutto alle scuole, con lo scopo ultimo di trovare soluzioni.

Bill Emmott

Bill Emmott durante il dibattito seguito alla proiezione del film a New York

“Il prossimo film cui stiamo lavorando – ha annunciato Bill Emmott – sarà sull’Europa. Perché anche in altri paesi europei ci sono tendenze preoccupanti che fanno presagire che il conflitto sociale potrebbe riemergere e acuirsi”.

Cruciale per la sopravvivenza e lo sviluppo delle democrazie occidentali è la libertà di informazione cui è stata dedicata buona parte del dibattito seguito alla proiezione del film, moderato dalla presidentessa del circolo PD di New York, Lucina Di Meco. I media italiani sono, sembra dire il documentario di Emmott, grossa parte del problema italiano. Anche in questo campo l’Italia rappresenta un caso (negativamente) esemplare: “Il problema non è soltanto Berlusconi – ha chiarito Emmott – La pratica di supportare i giornali con fondi pubblici, presumibilmente per garantire il pluralismo dell’informazione, non facilita le cose. L’informazione è fortemente politicizzata e faziosa. E risulta indebolita. Si crea un effetto Fox News”.

Il problema non si risolve dall’oggi al domani e forse non è nemmeno questione di leggi. Bisognerebbe cambiare anche i lettori, quelli che dai media si aspettano conferme alle proprie opinioni. Eppure, a sorpresa, il film di Emmott ha trovato opposizione proprio da quella parte politica che in quel messaggio avrebbe dovuto riconoscersi e farlo suo: nel 2011, quando uscì in Italia, il film avrebbe dovuto essere ospitato al museo Maxxi di Roma, ma il Ministero della Cultura all’ultimo momento vietò la proiezione. Forse non volevano inasprire gli animi o ritenevano, in piena ondata anti-berlusconiana, che la sinistra non dovesse identificarsi troppo con quel tipo di polemiche. Fatto sta che i divieti, quando si tratta di libertà di espressione, non fanno mai onore alle democrazie.

 

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