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Alla faccia del Fair-Play: sarebbe questa l’Italia del calcio da tifare ai mondiali?

Alessandro Birindelli

Alessandro Birindelli

Durante una partita tra bambini, si scatena un putiferio tra parenti-spettatori. L'allenatore dei piccoli calciatori del Pisa per protesta decide di ritirare la squadra, ma invece delle lodi per lui arriva la squalifica e la sconfitta a tavolino...

Nei giorni degli auguri, dei buoni propositi, di peace & love per tutti, vorrei richiamare l’attenzione su un fatto di cronaca avvenuto alla fine dello scorso anno. Un avvenimento triste perché riguarda il futuro dei giovani a cui dovremmo presentare esempi virtuosi, e perché ha come protagonista lo sport, il calcio, il gioco più bello del mondo, almeno per me. Uno sport antico, di squadra, popolare e aggregante in molte società.

Quello che è accaduto ha dell’incredibile e fotografa un certo stato d'animo dell'Italia meglio di tanti giri di parole. Un sabato pomeriggio nella provincia toscana, a Putignano, si gioca l’ultima partita del girone d’andata del campionato “Esordienti Fair Play”. A sfidarsi le baby squadre di Ospedalieri e Pisa, ragazzini nati nel 2001 e nel 2002. Tutto bene in campo e sugli spalti fino a quando l’errore di un giocatore del Pisa (un passaggio sbagliato capita anche alle superstar, che sarà mai?) scatena l’inverosimile: un genitore inizia a vomitare parolacce contro il piccolo calciatore, contro la sua famiglia e contro l’allenatore che lo tiene in campo, Alessandro Birindelli, undici stagioni alla Juventus e sei presenze in Nazionale.

Urla, grida e commenti violenti fanno degenerare la situazione. Il nonno del bambino dopo essere stato insultato reagisce pesantemente e si scatena il putiferio: “Sembrava che il mondo si fosse fermato – racconta l’ex bianconero – l’arbitro era bloccato, i bimbi erano sotto shock ed io ho chiamato un time-out per comunicare ai miei calciatori e al direttore di gara che per me la partita era finita. Uscendo dal campo ho detto ai genitori di vergognarsi – continua l’ex bianconero – ed ho chiesto scusa ai nostri avversari per il pessimo spettacolo offerto e per averli privati del proseguimento della partita”.

I sogni e le speranze di un calcio migliore sono andati in frantumi in pochi minuti. E pensare che il “mister” a inizio stagione aveva chiarito a giocatori e parenti che non avrebbe tollerato alcuna mancanza di rispetto degli avversari, dell’arbitro o dei compagni di squadra sul campo e sugli spalti. Ma a quanto pare le raccomandazioni non sono bastate.

Ennesimo caso di inciviltà o ennesima occasione sprecata? Tutti d’accordo nel dire che Birindelli ha agito bene e che gli adulti non devono offrire esempi negativi soprattutto in un contesto agonistico. Però questo non ha impedito al giudice sportivo di applicare alla lettera il regolamento, “punendo” il bel gesto con la sconfitta a tavolino (3-0) e squalificando l’allenatore. Forse era la volta buona per prendere a calci un regolamento con norme che appaiono insensate vista la finalità del gesto penalizzato. Il calcio dovrebbe saper educare e formare non solo a parole, ma anche con i fatti, con azioni concrete, con buone pratiche, con messaggi chiari ed efficaci. Oserei dire giusti. Sarebbe stata una buona opportunità per dire basta alla violenza, per far riflettere su alcuni fenomeni e degenerazioni, per creare un clima di maggiore sportività nei campi di calcio giovanile, per diffondere la cultura del fair play che avrebbe dovuto animare il campionato Esordienti.

Vi ho raccontato questa storia anche perché nel 2014 si celebreranno con tutti gli onori i mondiali di calcio in Brasile. Io tifo Italia, ma non solo quella che scenderà in campo con gli undici gladiatori in corsa per la Coppa. Io tifo Italia perché ne sono innamorata, è il mio Paese e vorrei che fosse sempre bello, simpatico e accogliente.

Poi penso a come si è ridotto il nostro gioco del calcio, gioco, non dimentichiamolo. Scommesse, corruzioni, business milionari, per non parlare della vergogna degli striscioni con frasi xenofobe, dei motorini lanciati dagli spalti, dei lavandini staccati dagli spogliatoi tirati addosso alla polizia. Episodi di violenza e di razzismo, sempre più frequenti che hanno per protagonisti i tifosi ma anche i giocatori quando non rispettano le decisioni dell’arbitro o quando fanno gesti insulsi che provocano risse in campo. Potremmo divertirci con leggerezza e invece mettiamo in campo la rappresentazione della volgarità. Stiamo diventando brutti, che pena. Nei giorni dei buoni auspici spero che potremo tornare a gioire con i goal, con una difesa imbattibile, un attacco impeccabile ed una tifoseria da applausi. Oppure che saremo capaci di perdere con fair play se c’è qualcuno più bravo e più forte di noi.

 

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