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Bingo! Alfano si è accorto della mafia

Il ministro dell'Interno lancia un appello: le sale da gioco sono controllate dalla criminalità organizzata. Bella scoperta. Peccato che lui e il governo di cui fa parte non facciano niente di serio per contrastare il fenomeno

Il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, non ha un’espressione proprio proprio intelligente, si sa. Da anonimo consigliere provinciale di Agrigento, è stato benedetto da Silvio Berlusconi a suo delfino. Ed è stato prima ministro della Giustizia, nonché coordinatore del PDL, poi Ministro dell’Interno, è capo di un partito nuovo di zecca, il Nuovo Centro Destra, alleato del PD. Un partito che vale, secondo i sondaggi di oggi, il 3%, ma che in pratica occupa i posti principali nel governo Letta, a cominciare proprio da Alfano, vicepremier con la carica di Ministro dell’Interno.

Proprio in questa veste, Alfano è stato ascoltato dalla Commissione Bicamerale Antimafia, e ha avuto modo di lanciare un allarme, ripreso da tutte le agenzie di stampa: “La mafia controlla le sale Bingo e i centri scommesse”.

Oh, mamma mia!

Peccato che sia notizia vecchia, di almeno tre anni. E’ da tempo che la Guardia di Finanza e diverse Procure sottolineano come in Italia famiglie mafiose vecchie e nuove siano dentro il grande affare delle scommesse. Per i mafiosi vecchio stampo è un modo come un altro per controllare il territorio. Per  i nuovi capi di quella forma di criminalità ibrida chiamata “Cosa Grigia”, è invece un modo per controllare e riciclare un flusso di centinaia di milioni di euro.

Di fronte a questi allarmi ripetuti la politica si è sempre girata dall’altra parte e, anzi, ci ha messo del suo. Non solo le aliquote e le imposte sul gioco d’azzardo in Italia sono tra le più basse d’Europa (insomma: aprire una sala slot è facile e conveniente), ma il governo Letta, quello di cui Alfano è vice, si è macchiato di una cosa gravissima, questa estate. Per recuperare i soldi per tagliare l’Imu, l’imposta sugli immobili, ha pensato bene di fare un condono alle società che gestiscono slot machine in Italia e che dovevano allo Stato qualcosa come 2,5 miliardi di lire di imposte inevase. Complimenti.  Il Governo ha proposto  di risolvere i contenziosi erariali  con queste società, che erano giunti tra il primo e secondo grado di giudizio,  con un misero 25% e da 2,5 miliardi si è scesi a 500 milioni. Il tutto mentre diverse operazioni di polizia confermavano che la 'ndrangheta – giusto per fare un esempio – controlla tutto il giro delle slot machine a Milano e a Torino, e che al Sud nascono come funghi fantomatici centri scomesse solo per permettere il riciclo di soldi facili.

E’ lo stesso Governo che, con Alfano, ha parlato in Commissione Antimafia:  “Le infiltrazioni malavitose e mafiose nel gioco d’azzardo e nello sport hanno conosciuto un notevole incremento grazie all’enorme volume di affari del comparto e a forti legami con sodalizi criminali esteri in una dimensione transnazionale”. Queste le parole di Alfano. Che ha aggiunto: “C’è un’attenzione privilegiata da parte di Cosa Nostra nel controllo di sale bingo e punti Snai per il riciclaggio di capitali illeciti e l’assegnazione di posti di lavoro a persone affiliate e loro familiari. La gestione da parte della ‘ndrangheta del gioco d’azzardo in regioni lontane dalla Calabria. La penetrazione della camorra, soprattutto del clan dei Casalesi e dei loro fiancheggiatori, nelle regioni del Centro-Nord e in Romania. L’ingresso della Sacra corona unita nelle sale da gioco e nelle connesse attività usurarie, nonché nella manipolazione di manifestazioni calcistiche”.

Ricordando come “le pene attualmente previste per tali reati restino assai modeste” e promettendo un inasprimento delle sanzioni, Alfano ha annunciato che il governo ha “promosso un’intensa collaborazione con Germania, Svizzera, Canada, Romania, Albania, Olanda e Regno Unito per individuare e colpire i patrimoni mafiosi esportati all’estero e disegnare una mappa articolata dei beni malavitosi”.

Ma non c’è bisogno di inasprire le pene, o di creare “governance”, o di addossare ai Comuni il peso del contrasto sul territorio alle mafie. Basterebbe solo fare bene il proprio dovere: inasprire le tasse sul gioco d’azzardo, rendere l’apertura di sale slot soggetta a controlli accurati sui titolari e i loro parenti, fare pagare – davvero – chi sbaglia. Scommettiamo che non si farà nulla?

 

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