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Sexygate diplomatico: il vizietto del console americano a Napoli, Donald Moore

Continuano i guai per Donald Moore. Kerry Howard, responsabile dei rapporti col personale del Consolato, fa causa per 300.000 dollari all'ex diplomatico, in stanza a Napoli fino alla scorsa estate. L'accusa è di aver trasformato il palazzo in una trafficata garçonniere e di aver costretto la dipendente a dimettersi. Un altro capitolo, stavolta non italiano, della vecchia storia Sesso & Potere

Uomini, potere e sesso, la solita vecchia storia. Che noia. Sarebbe lo stesso se nelle “stanze dei bottoni” ci fossero donne? Penso di no, anche se molti credono che la linea di demarcazione tra universo femminile e pianeta maschile, tra Venere e Marte, sia ormai sbiadita. L’ultimo sexygate con ingredienti da spy-story condito in salsa vesuviana, sta travolgendo il Consolato americano di Napoli. Protagonista dello scandalo è Donald Moore, rappresentante locale degli Stati Uniti dal 2010 all’estate del 2013, quando ha lasciato la città partenopea per un incarico universitario all'Air War College di Montgomery, in Alabama.

“Le donne? Sono come i kleenex. O come le caramelle: vanno scartate, usate, buttate via”, avrebbe detto mister Moore in uno slancio machista. Le chiacchiere piccanti sul conto dello sciupafemmine americano giravano da tempo tra i vicoli di Napoli e nei salotti bene del capoluogo campano. Pettegolezzi sfornati caldi caldi nelle cucine del Consolato dalla cuoca, Maria Rosaria Aveta, 67 anni, cacciata via nel giugno 2011, e ora in vertenza con la sede diplomatica: “Faceva entrare escort e signore eleganti senza seguire le procedure di sicurezza, consegnando loro i codici segreti per accedere alla sede consolare. Io stessa ho preparato spesso colazioni per quelle donne”.

Rivelazioni scottanti che hanno portato Kerry Howard, responsabile dei rapporti col personale al Consolato (fino al licenziamento, nel 2012), ad appellarsi al tribunale di Brooklyn. Le numerose accuse sono contenute in una azione legale contro il Dipartimento di Stato per cover-up e discriminazione: “Faceva sesso anche sei volte al giorno con dipendenti e prostitute – sostiene Howard – aveva trasformato la sede del Consolato, la più antica d’Italia, in una trafficata garçonniere, mettendo a repentaglio la sicurezza di tutti”. Ma non solo, a quanto pare il “sultano” manipolava i rimborsi spese e faceva servire carne avariata nelle cene istituzionali. Kerry Howard ha chiesto 300.000 dollari di danni, perché a suo avviso, Moore l'avrebbe vessata al punto da spingerla alle dimissioni dopo che lei aveva tentato di denunciare il suo comportamento ai superiori.

Della vicenda si era ampiamente occupato il New York Post, all'interno di quella che alcuni sospettano essere una strategia complessiva del tabloid del conservatore Rupert Murdoch per mettere in cattiva luce il lavoro del Dipartimento di Stato, allora ancora sotto la guida di Hillary Clinton

L’Italia è un’alcova o tutto il mondo è paese? Dopo gli incontri presidenziali made in Usa con star, stagiste e giornaliste, dopo il bunga-bunga di berlusconiana memoria, le “palpatine” israeliane, le folies d’amour dei capi di stato d’Oltralpe, lo scandalo sessuale consumato sotto il sole di Napoli è ordinaria amministrazione. La riflessione su sesso & potere è complicata, ma, semplificandola ai minimi termini, viene da constatare che: i presunti “grandi” della Terra – Kennedy, Clinton, Strauss-Kahn, Mitterand, Hollande, Brandt (la lista è lunga) – sono deboli come i “piccoli”; non necessariamente sono persone perbene; la grande maggioranza di loro non apprezza la monogamia, tranne che in campagna elettorale; l'immagine pubblica spesso non corrisponde a quella privata; diventano tombeur de femmes solo perché ricchi e potenti, infatti, mentre Kennedy era bello come un divo di Hollywood, tutti gli altri sono brutti anatroccoli dal fascino goffo, elevati agli altari delle cronache scandalistiche in quanto uomini famosi, autorevoli. Altrimenti la vecchia scusa dell'emicrania varrebbe anche per loro.

 

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