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The Gioia Tauro connection. Oggi gli affari si fanno con la ‘ndrangheta

di La VOCE NY
Uno degli arrestati di New York durante il trasferimento alla Brooklyn Federal Court

Uno degli arrestati di New York durante il trasferimento alla Brooklyn Federal Court

L'operazione New Bridge, condotta in collaborazione da FBI e Polizia di Stato, ha portato all'arresto di 17 persone in italia e 7 negli USA e ha svelato nuove dinamiche all'interno della criminalità organizzata internazionale. Mandata in pensione la mafia siciliana, ora è la 'ndrangheta a controllare il traffico di stupefacenti e i mobster newyorchesi hanno cambiato alleanze

 

È un ponte a doppio senso, quello del traffico di droga attraverso l'Atlantico. Da una parte l'eroina in arrivo dall'Afghanistan che, passando per l'Italia, sbarca a New York. Dall'altra la cocaina che arriva invece dal Sud America, transita per New York per poi essere distribuita sul mercato italiano ed europeo. Questo quanto emerge dalle indagini congiunte di FBI e Polizia di Stato che hanno portato, con un'operazione denominata New Bridge, all'arresto di 24 persone tra New York e l'Italia.

Tra gli arrestati in Italia, Francesco Ursino, ritenuto a capo dell'omonima cosca di Gioiosa Ionica e figlio del boss Antonio, e Giovani Morabito, di Melito di Porto Salvo, nipote dello storico boss della cosca che controlla l'area  ionico-reggina. Altri 15 gli arresti in Italia, quasi tutti calabresi. Le accuse sono di traffico di droga e armi e delitti contro il patrimonio.
Sette sono invece gli arresti compiuti nella notte tra lunedì e martedì a New York, tutti di nazionalità americana. Per loro le accuse sono di riciclaggio e traffico di stupefacenti. Tra gli americani, Franco Lupoi, il cui padrino, Nicola Antonio Simonetta, è un altro degli arrestati italiani e ritenuto connesso alla 'ndrangheta.

Sono più di 40 gli indagati e 8 i chili di stupefacenti sequestrati. L'operazione, con indagini iniziate due anni fa, è stata condotta infiltrando agenti sotto copertura nell'organizzazione criminale. Cruciale il ruolo di “Jonny l'Americano”, un agente che, viaggiando tra New York e Reggio Calabria, sarebbe riuscito a farsi vendere eroina e cocaina sulle due sponde dell'oceano, dimostrando l'esistenza di un traffico che puntava a far arrivare 500 chili di cocaina al mese dall'America all'Italia.

Non è la prima volta che l'FBI conduce un'operazione di grossa portata contro la mafia newyorchese. E non è la prima volta che lo fa in collaborazione con la Polizia di Stato. È la prima volta, invece, che da un'operazione di tale portata emerge il controllo del traffico di droga tra gli USA e l'Italia da parte della 'ndrangheta. Se da questa parte dell'oceano gli arrestati sono riconducibili alle famiglie mafiose Gambino e Bonanno (quel che resta delle 5 famiglie che per decenni hanno controllato Cosa Nostra a New York), entrambe di matrice siciliana (una mafia che ha sempre tenuto a mantenere il controllo siciliano su New York), sul fronte italiano i sospettati sono tutti riconducibili alla 'ndrangheta e in particolare alle ndrine che fanno capo agli Ursino e ai Simonetta.

Il legame delle famiglie mafiose newyorchesi con la Sicilia si è andato sempre più indebolendo negli anni. La mafia siciliana è in crisi e non sembra più in grado di avere un ruolo di punta sugli scenari internazionali. Nel 2008, poi, il colpo di grazia dell'operazione Old Bridge che riuscì a rompere il ponte tra i Gambino e le famiglie palermitane collegate a Salvatore Lo Piccolo, aveva dato un motivo in più ai mobster newyorchesi per guardare altrove, fuori dalla Sicilia. E la 'ndrangheta, che ha già da tempo un legame con il narcotraffico sudamericano e che controlla il mercato dell'eroina in Europa, aveva struttura e infrastrutture per colmare il vuoto lasciato dai siciliani. Non solo droga ma anche armi e riciclaggio di denaro: secondo le dichiarazioni del procuratore aggiunto di Reggio Calabria, la famiglia Ursino era interessata a riciclare 11 milioni di euro a New York.

Centrale il ruolo del porto di Gioia Tauro dove avrebbero dovuto arrivare mensilmente dalla Guyana 500 chili di cocaina acquistati dai cartelli messicani, nascosti tra pesci e ananas, secondo quanto riportato da fonti dell'FBI. Sempre da Gioia Tauro, dove pare che gli esponenti americani dell'organizzazione criminale si fossero preoccupati di comprare la collaborazione della autorità portuali, avrebbero dovuto partire gli stupefacenti destinati a New York. Che il Porto di Gioia Tauro sia controllato dalla 'ndrangheta non è un novità. Piuttosto fa riflettere il fatto che proprio in questi giorni il governo Letta abbia deciso di utilizzare quello stesso porto per il trasferimento delle armi chimiche provenienti dalla Siria dalle navi scandinave a quelle americane, all'interno dell'operazione di smantellamento delle armi di Assad voluta dall'ONU. Chissà cosa avrà il porto di Gioia Tauro che si presta così bene al trasferimento di sostanze chimiche, armi o droghe che siano…

 

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