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Carolina Girasole: non so più a chi credere

Frantumata l’immagine di donna irreprensibile costruita da Carolina Girasole. Quando si scopre che un simbolo dell'antimafia sarebbe stata nelle mani della mafia, viene da pensare che ci sia un prezzo per tutto, anche per l'etica e la dignità

Siamo increduli e disorientati di fronte a questa vicenda che ha dell’irreale. L’avevamo sostenuta e difesa quando durante il suo incarico amministrativo ricevette delle minacce. Molte associazioni antimafia, tra cui anche la mia, si schierarono dalla parte di Carolina Girasole con comunicati stampa, lettere a cuore aperto, manifestazioni di solidarietà. Abbiamo messo l’anima e la faccia nella condanna contro l’ennesima ritorsione a cui sono esposti molti dei rappresentanti del popolo in Calabria, e non solo. 

Si è frantumata in queste ore l’immagine di donna irreprensibile che Carolina Girasole ci aveva dato di sé. La vicenda in cui è coinvolta ferisce la parte buona della mia madre terra.  L’ex sindachessa di Isola Capo Rizzuto, riconosciuta da tutti come una delle tre sindachesse antimafia (insieme alla Tripodi di Rosarno e la Lanzetta ex sindaco di Monasterace), in verità pare sia una “preposta” della cosca Arena, la famiglia più potente del territorio. 

Voti per essere eletta sindaco, in cambio di favori. “Questa l’abbiamo messa noi, gli possiamo chiedere tutto” – le parole del boss in una delle intercettazioni. Scandaloso, che altro dire. La Girasole era diventata un riferimento, girava l’Italia parlando ai giovani dei valori dell’antimafia, della legalità. Oggi di quelle parole resta solo il ricordo della nostra buona fede nell’averle recepite. Noi ci avevamo creduto, ed eravamo lì accanto a lei che ci ha fatto sperare che una nuova classe dirigente in Calabria poteva esistere e si stava organizzando. 

È mortificante pensare che c’è un prezzo per tutto, anche per la propria etica, la propria dignità. Per coloro che come me, dedicano il loro tempo con fede e passione per la costruzione di progetti che riscattino la Calabria, il Sud Italia; per chi crede in percorsi alternativi di vita fatti di formazione e di opportunità, di cultura e di nuova identità; per chi non si è arreso e non si arrende a consegnare la propria terra alla malavita: per tutta questa gente che io chiamo popolo della speranza, oggi è un giorno tristissimo. 

Le persone come Carolina Girasole fanno male alla Calabria e ai calabresi. Questi episodi disorientano il bene uccidendo la speranza. Insinuano il sospetto in tutti coloro che operano con coraggio e passione contro le mafie.

È vero, per contrastare la malavita a volte bisogna sporcarsi le mani. Dialogare, comunicare, resistere. Salvare i buoni, è un mestiere troppo facile, e molto spesso i buoni si salvano da soli. Ma invertire un cammino criminale non è facile, specie quando sei criminale dentro. Ma a volte, a certe latitudini, si è criminali per necessità, per fame, per disperazione. E questo alibi deve finire, come lo stato di bisogno di molti dei miei calabresi. 

Ma coloro che si prestano alla criminalità per tornaconto personale favorendo i clan, i loro traffici e i loro sporchi affari, non sono affatto migliori dei capibastone. Conoscono il "sistema crimine" se ne nutrono e a sua volta lo alimentano per potersi nutrire ancora, ed accrescere il loro potere. Questa modalità è fin troppo collaudata in Calabria, ed il Consiglio Regionale ne è l’espressione migliore.

In Calabria la maggior parte dei voti è controllata dalla 'ndrangheta. Non arrivi a certi livelli se non hai l’appoggio di uno o più clan. E questo vale per tutti destra e sinistra. E non è un segreto. Lo sanno tutti, ma non ne parla nessuno, per timore o per non uscire dai giri dei favori. Io fui candidata alle amministrative di Reggo Calabria 3 anni fa. Presi 90 voti e qualcuno disse: per essere un esponente dell'antimafia che pretendevi? Ti hanno votato 90 persone oneste…

Solo il popolo può salvare se stesso. Quando i calabresi avranno maturato dentro di sé la consapevolezza dello stato di diritto e non della condizione di assistenzialismo, quando invece di  chiedere saranno capaci di proporre, quando invece di ubbidire saranno in grado di scegliere e di non svendere più il loro futuro, allora forse potremo iniziare a parlare di cambiamento. Fino a quel giorno non ci rimane che resistere e qualche volta diffidare…

 

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