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Un documento per gli “undocumented”. La proposta di de Blasio e il dibattito nazionale

Nel suo State of the City il nuovo sindaco ha annunciato di voler introdurre una carta di identità per gli immigrati irregolari. Una proposta che da New York potrebbe arrivare a Washington

La proposta del neo sindaco di New York, Bill de Blasio di istituire una documento che permetterebbe ai residenti illegali (undocumented) di usufruire con più facilità dell’ accesso ai servizi municipali quali lo sporgere denunce, l’ingresso agli edifici municipali, incluse le biblioteche, e la possibilità di usufruire di assistenza pubblica in genere ha suscitato vivo interesse nell’opinione pubblica newyorchese e occupato le prime pagine della stampa italiana. In effetti la proposta, di grande validità sociale, non è stata ancora del tutto illustrata nei suoi dettagli esecutivi. Tra i quotidiani newyorchesi solo il quotidiano di lingua spagnola La Prensa ha dato ampio spazio alla comunicazione di de Blasio, in conseguenza della considerevole comunità latina sprovvista di regolari permessi di residenza legale.

Quel che il sindaco propone è già stato sperimentato nelle città di San Francisco e New Haven (Connecticut) con risultati ancora da valutare. Ma soprattutto, la proposta cade in un momento importante nel dibattito sull’immigrazione negli Stati Uniti d’America. La modifica delle leggi sull’immigrazione spetta al governo federale (Washington). Il Presidente Obama nel corso dell’ultimo discorso sullo stato dell’Unione ha sollevato la necessità di promulgare una legge che prevedesse il riconoscimento di uno status legale agli 11 milioni di “undocumented” o illegali che vivono sul territorio americano. Il cammino parlamentare tra Congress e Senato di questa legge non è affatto facile né scontata la sua approvazione.

A opporsi ad un percorso legislativo che preveda il riconoscimento legale degli “undocumented” sono alcune frange estreme dei GOP (il partito repubblicano) i quali vedono nel riconoscimento agli immigrati irregolari di uno status legale il rischio di creare un bacino di potenziali elettori democratici nella lobby dei ristoratori che trae gran beneficio dall’utilizzo di manodopera illegale e dunque a basso costo.

Tra i maggiori sostenitori di una legge che conceda lo status di residenza legale agli undocumented vi sono le multinazionali della tecnologia, prima fra tutte la Microsoft. In effetti l’High Tech americano ha bisogno di ingegneri e personale altamente qualificato reclutato tra i PhD americani, in gran parte asiatici, che, dopo il dottorato, hanno seri problemi ad accedere alla green card. La richiesta di super tecnici hi-tech sta aumentando esponenzialmente e le industrie della Silicon Valley premono sul governo federale per accelerare i tempi di rilascio di permessi di soggiorno e green card.

Il percorso non sarà facile, le discussioni parlamentari lunghe. La soluzione proposta da de Blasio potrebbe funzionare per la città di New York, notoriamente ben disposta verso gli undocumented, ma potrebbe finire ad essere presa in considerazione anche dal governo federale.

 

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