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Matteo, anche se non ci sei, batti un colpo

Il nuovo identikit di Matteo Messina Denaro

Il nuovo identikit di Matteo Messina Denaro

Che poi per prenderlo, il boss mafioso Messina Denaro, prima dovrebbero cercarlo. Ma lo Stato lo vuole catturare il latitante numero uno di Cosa nostra? Nessuna latitanza dura così tanto, come dimostra la storia di Bernardo Provenzano, senza le adeguate coperture. Sono in troppi a doversi girare dall’altra parte per far finta di non vedere

 

Ha un suo tempo lento, l’antimafia. Un tempo macchinoso. Si muove con un calendario di eventi, che sono sempre uguali, monotoni, retorici: la veglia, la marcia, l’appello, la fiaccolata, il sit – in, la conferenza, il film, il libro, la messa, la commemorazione, il santo laico del giorno.

In questo lunario, perfetto meccanismo ad orologeria per l’esercito dei mestieranti dell’antimafia, si è inserito da qualche anno un altro evento, a scandire il suo tempo: la foto di Matteo Messina Denaro. Dell’imprendibile, inafferrabile capo della mafia, latitante dal 1993.  Ogni due anni spunta una sua nuova foto, che foto non è. E’ una ricostruzione fatta al computer, a suon di pixel. Se due anni fa si esaltava la sofisticata tecnica dell’ “age progression”, che faceva invecchiare il volto in base all’età del nostro (che va verso i 51 anni), adesso l’immagine è diversa, ed è un dire e non dire – tipico di questi tempi di start & go molto renziani, di annunci di rivoluzioni e tristi aste di auto ministeriali su EBay – perchè ti dicono: occhio che questa volta non è la solita cosa fatta al computer dal carabiniere smanettone, ma  abbiamo niente di meno che una fonte, e la fonte lo ha visto, il nostro, e ce l’ha descritto, ed è così come ve lo facciamo vedere. Et voilà.

E’ un dire e non dire. Perchè questa fonte non si sa chi sia, non è affar nostro – omissis è scritto nella cartella delle riservatissime indagini – però sarebbe curioso sapere se la fonte ha anche detto, per esempio, cosi, tanto per parlare, dove l’ha visto, Matteo, anzi a Matteo, come diciamo noi siculi, e se prima di ora, che è il 2014, altre fonti avevano visto a Matteo. Ma di più non si può sapere.

Il fatto è che nell’aria c’è grande eccitazione. Da Dicembre scorso, era il 13, Santa Lucia, giorno dell’operazione “Eden”, non passa giorno senza che qualcuno mi chiami per dire: fonte certa, stanotte lo prendono, Matteo. Magari è la stessa fonte che lo ha visto e descritto, mi verrebbe da dire, ma lascio stare, prendo nota: stare in campana –  mi segno – quid noctis?, stanotte prendono M. (Mi piace scrivermi i pizzini da solo…).

L’arresto è nell’aria, come la primavera. Lo ha detto pure Roberto Saviano: l’arresto di Messina Denaro è imminente. Cacchio, se lo dice Saviano c’è da stare attenti.

Solo che anche alla Direzione Investigativa Antimafia lo davano per imminente, l’arresto, tre mesi fa. E il Ministro dell’Interno Angelino Alfano parlò di arresto imminente la scorsa estate. E prima di lui la signora Cancellieri, ed ancora prima Maroni.

Im – mi – nen – te.

C’è un tempo dell’antimafia che è questo: imminente ed immobile, un capolavoro coreografico. Tutto è possibile, tutto sta accadendo, tutto si muove. Tutto è fermo.

Cambiano solo le foto. Anzi, le ricostruzioni.

Che poi per prenderlo, Messina Denaro, prima dovrebbe cercarlo. Ora, non è giusto giocare a rompere e dire che lo Stato non vuole catturare il latitante numero uno di Cosa nostra. E’ anche vero però che nessuna latitanza dura così tanto, come dimostra la storia di Bernardo Provenzano, senza le adeguate coperture. Sono in troppi a doversi girare dall’altra parte per far finta di non vedere.

Io non lo so come lo cercano, a Matteo. Però ogni tanto un dubbio mi assale: ma lo cercano bene?

La foto, per esempio, pardon, la ricostruzione. Ce la forniscono in due modalità: con gli occhiali da sole e senza occhiali da sole. Come la Barbie con il suo corredino. Potrebbero sforzarsi e fare altre versioni: con barba, o senza, con un brufolo o no, con il rioporto (a proposito, altro colpo di genio: nella nuova ricostruzione fotografia Matteo è più stempiato di quando era giovane….).

L’antimafia difetta di fantasia, ha bisogno di essere didascalica. Con i morti come con i volti. Ma poi basta fare un giro dalle nostre parti, entrare in un posto che da cronista conosci perchè li ci sono notizie buone , e sentire un tale che, commentando l’ultima foto-non-foto  ti dice: “Minchia, preciso a so patre è!”, mentre un altro lo corregge: “No, n’ave assai di so frate”.

E allora pensi che in effetti ognuno assomiglia ai parenti che ha, ai genitori ai fratelli, e questo entusiasmo per la foto-non-foto con o senza occhiali da sole alla fine non è tanto giustificato se alla fine andiamo cercando uno che – banalità – assomiglia ai suoi parenti.

Più perfida è la considerazione di un terzo tizio, che ascolto parlare con un amico in un bar, e distintamente sento, perchè vuole farsi sentire. E parla di “iddro”, ogni volta alzando gli occhi al cielo quasi parlasse di un defunto o di un’anima del purgatorio o di un santo. “N’ha fatto, fissarie”dice al suo compagno di caffè, sfogliando noisamente il Giornale di Sicilia. Ne ha fatto errori, iddro, Matteo sottotitolo mentalmente io  – guardando e non guardando come bene si impara a fare dalle parti dell’antimafia. Ne ha fatto errori. Ma –  aggiunge con l’aria di chi la sa lunga – tu posso assicurare, na sta foto un ci somiglia pi nente.

L’amico alza gli occhi, lo guarda, la testa dondola, le dita grassoccie strapazzano una bustina di zucchero. Poi sorride. Come per dire si, come dire eh, come per dire che non è la foto che conta, ma battere un colpo, nel tempo immobile dell’antimafia.

 

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