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La pseudo libertà delle donne

di Elisabetta De Dominis
La vedova allegra di Franc Lehar messa in scena dalla Compagnia italiana di Operette

La vedova allegra di Franc Lehar messa in scena dalla Compagnia italiana di Operette

Festeggiare l'8 marzo? Inutile negarlo: il sacrificio è donna, tra matrimoni d'interesse e quello d'amore destinato al tradimento. Ma se le donne della mia generazione s’innamoravano di qualità dell’amato che vedevano solo loro, quelle di oggi sono più pragmatiche: lo vogliono bello, ricco e magari pure nobile

 

Cosa abbiano tanto da festeggiare le donne l’8 marzo non l’ho ancora capito. La libertà ce l’hai o non ce l’hai. Quella delle donne, spose o madri, è una pseudo libertà. Quindi cosa festeggiano una volta l’anno? Un sogno di libertà. 

Ora obietterete: ma la famiglia ti offre altre cose. Certo, solo se non si sgretola. Inutile negarlo: il sacrificio è donna. “Un figlio cambia la vita di una donna, non di un uomo” scrisse la psicanalista americana Esther Harding negli anni ’60, proprio quando il cinema mitizzava la famiglia edificata sull’amore. Letteratura. A fine Ottocento, in anticipo di un secolo, Oscar Wilde asseriva: “Quando si è innamorati, si incomincia sempre con l’ingannare se stessi e si finisce sempre con l’ingannare gli altri. Questo è ciò che il mondo chiama storia d’amore”. 

Se le donne della mia generazione s’innamoravano di qualità dell’amato che vedevano solo loro, quelle di oggi sono più pragmatiche: lo vogliono bello, ricco e magari pure nobile. Come trovare un ago in un pagliaio. Spesso finiscono così per rimanere single oppure riescono appunto a contrarre un matrimonio d’interesse. Mi riferisco a donne di un ceto sociale acculturato e medio-alto, per il quale la condizione economica è basilare per il posizionamento sociale. Certo, meglio sole che male accompagnate, ma il risultato è il medesimo che per le illuse delle generazioni precedenti. Se per queste il matrimonio finiva frequentemente per una disillusione, oggi è spesso basato sulla dissimulazione e naufraga in un mare di menzogne.

Ma anche quando l’unione è stata un’unione d’amore, questo difficilmente dura per sempre. E se l’occasione fa l’uomo ladro, chi gliela ha offerta cerca in ogni modo di fare un giusto affare. Quella che doveva essere una scappatella, diventa una relazione soffocante e ricattatoria. Figurarsi se poi avviene tra le mura di un ufficio. Anni fa un’amica ricevette una missiva dalla segretaria del marito: in perfetto burocratese le annunciava che era incinta e finiva con “Un tanto le dovevo…”. Un’altra amica incontrò la segretaria con il figlio appena nato e osservò serafica: “Come assomiglia al mio!”. Ovviamente l’interessata è sempre l’ultima a scoprire le malefatte del coniuge. Oggi finisce in tragedia e in tribunale; una volta, quando il divorzio non c’era, rimaneva tutto, corna comprese, fra le mura domestiche. E la donna sopportava tutta la vita.

Mia zia A., donna colta e bellissima, essendo profuga e povera, si era accontentata di un uomo che le aveva prospettato una vita economicamente serena. Ha fatto una vita di privazioni, lui non si è fatto mancare nulla, amante compresa. Con questa evadeva dal clima litigioso che lui stesso creava in casa. Poi si è ammalato e mia zia l’ha assistito faticosamente per anni. Un giorno, ormai vedova, ha incontrato un signore che conosceva: “Mi scusi, l’ho ammirata per anni: lei era sempre così bella, elegante, ballava talmente bene… potremmo qualche volta prendere un caffè assieme, parlare per farci compagnia…? Sa anch’io sono solo”. Mia zia gli ha risposto secca: “Sono stata sposata 60 anni e mi basta per tutta la vita”. Finalmente libera… Purtroppo non ha potuto godersi il resto della vita perché si è ammalata di Alzheimer. Invece una mia zia acquisita, dopo averci messo del suo per sfinire il marito, ha superato brillantemente la vedovanza: si è fatta un ritocchino dal chirurgo estetico, a un funerale ha incontrato un avvocato con cui si è fidanzata e ora tutti la chiamano “la vedova allegra”. E’ il titolo della famosa operetta di Franz Lehar che debuttò a Vienna all’inizio del ‘900. L’ho vista la scorsa settimana portata in scena al teatro Bobbio di Trieste dalla Compagnia italiana di Operette. Sempre godibilissima, finisce con il matrimonio della ricca vedova Anna Glavari che sposa un connazionale e salva le casse della “cara patria”. Ma chissà se Anna rimane allegra…

Oggi i tempi sono cambiati: il divorziato Berlusconi ha diffuso la notizia che non si sposa con la fidanzata Francesca Pascale perché “è troppo vecchio”. E se anche ha contribuito a depauperare le casse della sua cara patria, non abbiamo dubbi che morirà allegro.

 

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