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Aiuto, arrivano gli studenti “mutant!” Ma per fortuna c’è La VOCE di New York

Caterina Bertolotto con la sua classe di studenti d'Italiano della New School

Caterina Bertolotto con la sua classe di studenti d'Italiano della New School

Nati e cresciuti con i computer, gli smart phone, i social media, questi nuovi allievi hanno l’attenzione “a sprazzi”, non hanno più interesse per la comunicazione verbale, non leggono più, non hanno più un background culturale considerato “normale”. Ma questi “Esseri Nuovi" possono diventare una forma di “Intelligenza Collettiva?” (Read in English)

 

Insegno italiano alla New School University da decenni, e la laurea in Pedagogia, 8 certificati d’insegnamento delle lingue, 9 seminari insegnati a insegnanti di lingue, 4 libri d’italiano pubblicati, Coordinatrice del Dipartimento d’italiano per 21 anni, diversi seminari di tecnologia, e un Distinguished University Teaching Award, non mi hanno preparata ai “nuovi” studenti di questi due ultimi semestri. 

Io li chiamo i “mutant”, parola che si usa nei film di fantascienza quando le condizioni esterne modificano “i geni” di una parte della popolazione. La causa di questo cambiamento dei “geni” dei nuovi studenti è …la Tecnologia! Nati e cresciuti con i computer, gli smart phones, i Social Media (FaceBook, Twitter etc.), questi nuovi allievi hanno l’attenzione “a sprazzi” (pochi secondi qua e là), non gli interessa più comunicare a voce, non leggono più, non hanno più un background culturale cosiderato “normale”  fino a qualche tempo fa (“Chi è Robert Kennedy?” “Chi è Sofia Loren?” “Roberto Benigni??”) non sanno più prendere appunti,  non sanno mettere insieme due concetti, nessuna attività che fino a un anno fa aveva tanto successo in classe, funziona più con loro. “Come? Mi devo alzare?” “Devo parlare con qualcuno?” 

Giochi e istruzioni che erano sempre stati ovvi, ora richiedono lunghe spiegazioni…

Loro non usano nemmeno più il telefono. “Parlare?” È antiquato! Le discussioni difficili con i genitori si fanno coi “text messages” adesso.

Sento da insegnanti di discipline diverse dire: “Ma questi studenti non sanno più nulla!” “Il quaderno e la penna sono…come la clava- chi sa più usarli?”  Alla New School hanno creato “Digital Humanities” per andare incontro agli studenti tecnologici, e alcuni professori insegnano con Face Book… Il Syllabus, sorpassato! Persino le emai! Alcuni studenti scrivono solo SMS!

Eccomi qua, disperata, nella classe “Italian Intro 2” alla New School! (vedi foto in alto)

Che fare? Si improvvisa, si diventa creativi… Io non riesco a fregarmene, io ci tengo ancora a comunicare, anche con questi “alieni”, e come insegnante ci tengo a che imparino l’italiano. Quindi a ingegnarmi in tutti i modi per cercare di fargli imparare qualcosa… Un giorno ho stampato 7 articoli da La VOCE di New York che avevano a che fare con cose che mi sembravano potessero interessare ai miei studenti.

Un articolo sulla Fata Italiana nel suo nuovo spettacolo sull’ecologia, (che ho visto: fantastico!) Sempreverde, uno sulla violenza domestica, uno su Torino, uno su giovani italiani che si sono conosciuti a NY, uno sulla mafia, uno sullo spazio, uno sugli studi rinascimentali a New York. Hanno scelto l’articolo che più gli interessava e gli ho detto di leggerlo e poi di scrivere due paragrafi sulle idee principali dell’articolo. Questo l’hanno fatto bene e con  interesse. 

Caterina cellulariLa lezione successiva volevo parlare del cantante Zucchero, ma nessuno faceva attenzione. Allora gli ho detto “Cercate al cellulare: “Zucchero”, e poi ognuno dice cosa ha scoperto. Improvvisamente sorridono “Il cellulare? Possiamo usare il cellulare? (Per loro il cellulare è come attaccato e parte permanente della loro mano). I professori non riescono mai a fargli mettere via il cellulare durante le classi. “Sì, usate il vostro cellulare!”. Loro sono bravissimi a trovare informazioni in un istante, e così, chi una cosa, chi l’altra, in meno di 5 minuti avevamo diverse informazioni su Zucchero.

Visto il successo del “cellulare” alla classe seguente ho detto di andare direttamente sul sito La VOCE di New York e scegliere fra cultura, politica, attualità etc. un articolo che fosse di loro interesse, leggerlo e poi parlarne.

Secondo me questo giornale italiano online è favoloso! Innanzitutto non costa niente, è immediatamente accessibile, e ha un archivio di articoli per cui la scelta è molto grande. Gli articoli non sono scritti in un modo troppo “aulico”, quindi li capiscono discretamente bene, e poi, per le parole che non conoscono, hanno il translator che traduce istantaneamente!

Io ho condiviso la mia esperienza, e vorrei aprire un dialogo – o un blog – con altri professori e studenti, per vedere come possiamo venirci incontro con nuovi metodi e idee che danno risultati nelle nostre classi, in questo cambiamento continuo, in cui i libri sono già vecchi prima ancora di essere pubblicati. In autunno vorrei fare una classe-pilota in cui gli studenti si creano il libro da sé cercando sui vari siti le informazioni…

L'altra sera ho visto un documentario a Nova – Science (PBS) su diversi tipi di intelligenza, e ho visto che c’è un tipo di muschio in cui ogni cellula non ha “un grande cervello” ma queste cellule funzionano tutte insieme e “la collettività” ha un’intelligenza superiore alla nostra. Anche le api e certi tipi di uccelli migratori hanno un tipo di intelligenza collettiva. 

caterina 2Mi chiedevo: “Che questi Mutants, sempre collegati fra di loro, e con tutto il mondo, istantaneamente, siano l’intelligenza collettiva del futuro? Forse dopo lo sviluppo dell’individualismo agli estremi, che ha fra le conseguenze…litigi e guerre, che non sia venuto il momento, per la vita, di creare un’intelligenza collettiva di esseri umani? Forse per farci diventare finalmente coscienti della nostra fondamentale unità, -come insegnano tutte le tradizioni spirituali- e magari farci diventare finalmente coscienti del nostro "Pianeta-Astronave” che se distruggiamo, distruggiamo noi stessi con …“lei” (=la Madre Terra!).

Caterina Bertolotto, laureata a Torino, insegna italiano alla New School da moltissimi anni. È anche artista e ha collaborato con il teatro, la danza e l'opera. 

 

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