Cerca

Primo PianoPrimo Piano

La bufala dell’identikit del superlatitante

Un'immagine di Matteo Messina Denaro in prima pagina, un misterioso confidente e dietro il niente. Ormai gli inquirenti dettano e i giornalisti scrivono. L'importante è portare  a casa la foto inedita, l'intercettazione che fa titolo, la notizia che fa comodo a qualcuno e non ad altri

Questa volta l'(e)orrore di stampa supera l'immaginazione e assume valori conradiani, il famoso "orrore, orrore" del colonnello Kurtz, che travalica il reale e ci descrive altre dimensioni. È la storia del presunto nuovo identikit del cosiddetto capo della mafia, Matteo Messina Denaro, imprendibile da quasi un quarto di secolo e corrispondente di criptiche missive con l'ex sindaco di Castelvetrano, Vaccarino, sodale dei servizi segreti. Questa storia è davvero emblematica del tipo di informazione che si fa in Italia, soprattutto in tema di antimafia. E allora cerchiamo di raccontarla bene. 

Accade che il 27 marzo 2014 il più letto e diffuso quotidiano italiano, voce critica della sinistra, cambi la sua veste grafica e si presenti in edicola dopo giorni di campagna pubblicitaria. Debutta con la foto in prima pagine del nuovo identikit di Messina Denaro e poi nelle pagine interne un articolo spiega come si è arrivati a questo ritratto del superlatitante. Ancora una volta il merito viene attribuito ad un misterioso confidente che avrebbe incontrato il boss di recente per poi raccontare agli investigatori le sue fattezze. Tutto viene preso per oro colato, nessun dubbio, nessuna domanda. Ed è il quotidiano più letto e diffuso.

Cerchiamo di farcele noi le domande. Messina Denaro, latitante di lungo corso, è davvero così sprovveduto che tra le sue frequentazioni comprende anche un confidente? Allora c'è da chiedersi come mai sia rimasto latitante per 25 anni. Altro che servizi segreti italiani, dovrebbe essere protetto come minimo dalla Cia e dal Mossad. Proseguiamo. Sempre questo fantomatico confidente incontra Messina Denaro e poi non fa nulla. Si limita a dire agli investigatori come è fatto. Neanche una telefonata al 113, un sms, un fischio a chi di dovere. Lo incontra, poi va a casa e dice che sì, in effetti, è un po' più stempiato di quando aveva 30 anni. Non è un po' pochino per un confidente, che con la cattura del superlatitante si sarebbe sistemato a vita? 

Viste queste premesse, la storia appare come l'ennesima bufala in tema di mafia e antimafia. Sotto probabilmente ci sono intercettazioni, interrogatori e bugie assortite. Ma questo non deve essere detto. Ormai gli inquirenti dettano ed i giornalisti scrivono. L'importante è portare  a casa il risultato: una foto inedita, un'intercettazione che fa titolo, una notizia che fa comodo a qualcuno e non ad altri. Il confidente che incontra il superlatitante è della stessa natura di quello che chiama 8 volte la questura (vi ricordate "l'anonimo napoletano" di cui vi ho già parlato?) e fa scoprire otto carichi di droga. Semplicemente non esistono, sono parti delle menti sbirresche che da noi controllano un'informazione in stato letargico, perennemente succube e/o complice di qualsiasi potere.

 

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter