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L’Italia circoncisa

di Elisabetta De Dominis

Nel Bel Paese si crede che la democrazia sia assicurata quando si permette l’elezione di ignoranti e condannati. Perché i mezzi giustificano il fine... Intanto fomentiamo un bell’odio generazionale. Ma solo tra le masse. Intoccabili i burocrati, i politici, i presentatori tv, giovanilmente liftati come mummie faraoniche

“Sarò breve e circonciso” ha avvertito un deputato in Parlamento (Davide Tripiedi, Movimento Cinque Stelle). Non sapevamo che il dono della sintesi fosse una conseguenza dell’asportazione del cuoio capelluto, considerato che più di qualche individuo maschile ragiona con il c…o. Peraltro il senatore Antonio Razzi, famoso per la sua ignoranza, non ha certo problemi di calvizie.

Ci impressionano anche i deputati latinisti che, pur non imbroccando le coniugazioni nemmeno in italiano, citano imperterriti la lingua dei padri che mai a scuola hanno studiato attenendosi al detto: “Primi a scuola e ultimi nella vita”.  Dunque, ben piazzati sugli scranni romani, si nutrono del pane italiano sputando sentenze che non stanno né in cielo né in terra. Ma si sa, in Italia si crede che la democrazia sia assicurata quando si permette l’elezione di ignoranti e condannati. Si pensa che democrazia significhi tolleranza politica verso individui che non sono stati in grado di sedere sui banchi di scuola con profitto né di lavorare senza truffare. Perché i mezzi giustificano il fine. Che è successo, denaro.

Ecco che ci sentiamo tutti dolcemente gabbati dagli stilisti nababbi Dolce e Gabbana. Un marchio, un destino. Domenico e Stefano, condannati a 1 anno e 8 mesi, per omessa dichiarazione dei redditi, per il sostituto procuratore generale di Milano non avrebbero gabbato il fisco perché sono “stilisti in tutt’altre faccende affaccendati, che vivono nel mondo della creatività” e “hanno pensato in grande, così come si conviene a un grande gruppo italiano che va in Lussemburgo perché il regime fiscale è capace di attrarre capitali, le amministrazioni pubbliche sono efficienti…”. Infatti anche Marchionne ha portato le carte della Fiat in Olanda. Per loro la legge fiscale italiana non vale. Per i poveri italiani, che devono far galleggiare il Paese sul loro sudore, invece sì.

Ma in che razza di Paese viviamo? In che mani siamo? Si cerca di salvare il made in Italy quando ormai in Italia non si fanno più nemmeno le etichette degli abiti e le gomme di scorta delle automobili? Pur di dire che abbiamo qualche straccio di imprenditore italiano che produce qualcosa, ci va bene che lo faccia in Bangladesh, sfruttando fino allo stremo in qualche infernale fabbrica operai del posto, pagando le tasse in un paradiso fiscale. Quindi noi qua a tremare se sbagliamo la numerazione di una fattura da 50 euro e i creativi a godersi la meritata evasione. Pagheranno poi i 346 milioni richiesti dal fisco o gli faremo lo sconto come a Valentino Rossi? Bei campioni. Possiamo essere davvero orgogliosi di italiani simili? Che gabbano perfino nei prodotti che mettono in vendita, così grossolani nella fattura terzomondista che non testimonia certo la sapienza artigianale italiana.

Un altro deputato ha latineggiato: “In Madia stat virtus” e ci sembra proprio che la ministra Madia rappresenti bene che “in media stat virtus” se il pressapochismo mediocre passa per virtù. Ma sì, togliamoci di torno i vecchi, dai 50 in su che vadano in pensione, largo ai giovani. Facciamo un paese di giovani. Fomentiamo un bell’odio generazionale. Ma solo tra le masse. Intoccabili i burocrati, i politici, i presentatori tv, giovanilmente liftati come mummie faraoniche. 

Renzi sta facendo un restyling nell’amministrazione pubblica: ha già cambiato dieci capi di gabinetto su sedici. Cioè gli ha cambiato la sedia, spostandoli di ministero. Ma qui non si tratta di fare una borsetta Dolce e Gabbana, si tratta di fare l’Italia. Si chiudono le Province? Finalmente. E dove mettiamo i dipendenti? Li paghiamo o gli affidiamo alla ministra Madia? Magari li mette sui gommoni, che portano qui gli extracomunitari, visto che ritornano vuoti alle coste arabe. Ci sono già diversi pensionati italiani che se ne sono andati a vivere in Egitto, Senegal, ecc. dove lì con una pensione di 500 euro si arriva a fine mese. 

Non serve prepensionare, serve poter licenziare chi nella pubblica amministrazione fa finta di lavorare. Serve abbassare le tasse alle piccole imprese e alle piccole attività commerciali e artigianali, se vogliamo far sopravvivere la creatività. Altrimenti ha ragione Grillo che vuole fare una nazione ancorata alla purezza morale di chi non appartiene alla casta. 

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