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Il collezionista inconsapevole

L'assurda storia del pensionato torinese che per anni si è tenuto in cucina opere d'arte da 30 milioni per poi vedersele sottrarre dai carabinieri

La politica ultimamente ci ha reso spettatori di "miracoli", truffe e lavori di ristrutturazione di case a insaputa dei beneficiari. Ad esempio Umberto Bossi ignorava che il figlio avesse comprato una laurea in Albania con i soldi del partito. Nella Margherita nessuno sapeva dell'appropriazione indebita del tesoriere Lusi. Per non citare il caso che ha fatto scuola, quello dell'ex ministro Scajola che si ritrovò una casa al Colosseo a sua insaputa anche se i giudici in primo grado gli hanno dato ragione e qualcuno, presente a quella nota conferenza stampa, dice che quelle parole non furono mai utilizzate.

Dalla politica però poi scendiamo tra i "comuni mortali", quelli lontani dai palazzi e dalle torri d'avorio. Quelli che, ad esempio, negli anni '60 emigrarono dal Sud verso Torino per trovare un lavoro in fabbrica, alla Fiat.

È il caso di un operaio siciliano, ormai pensionato, che ha da raccontarci una storia incredibile, avvenuta a sua insaputa. O meglio non ce la racconta lui, ma il Comando dei carabinieri per la tutela e il patrimonio. Ma ripercorriamo i fatti con calma.

La passione per l'arte lo aveva reso milionario inconsapevole. A sua insaputa, infatti, era proprietario di due quadri prestigiosi: un Gauguin del 1889 e un Bonnard. In particolare si tratta di Fruits sur une table ou nature morte au petit chien e La femme aux deux fauteuils.

quadroLui, però, era talmente inconsapevole di quella ricchezza del valore di 30 milioni di euro circa che teneva i suoi quadri in cucina, in balìa di odori e fumi culinari. Se l'era portati anche con sé nella sua isola, una volta in pensione, trasportandoli sul treno. Ed è proprio in viaggio, sulle rotaie “transalpine”, che nasce questa storia assurda, qualche anno prima. Anni '70, tratta Parigi-Torino. Due ladri hanno appena rubato nella casa di una coppia inglese, residente a Londra – Marks e Kennedy i cognomi. Sono nella Capitale francese, pronti a portare in Italia la refurtiva: due quadri, un Gauguin e un Bonnard, appunto. Probabilmente disturbati da qualcuno o da qualcosa scendono dal treno lasciando la refurtiva a bordo. Il capostazione trova le opere sul vagone, ma non sa cosa farne e le deposita, insieme con altre cianfrusaglie e non, nel magazzino delle Ferrovie dello Stato.

Succede però che qualche tempo dopo si decide di fare un'asta. Gli oggetti dimenticati sui treni vengono messi in vendita dalle FS di Torino. Il nostro operaio con una tale passione per l'arte partecipa all'asta e acquista i due quadri nel '75 a 45.000 lire.

Passano gli anni e nulla succede finché ancora una volta la passione per l'arte cambia le carte in tavola. Il figlio dell'operaio studia architettura e un giorno, sfogliando cataloghi di opere d'arte, riconosce in un quadro di Gauguin un particolare che gli è familiare. Il cagnolino posto in basso, accanto alla firma dell'artista. Gli viene in mente il quadro appeso in cucina, in casa del padre. Osserva la somiglianza e a quel punto si rivolge ad alcuni esperti che, a loro volta, chiamano il Comando carabinieri tutela patrimonio che, dopo meno di un anno di indagini, risale alla vicenda. Ancora ignoto il destino dei due capolavori dell'impressionismo francese. Solo gli accertamenti chiariranno dove collocarli anche perché sembra che la coppia inglese, ormai deceduta, non abbia eredi.

L'operaio siciliano invece si sente come un vincitore della lotteria che ha appena perso il suo biglietto milionario e forse a questo punto penserà che sarebbe stato meglio non sapere. Proprio come accade ai politici.

  

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