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Siamo in guerra, facciamo l’amore

1945: Il famoso bacio a Times Square tra un marinaio e un'infermiera alla fine della guerra

1945: Il famoso bacio a Times Square tra un marinaio e un'infermiera alla fine della guerra

Accorgersi di quanto siano sciocche, puerili, le nostre pretese, la nostra sicumera, il nostro individualismo nocivo, asociale, amorale

Sapete, no?, che cosa succede quando un Paese si trova in guerra, quando le sue città vengono bombardate, quando milioni di cittadini giovani e meno giovani si trovano sulla linea del fuoco. L’Amore (certo, quello con la “A” maiuscola) fa pulsare i cuori più che mai, stimola le menti, affina l’immaginazione. Porta alla scoperta, o alla riscoperta, dell’Attesa; restituisce l’animo al piacere dell’attesa; si crea perfino un ‘paradosso’: quanto più lunga, tanto più dolce, inebriante, quindi, l’attesa. Le emozioni sono forti. Sono “violente”. Ci si riconduce a un antico principio messo nel frattempo un po’ da parte: è più bello, e soprattutto nobile, dare invece che ricevere.

Sappiamo, sì, aspettare. Siamo orgogliosi di saper attendere. Viviamo la vita con un’intensità senza precedenti. Anche un appuntamento di una o due sole ore, ci allieta, ci entusiasma. Portiamo una divisa, imbracciamo un’arma, eppure siamo più buoni, più generosi, più comprensivi di prima. Ne esce accresciuta la nostra stessa capacità di giudizio.

E’ dal 1945 che sull’Italia non cadono bombe. Ma è come se l’Italia d’oggigiorno fosse comunque ‘in guerra’. E’ ‘in guerra’. Su di sé il peso della criminalità organizzata, della criminalità cosiddetta spicciola. Su di sé il peso d’una classe politica oramai incapace di formulare un piano, elaborare un progetto e attuare piani e progetti a beneficio del bene pubblico. Su di sé il peso dell’Euro che impoverisce innumerevoli famiglie, conduce alla pazzìa, non di rado al suicidio. Su di sé l’incuria, l’incuria spaventosa: si deturpa il Panorama, i disastri ambientali sono quasi quotidiani; orrende patologie rialzano la testa, si presentano più robuste di prima. Viviamo in tempi orribili, inimmaginabili fino a venti o trent’anni fa.

Ecco: sarebbe questa l’occasione buona per scoprire, o riscoprire, l’amore. Per conoscere quindi ancora meglio noi stessi. Per avvertire un genuino e profondo interesse sentimentale verso una donna, verso un uomo. Stringersi l’uno all’altra mentre tutt’intorno forze del male non trovano ostacoli o ne trovano di deboli. Creare qualcosa di sano, limpido, duraturo, come fecero i nostri genitori (tutti tutti forse no…), i nostri nonni (tutti tutti forse no nemmeno loro…), i nostri bisnonni e così via. Capire che cos’è il superfluo e disfarsi quindi senza rimpianti del superfluo. Accorgersi che nessuno di noi può pretendere l’attenzione del Genere Umano… Accorgersi di quanto siano sciocche, puerili, sì, le nostre pretese, la nostra sicumera, il nostro individualismo nocivo, asociale, amorale. Avemmo cattivi maestri: prendere, acchiappare, subito, senza riguardi per nessuno: sì, “tutto subito, ora”! Cattivi maestri che hanno sfibrato il nostro tessuto morale. E che per lo scempio commesso non hanno pagato.

Dice che l’amore a distanza di moda più non è. Dice che l’amore a distanza non ha senso… Bisogna che lei o lui siano reperibili in poche ore, in pochi minuti. Ci si edulcora, ci si atteggia, in parecchi casi si finge. Non sappiamo quant’è bello, anzi, divino, arrivare a Portici dopo dieci ore di viaggio, giungere a Bressanone dopo dodici ore di viaggio; e a Portici o a Bressanone incontrare lei, incontrare lui. E quindi scoprire Portici e Bressanone. Scoprire l’Incanto. Vivere! E non legarsi quindi alla sola Materia.

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