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Quell’assurda malattia chiamata San Valentino

Un circo del business con fiori strapagati e ristoranti dove si affollano coppie più o meno felici di scambiarsi effusioni a comando. Almeno i singles si salvano? Per nulla, loro cascano nelle "controserate", prigionieri di feste che riempono le tasche degli organizzatori 

C'è chi la considera una festa consumista, scontata e anche un po' triste, chi invece ammette che sì, è sicuramente l'occasione per vendere di più, ma è anche un pretesto (in senso buono), per ricordare a chi ci è vicino quanto è importante per noi.

'Tendenzialmente' non ha intenzione di impegnarsi in una riflessione sui pro e i contro, o di impelagarsi in giudizi di valore sulla festa di San Valentino. In questa sede l'obiettivo è piuttosto quello di analizzare la 'malattia' che accompagna le celebrazioni del 14 febbraio. Lo spunto è giunto passeggiando per Midtown nel tardo pomeriggio di venerdì scorso, e imbattendosi in una schiera di soldatini che uscivano da uffici e palazzi tutti rigorosamente muniti di mazzo di fiori e cioccolatini da consegnare all'amata. Non tutti per la verità con sguardi entusiasti alla prospettiva di una serata ad elevato tasso glicemico, o quanto meno con così entusiasti come quelli di commercianti e ristoratori. 

Il 14 febbraio infatti esiste un vero e proprio mercato parallelo dei fiori, dai listini stellari, dove un mazzo di roselline che normalmente costerebbe 20 dollari viene fatto pagare 45 dollari. E alle otto di sera, quando le masse fiorate si dirigono dalla presunta anima gemella, i mercanti di Grand Central si danno battaglia per piazzare fino all'ultimo mazzetto, svendendo le rimanenze dei banchi a prezzi da fine liquidazione. Una sorta di 'borsa nera', la quale trasforma il tratto di Lexington Avenue che costeggia la stazione in un grande bazar a cielo aperto.

Poi viene la cena: nei ristoranti si affollano coppie più o meno felici di scambiarsi effusioni a comando, e gli chef si esibiscono in menù a tema possibilmente in tutte le gradazioni di rosso, il colore dell'amore, pietanze afrodisiache e cuori a profusione. Persino il compassato bar delle Nazioni Unite, frequentato da diplomatici e addetti ai lavori, ha ceduto, creando un'offerta ad hoc per gli innamorati con prosecco e cioccolatini. 

Quest'anno, però, grande assente delle celebrazioni è stata la 'prima coppia' d'America: per la prima volta Barack e Michelle Obama non hanno trascorso insieme la festa di San Valentino – lui al sole della California e lei sulle nevi di Aspen con le figlie – e si sono limitati a scambiarsi effusioni mediatiche con messaggini via Instagram e Twitter.

E i single? Rimangono a casa davanti a un film con un barattolo di gelato? Assolutamente no, perché sono tantissimi i locali e le discoteche della City che hanno pensato anche a loro, con contro-serate ad alto tasso di spensieratezza. Anche in questo caso un'abitudine che ha il sapore del diktat, una forzatura al pari di quella delle coppie innamorate, che al piacere dei diretti interessati sembra privilegiare le tasche degli organizzatori.

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